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N. 6/12 novembre-dicembre 2011
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STORIA PAOLINA - CRONACHE DELLE DIVINE MISERICORDIE di GIOVANNI BATTISTA PEREGO, SSP DI DECENNIO IN DECENNIO L'opera alberioniana è suscitata dallo Spirito e, nel tempo della Chiesa, porta frutti abbondanti e duraturi. È un insieme di valori, principi e convinzioni vitali che garantiscono efficacia operativa alla Società San Paolo e alla Famiglia Paolina.
Volendo esprimere una valutazione generale sull'itinerario storico finora percorso dalla Società San Paolo ed avendo particolare attenzione ai sorprendenti risultati raggiunti, sorge spontaneo l'interrogativo: qual è la fonte da cui tutto ha inizio e vita? L'opera raccoglie persone religiose e laiche che, mentre danno gloria a Dio, mirano alla propria santificazione e si impegnano a diffondere il Vangelo facendo uso dei mezzi di comunicazione sociale, più celeri ed efficaci che il progresso umano mette a disposizione.
4 aprile 1964, il Fondatore con mons. Antoniutti. 1. Una certezza: l'Opera è voluta da Dio A fondamento di tutto, sta la certezza, umana e soprannaturale, che l'Opera è voluta da Dio. L'inizio prende il via dall'illuminazione che il giovane Alberione (16 anni), a soli due mesi dal suo ingresso nel Seminario di Alba, ha durante l'adorazione eucaristica vissuta nel duomo di Alba nella notte del 31 dicembre 1900. Don Alberione, molti anni dopo, la riassume così: «La notte che divise il secolo scorso dal corrente fu decisiva per la specifica missione e spirito particolare in cui sarebbe nata e vissuta la Famiglia Paolina. Si fece l'adorazione in Duomo (Alba), dopo la Messa solenne di mezzanotte, innanzi a Gesù esposto. …Una particolare luce venne dall'Ostia: maggior comprensione dell'invito di Gesù: "Venite ad me omnes…" (Mt 11,18). …Si sentì profondamente obbligato a prepararsi a fare qualcosa per il Signore e gli uomini del nuovo secolo, con cui sarebbe vissuto» (AD, 13.15). L'intuizione fu rafforzata poi dal Patto di alleanza tra il Divino Maestro, il Fondatore e i paolini di ogni tempo. Nella storia carismatica, scritta da don Alberione in terza persona, egli afferma: «In un momento di particolari difficoltà, riesaminando la sua condotta, se vi fossero impedimenti all'azione della grazia da parte sua, parve che il Divin Maestro volesse rassicurare l'Istituto incominciato da pochi anni. Nel sogno, avuto successivamente, gli parve di avere una risposta; Gesù Maestro, infatti, diceva: "Non temete, io sono con voi. Di qui voglio illuminare. Abbiate dolore dei peccati» (AD, 151.152).
1926, don Giaccardo e i primi paolini a Roma. Dopo vent'anni: La Pia Società San Paolo «nacque nel nascondimento e nella povertà come tutte le opere di Dio, destinate a crescere ed a portare grandi frutti» (Il primo ventennio della Pia Società San Paolo, UCAS1934, n. 9 - Settembre, p. 2). Dopo quarant'anni: «Poi viene l'Apostolato: la Buona Stampa; non qualunque stampa; ma la stampa che è Vangelo, che è rivelazione, che è commento del Vangelo, popolarizzazione della divina rivelazione... Dare la dottrina di Gesù Cristo con i mezzi moderni e più celeri » (CP 1954, n. 8, Ottobre, p. 1). Dopo cinquant'anni: «Per la celebrazione del 50° anniversario della Famiglia Paolina, i Nostri che mi hanno interrogato hanno ricevuto questa mia risposta: "Ciò che più è gradito al Signore e più utile all'Istituto, e a ciascuno, è questo: migliorare la pietà in ordine alla santità". (…) Nell'anno 50° dall'inizio: la grazia e la volontà del Signore si era manifestata chiaramente. Siamo impegnati tutti a servire la Chiesa e le anime, con volontà ferma di vivere sempre più perfettamente la nostra consacrazione al Signore… La Famiglia Paolina nacque alla luce eucaristica del Vangelo, per vivere il Vangelo e comunicare agli uomini di oggi il Vangelo specialmente con i mezzi di oggi» (Sac. G. Alberione, 50 anni a servizio della Chiesa coi mezzi di comunicazione sociale, la famiglia paolina dal 1914 al 1964. Edizioni Paoline, Ostia, agosto 1964, pp. 5 e 7). «Oggi, con questa mia Messa, chiudo col Te Deum un Cinquantesimo ed apro il tempo futuro col Veni Creator... La nostra vita anche per ciascuno, come per l'Istituto, è una storia continua di grazie: grazia sopra grazia. Vita religiosa per santificazione e spiritualità in Cristo; Apostolato conforme ai bisogni dei tempi… Ricordo per tutti: le opere di Dio si fanno con gli uomini di Dio» (Sac. Alberione, La lettera del Direttore, CP 1964, N. 6 Lug-Ago-Set, p. 10).
2 luglio 1954, don Alberione in udienza con Pio XII. 2. Totale abbandono alla Divina Provvidenza Altra idea fondamentale è il totale abbandono e affidamento alla Divina Provvidenza. «La Divina Provvidenza diede casa, cortile, orto, macchine vari rami di apostolato» (Dieci anni, UCBS 1924. n. 8, 14 Agosto, p. 2). E dieci anni dopo ribadisce: «Il Maestro Divino, S. Paolo suo Patrono e Maria Regina degli Apostoli Compatrona, provvedono alla Società i mezzi per vivere e progredire. Perché Essa non ha fondi, non ha mezzi materiali di sussistenza, ma si affida completamente alla Provvidenza; da Lei ogni cosa ha ricevuto ed attende tutto» (UCAS 1934, n. 9 - Settembre, p. 20).
1930, i primi automezzi; nella pagina seguente. 3. Convinti che, nonostante tutto, Dio ha sempre guidato Dio ha sempre guidato Viene poi la convinzione della costante bontà e misericordia di Dio che, – nonostante le ingratitudini, le mancanze e i limiti del Fondatore e dei suoi figli e figlie – ha sempre guidato. «Il Padre celeste tiene la famiglia tra le sue braccia amorose… La casa esce dalla volontà di Dio; e la volontà di Dio guida e regge: e tutto si fa solo per Dio solo. Tolta la volontà di Dio, anche umanamente, è tolta ogni fecondità di vita; vi sarebbe l'aridità in tutto. Nessuno deve quindi contare sugli uomini e suoi patrimoni: il patrimonio è infinito: Dio. L'idea della Buona stampa investe i cuori e Dio domina sovrano col suo spirito nonostante le infinite ingratitudini, ribellioni e debolezze umane» (Dieci Anni, UCBS 1924, n. 8, 14 Agosto).
1929, i primi sacerdoti attorno al Primo Maestro. «Il Signore che non manca nel necessario, né abbonda nelle cose superflue, aveva provveduto alla nuova istituzione i mezzi necessari onde poter iniziare quest'Apostolato che doveva, e dovrà in seguito, estendersi su tutta la terra… Il Padre Celeste guardava con occhio benigno la nascente Istituzione e la benediceva… Basterà dire che il Signore, volendo che la nuova istituzione facesse fronte al dilatare della stampa perversa, non ha mancato di mandarle tutti quei mezzi, più celeri e potenti, che si richiedono nell'arte tipografica… E il Maestro Divino, S. Paolo suo Patrono e Maria regina degli Apostoli, Compatrona provvedono alla Società i mezzi per vivere e progredire. Perché Essa non ha fondi, non ha mezzi materiali di sussistenza, ma si affida completamente alla Provvidenza: da Lei ogni cosa ha ricevuto ed attende tutto» (Il primo ventennio, UCAS 1934, n. 9 - Settembre, pp. 7-8, 10, 20). In occasione del quarantennio nella lettera del 25 marzo inviata a Pio XI per ottenerne l'udienza privata, don Alberione diceva: «Nella vita religiosa si doveva dare particolare importanza al voto di povertà: La Pia Società San Paolo desidera vivamente di costituirsi in vera Congregazione religiosa, con voti semplici e perpetui, dopo le solite prove. E particolarmente il voto di povertà, da osservarsi dai singoli e dall'Istituto. La Pia Società San Paolo esclude ogni spirito di industria o commercio, potendo solo possedere case di formazione e quanto occorre per i suoi fini, come tipografie, librerie, ecc: le quali cose tutte passeranno alla Santa Sede qualora la Pia Società cessasse di esistere» (All'esame di Pio XI, CP 1954, 20 Agosto, p. 29).
1931, la redazione con le nuove macchine per scrivere. 4. La forza spirituale: le devozioni paoline Un'altra idea importante è la forza proveniente dalle devozioni paoline. Ogni giorno ha il suo colore, la sua devozione: «Ogni giorno della settimana, in Casa, ha la sua devozione. Il Lunedì è consacrato a San Paolo; il Martedì alle anime Purganti; il Mercoledì a S. Giuseppe; il Giovedì all'Angelo Custode; il Venerdì al Divin Maestro; il Sabato a Maria Regina degli Apostoli. A queste devozioni si consacra specialmente la prima settimana di ogni mese» (Il primo ventennio, UCAS 1934, n. 9 - Settembre, p. 19).
Giovanni Battista Perego, ssp |
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