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Dalla Missione Arcobaleno alla cooperazione: il presidente albanese Meidani

«GRAZIE, NON SOLO PER I CONTAINER»

di ALBERTO CHIARA
    

   Famiglia Cristiana n.38 del 26-9-1999 - Home Page «Il mio Paese deve molto all’Italia, che ha evitato una catastrofe umanitaria. Questo ci fa sperare in una futura collaborazione ancora più intensa».

Il professor Rexhep Meidani è il presidente della Repubblica albanese.

  • Come giudica la Missione Arcobaleno?

«È stata una delle migliori tra quelle che hanno operato in Albania qualche mese fa, nei convulsi giorni dell’emergenza. Per il gran lavoro svolto, lavoro che ha sicuramente contribuito a evitare una vera e propria catastrofe umanitaria, la Missione italiana (e tutte le Organizzazioni non governative) è stata decorata con l’ordine di Madre Teresa. D’altronde, Arcobaleno è la terza missione italiana nel mio Paese, dopo quelle chiamate Pellicano e Alba. Il contingente militare italiano rappresenta poi l’ossatura delle forze Nato attualmente presenti in Albania. Tutto ciò non può che rafforzare le nostre relazioni bilaterali».

  • In Italia e in Albania si sta indagando sulle modalità dell’invio degli aiuti e sulla loro destinazione finale. L’esito delle indagini potrebbe in qualche modo portarla a rivedere il suo giudizio positivo...

«Anche se venissero accertate singole responsabilità penalmente rilevanti, la valutazione "politica" complessiva non cambierebbe. La Missione Arcobaleno è stata tempestiva ed efficace. La corruzione e la criminalità si annidano in qualsiasi Paese. Di più: penso che corruzione, crimine organizzato, terrorismo e contrabbando siano le malattie sociali per combattere le quali dovremo tutti moltiplicare i nostri sforzi nei decenni a venire, irrobustendo sì le politiche repressive, ma anche quelle di prevenzione, che passano attraverso un equilibrato sviluppo economico, un maggior rispetto dei diritti umani, una più puntuale tutela delle minoranze etniche, culturali, religiose...».

  • In agosto, l’Italia ha donato all’Albania 405 container pieni di aiuti raccolti per la Missione Arcobaleno, fermi nel porto di Durazzo o a Tirana. Qualcuno teme che il loro contenuto finisca per essere sciupato...

«No, no. Sono sicuro che i container e le merci in essi trasportate saranno usati bene. Allargherei comunque il discorso al concetto più generale di cooperazione tra i nostri due Paesi. Il problema allora non sono più i container, ma il desiderio di collaborare. Penso che i legami non possano che rafforzarsi sempre più: la cooperazione migliorerà la qualità di vita degli albanesi, ma al tempo stesso evidenzierà chiaramente il ruolo positivo che l’Italia ha avuto e ha per la normalizzazione della vita in Albania, per la scrittura di una Costituzione realmente democratica, per la graduale quanto costante integrazione del mio Paese nelle strutture europee e in quelle atlantiche».

  • Secondo qualche osservatore, l’Italia non miete in Albania i risultati politico-diplomatici che si meriterebbe visti gli sforzi fin qui fatti. C’è chi sostiene che guardate con maggior favore alla Grecia e alla Turchia. È così?

«Per quel che concerne il livello degli investimenti e il livello degli scambi commerciali, l’Italia occupa la prima posizione. Quindi nel variegato campo della cooperazione economica l’Italia è al primo posto. La Grecia è seconda. I Paesi che vorranno darci una mano, aiutandoci a irrobustire le nostre istituzioni, intrattenendo rapporti culturali e investendo qui i loro capitali saranno i benvenuti. Oggi, in testa a questa classifica vedo l’Italia...».

  • A che punto sono i processi di democraticizzazione e di stabilità?

«A buon punto, direi. Neppure un anno fa, era il 28 novembre 1998, ho firmato la nuova Costituzione. Stiamo cercando di adeguare le nostre leggi ai princìpi contenuti nella nuova Carta costituzionale. Le normali rivalità di idee, di programmi, di uomini che rappresentano il sale della democrazia sono gestite oggi molto meglio che un tempo. La lotta alla criminalità è stata intensificata. C’è più ordine, più sicurezza. Siamo un popolo che sta maturando dal punto di vista politico e istituzionale. Molto rimane ancora da fare, ovviamente, a partire dalla necessaria riforma dell’amministrazione della giustizia, ma credo che siamo già ora un partner affidabile».

Alberto Chiara
   

Albania, per chi tifa la Nato

Genc Pollo. Potrebbe essere lui l’uomo nuovo dell’Albania. Pollo, un trentenne dalla carriera in ascesa, si è ufficialmente presentato come candidato alla guida del Partito Democratico. Nel corso del prossimo congresso, che si celebrerà a fine settembre, dovrà vedersela con Sali Berisha, per nulla disposto a cedere la leadership senza dar battaglia. Attualmente il Partito Democratico è all’opposizione. Al Governo ci sono i socialisti, anch’essi alla vigilia di un importante congresso di partito; e socialista è il primo ministro, Pandeli Majko.

Da qui a Natale, l’agenda politica albanese contempla delicati appuntamenti. Si tratta di definire i rapporti interni alle singole formazioni. Non è un mistero che i Paesi dell’Unione europea e la Nato, Usa in testa, sperano che alle prossime elezioni politiche tornino al Governo i Democratici, ma senza Berisha, da diverse Cancellerie giudicato ormai impresentabile. La posta in gioco è la possibile primavera economico-sociale del Paese, agevolata da una cospicua mole di finanziamenti esteri: una sorta di Piano Marshall per l’Albania.

a.ch.

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