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Cnel.
Per lavoratori e famiglie arriva come una sentenza l’ultimo rapporto del
Cnel diffuso il 20 luglio: disoccupazione alle stelle, ammortizzatori
sociali "stremati" dal sovrautilizzo, divario NordSud inasprito.
Granda. Le assunzioni a tempo determinato
hanno segnato un +6,8 per cento, mentre il totale delle procedure di
assunzione registra un saldo positivo dell’1,9. Il trend è positivo
pure per i lavoratori subordinati a tempo determinato: +9,5 per cento.
Più
silenziosi che mai, i "naufraghi sociali" contemplano impotenti
il proprio destino. Per lavoratori e famiglie arriva come una sentenza l’ultimo
rapporto del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro)
diffuso il 20 luglio: disoccupazione alle stelle, ammortizzatori sociali
"stremati" dal sovrautilizzo, divario Nord-Sud inasprito,
giovani disorientati, immigrati trascurati e prospettive nebulose. Dati e
statistiche sembrano suggellare una disfatta, anche se nel cuneese le cose
sembrano differenti (vedi box). Intanto il dibattito politico appare
inerme e orientato su ben altri lidi.

Numeri caldi. I numeri parlano da sé: nel 2009 la caduta del Pil
supera il 5 per cento, per una flessione delle ore lavorate del 3,1 per
cento e una contrazione della produttività del 2. Il tasso di
disoccupazione a fine del 2010 volerà all’8,7 per cento, due punti
percentuali in più rispetto al 2007, quando l’embrione della recessione
ancora non spaventava. In maggioranza i disoccupati sono uomini (51,4 per
cento): situazione ribaltata in confronto al 2008, quando erano le donne a
risultare penalizzate. Per i giovani, il rischio di rimanere senza lavoro
è circa tre volte superiore rispetto ai lavoratori "anziani",
masi tratta di un fenomeno diffuso pure nelle restanti aree europee.
Quanto al fronte geografico, l’occupazione si è contratta con relativa
omogeneità, ma è il Mezzogiorno ad avere la peggio con un maggior
decremento del 2,9 per cento: l’abisso fra "le due Italie" non
accenna ad assottigliarsi e pure la dimensione dell’offerta lavorativa
sembra ricalcare andamenti analoghi. Infine, cala anche il numero di
contratti a termine (-7,3 per cento). Mase la situazione
"numerica" non è incoraggiante, lo è ancor meno quella di
ordine psicologico e sociale.
Deficit. Il clima d’opinione, ovvero la percezione che gli
individui hanno della contingenza e delle prospettive future, non promette
bene. Molti sono scoraggiati e poco fiduciosi nelle proprie capacità e
possibilità di reinserirsi nel mercato del lavoro. Si moltiplicano gli
atteggiamenti pessimistici e rinunciatari, che a loro volta contribuiscono
alla cristallizzazione del sistema. Altra variabile demografica (e
culturale) importante è il progressivo incremento dei flussi migratori: i
lavoratori stranieri diverranno nei prossimi anni elemento imprescindibile
per l’economia e la macchina lavorativa. Tanto che, nel 2018, il numero
di immigrati occupati potrebbe aumentare di circa 1,3 milioni rispetto al
2008.
Chi resiste. Da ultimo, il Cnel evidenzia la presenza di alcune
aree "resistenti" alla recessione. Si tratta di vere e proprie
nicchie professionali privilegiate, che le aziende e gli enti ricercano
con avidità: infermieri, fisioterapisti, operatori assistenziali,
farmacisti, programmatori. Masi parla di un’élite confinata: deficit
e affanni ricorrono ovunque, a significare una condizione che non può
più essere definita transitoria e che necessita di strategie. Lo
sconforto appare ineluttabile, ma secondo gli esperti è il primario
parassita da debellare. Le crisi s’alimentano di rassegnazione.
Matteo Viberti


LAVORO-2
- Cooperazione internazionale Alba-Zavidovici
Buoni frutti
da Zavi
di CRISTINA BORGOGNO
Mentre
la buona notizia diffusa la scorsa settimana annuncia il finanziamento da
parte della Regione dei due importanti progetti tra Alba e Zavidovici –
supporto alle vittime della violenza domestica (Gazzetta ne ha
trattato a fondo nei numeri passati) e sviluppo della produzione locale
– incontriamo ancora Simona Sordo dell’Ufficio della pace, referente
dell’Ambasciata di democrazia locale nella cittadina bosniaca. Con lei
continuiamo il viaggio-descrizione dei diversi interventi di cooperazione
internazionale che legano Alba a Zavidovici.

Alcuni esempi delle coltivazioni attivate a
Zavidovici grazie alla cooperazione
internazionale, alla quale collabora Alba. Si tratta di nuovi interventi
che hanno dato ottimi esiti per gli agricoltori.
Agricoltura. La tappa di questa settimana è collegata al progetto Filiera
corta e sviluppo della produzione locale: scambio di buone prassi tra il
Comune di Alba e il Comune di Zavidovici, appena finanziato, niente
altro che il prosieguo del tema legato all’agricoltura intrapreso nel
2007. Sordo: «Il primo obiettivo è stato di migliorare la produzione
agricola locale, nella qualità e nella diversità. La zona non è mai
stata vocata alla coltivazione dei campi. La vecchia industria del legno,
prima di fallire, dava lavoro alla maggior parte della popolazione;
quindi, anche solo per poter valutare l’agricoltura come risorsa
economica e fonte di lavoro, occorreva trasmettere nozioni e fare
formazione. La produzione era molto limitata, mentre il resto arrivava
dall’estero, Macedonia e Italia. Abbiamo selezionato una ventina di
agricoltori con voglia d’imparare e l’attitudine al cambiamento, i
quali hanno fatto della coltivazione dei campi la principale fonte di
reddito. Abbiamo chiesto una parcella minima dell’azienda da destinare a
sperimentazioni, dotandoli di sementi e piantine. Le coltivazioni sono
state poi seguite da un agronomo».

I frutti. Una procedura semplice, che ha dato letteralmente i suoi
frutti, contribuendo a fornire informazioni e tecniche di coltura agli
agricoltori e favorire la diversificazione dei prodotti. Sordo: «Abbiamo
intrapreso due cicli di produzione, l’ultimo dei quali si è concluso
quest’anno: siamo molto soddisfatti, perché si sono ottenuti prodotti
di buona qualità. Si tratta di un’operazione contenuta – la rete di
vendita è limitata alla zona di vicinato tra Zavidovici e Zepce – ma ha
"fruttato" uno spazio riservato al mercato a km zero, garantito,
meno costoso e più sano. Oltre alla collaborazione con i partner locali,
le associazioni e i Comuni, siamo stati seguiti dall’Università degli
studi di Padova e dal Cinsa (Consorzio interuniversitario nazionale per le
scienze ambientali). Con il nuovo finanziamento da parte della Regione
confidiamo di proseguire su due strade: la promozione e la
commercializzazione, oltre alla possibilità di passare alla lavorazione e
trasformazione della materia prima – marmellate, prodotti sottovuoto –
per il consumo locale».
La vocazione. Niente male, insomma, per una popolazione che ha da
poco scoperto la sua "vocazione agricola". Gli agricoltori di
Zavi saranno quest’autunno ospiti dei colleghi albesi per visitare il Mercato
della terra e Terramadre, la rete mondiale delle comunità del
cibo, che avrà spazio al Salone del gusto, organizzato da Slow Food dal
21 al 25 ottobre.
Cristina Borgogno
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