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n. 3 MAGGIO-GIUGNO 2010 EDITORIALE SERVIZI
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SOMMARIO Il rapporto Cisf 2009, undicesimo della serie, si è occupato in modo analitico del costo dei figli, considerandolo al pari di una vera e propria spesa della famiglia. Più in generale il costo dei figli viene valutato a partire dall’idea che il figlio è un valore il cui costo varia a seconda che lo si ritenga un bene di investimento o di consumo, un bene meritorio o ancora un bene relazionale. Al di là degli aspetti di natura economica, si intuisce, dunque, come tale costo emerga soprattutto sotto la forma di un problema psico-culturale, cioè nei termini di una questione di scelta valoriale più che di sostenibilità materiale. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Far crescere bene un figlio è un compito impegnativo per il quale si richiedono tempo, sacrifici, competenze e mezzi. Non a caso, la crisi di bassa natalità trae origine anche dalle difficoltà che oggi le famiglie italiane incontrano nel conciliare il desiderio di un numero di figli spesso superiore a quello di fatto realizzato, con la necessità di garantire loro un livello di vita adeguato. Eloquente è il fatto che il nostro sistema fiscale non riconosce alle famiglie la piena detraibilità neppure della spesa necessaria per garantire a un figlio lo standard minimo di consumo richiesto per evitare la "soglia di povertà assoluta". . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Il graduale prendere corpo di un determinato atteggiamento culturale, non favorevole al fare famiglia e al mettere al mondo figli, ha avuto concrete conseguenze anche sullo sviluppo delle politiche pubbliche di prelievo e di spesa. L’inflazione e le scelte legislative hanno spinto a un più massiccio prelievo reale sui redditi, mentre sul versante della spesa si è an-data inaridendo l’efficacia di strumenti tradizionali di sostegno ai figli, quali gli assegni familiari. Le famiglie si sono ritrovate più povere a causa di una riduzione dei redditi disponibili e di un minor afflusso di risorse. Ora auspicano un nuovo welfare. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Una recente indagine Istat presenta con chiarezza le ragioni per le quali in Italia appare fortemente diminuita la propensione ad avere figli, sottolineando anche i diversi fattori che ne sarebbero alla base: innanzitutto una precaria e non sempre agevole situazione economica e, in secondo luogo, una ancora troppo elevata penalizzazione della donna nel mercato del lavoro. Su un’altra scia di valutazione si collocano alcuni dei lavori inglobati nel rapporto Cisf, i quali mettono in luce come i motivi per cui le coppie decidono di far nascere meno figli sarebbero strettamente legati alla sfera psicosociale, cioè alla prospettiva di rischio e di incertezza circa il futuro e alla difficoltà ad assumersi le responsabilità circa l’educazione e la formazione dei figli. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . In occasione della presentazione del Rapporto Cisf 2009 Gianfranco Fini ha rilasciato un’intervista in cui sottolinea che un reale e onesto progetto di inter-vento e di riforma statale, a tutela della famiglia, dovrebbe sdoganarsi dall’abituale e forse più comoda logica "emergenziale" e assistenziale e orientarsi piuttosto verso una prospettiva più ampia e a lungo termine. La famiglia, a suo parere, andrebbe inquadrata come una grande e fondamentale risorsa della società, inclusa in una politica concepita in modo unitario e non frastagliato. La soluzione al disagio, ancora oggi persistente, esige di comparire ai primissimi posti dell’agenda politica del nostro Paese. |
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