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N. 6/12 novembre-dicembre 2011
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EDITORIALE
- I GIORNI DELLA SPERANZA di Vincenzo Marras "Procuratevi buone feste" Non basta augurare i migliori auguri, occorre anche meritarseli operando al meglio tutto l'anno, allora saranno buone le feste e sarà buono ogni giorno dell'anno. Un altro anno se ne va. Si rincorrono nella memoria di tutti noi volti e voci che hanno segnato, con modalità e toni diversi, i nostri giorni. Molti di essi sono ancora attorno a noi, nelle nostre comunità, nelle nostre famiglie. Presenze da cui ci siamo scoperti curati e protetti, che ci hanno fatto crescere giorno per giorno, insegnandoci a camminare, a rialzarci dopo le cadute, confortandoci nei giorni bui, facendoci attraversare gioie e speranze, aprendoci allo stupore fino a scoprire che dopo la notte c'è sempre una nuova alba che sorge.
Ricordare i volti e le voci - Non meno significativi sono i volti e le voci che si sono spenti nel corso di questo 2011, e che hanno accompagnato il cammino di tanti nella Famiglia Paolina. Vorremo poterle ricordare tutte quelle presenze – sacerdoti e discepoli paolini, suore Pie Discepole, Figlie di San Paolo, Pastorelle, fratelli e sorelle degli Istituti aggregati –, quasi a evocarne la generosa testimonianza, spesso umile e silenziosa ma certamente non avara di fermenti. Un elenco – cui possiamo soltanto accennare –, che ci racconta di vite, vissute nel raccoglimento e nell'operosità, intessute di fedeltà e di essenzialità: da fratel Mario Prando a suor Mimma Zagara, da fratel Oberdan Picciotti a suor Natalina Argentin, dalla annunziatina Anna Ferrari a suor Margherita Medaglia, da suor Emanuela Santini a suor Giuseppina Cipolla, da fratel Giuseppe Omedei a don Antonio Speciale, da suor Nicolina Casula a fratel Giovanni N o v a r i n o , dalla sorella annunziatina Filomena Poddighe a fratel Francesco Torti, da suor Giuseppina Gragnolati a fratel Celestino Rizzo, da suor Angelica Merli a fratel Francesco Torti, da don Eliseo Sgarbossa a fratel Paolo Grossetti, da don Carlo Di Cesare a suor Eulogia Amato, da fratel Umberto Oggero a fratel Angelo Callegaro, da suor Virginia Benedetti a don Francesco Campus… e non vorremo fermarci quasi a voler non tralasciare esempi di impegno, di disponibilità e di amore all'apostolato paolino. Tutte e tutti – e ciascuno può completare l'elenco di quanti hanno arricchito la Famiglia Paolina in cielo nel corso di questo 2011– hanno offerto, per la loro parte, un'interpretazione lucida e feconda del carisma paolino, ci hanno offerto lezioni da non dimenticare se vogliamo collocarci quotidianamente come credenti dentro la storia, promuovendo – per ciò che possiamo – un'umanità rinnovata. Scrivere con la speranza - Tra quelle lezioni vogliamo raccogliere quella stessa annunciata dal Bambino della grotta di Betlemme. Da quella grotta, a dispetto di ogni segnale di morte, possiamo ancora ascoltare quelle parole di speranza che attraversano la storia: pace, pace agli uomini che egli ama. Per questo ci auguriamo soprattutto che non venga mai meno il "mi sta a cuore" di don Milani, che è l'esatto contrario del "chi me lo fa fare", e ci coinvolgiamo concretamente, operando per tradurre la fede in operosità. Insomma è "speranza" la parola che dobbiamo scrivere con la vita. Se di fronte alle ricchezze e alle potenzialità della Famiglia Paolina, siamo consapevoli di tutte le nostre inadeguatezze, avvertiamo, a un tempo, l'urgenza del servizio per cui siamo stati scelti, e così corrispondere al meglio alla nostra particolare missione: "consacrati chiamati dall'amore di Cristo a rendere testimonianza al Vangelo e a servire la Chiesa, annunciando all'uomo la pienezza del mistero di Cristo con i mezzi della comunicazione sociale" (Documenti capitolari 1969-1971, 32). Meritare gli auguri - L'esempio dell'Apostolo Paolo – al quale dobbiamo il nome e che il beato don Giacomo Alberione ci ha consegnato come padre, modello, ispiratore della nostra consacrazione e della nostra missione apostolica – impegna noi a portare a tutti il Vangelo, a farlo con il suo stile e con la sua passione, col suo zelo. E, allora, come l'Apostolo Paolo vogliamo mettere in primo piano la sovrabbondante grazia di Dio, dichiarando il nostro stupore per i doni e le meraviglie da lui compiute; come Paolo abbiamo viva consapevolezza delle nostre ferite, riconoscendo le fragilità, le lentezze nei nostri cammini personali e comunitari; come Paolo, infine, ci affidiamo a Colui che è più forte delle nostre debolezze, ponendo il nostro impegno nelle mani di Dio. Sono questi i giorni della speranza. Per tradurli in augurio prendo in prestito le parole indirizzate da don Alberione alle suore di Grottaferrata, alla vigilia del 1954: "Questi sono i giorni degli auguri: di buone feste, di buona fine e buon principio d'anno. Anch'io ve li faccio e soprattutto vorrei augurarvi una buona continuazione dell'anno. Il Signore ce lo conceda. Però il buon Natale, la buona fine, il buon principio d'anno dipendono anzitutto da noi. Voi non volete solo complimenti..., ma la verità, e anzitutto preghiere. Se uno arriva al presepio ben disposto, il Natale per lui è buono. Se uno arriva alla fine dell'anno con buona volontà, con i conti pagati con il Signore, la fine per lui è buona. Se uno arriva al principio dell'anno con buoni propositi e voglia di far bene, comincia senz'altro bene l'anno. Più che augurarvi buone feste, vi dico: procuratevi buone feste" Buon Natale e Buon Anno! Vincenzo Marras
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