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Gazzetta d'Alba, n. 30 del 27 luglio 2010

n. 30 del 27-7-2010
Questa settimana
scelti per voi...

L’esercito dei rassegnati
di MATTEO VIBERTI

Buoni frutti da Zavi
di
CRISTINA BORGOGNO

Ancora cassa integrazione alla Graziano?
di VALTER MANZONE

Don Gianolio «Una guida»
di ENRICO FONTE

Scontrino obbligatorio
di ALESSIO BOTTIGLIERO

Sull’Acna niente "sconti"
di CORRADO OLOCCO

Ultime fatiche di casa Pina
di MATTEO VIBERTI

Le barbatelle del carcere
di CORRADO OLOCCO

Turismo d’élite
di M.G.O.

Abet: chiude un inceneritore
di DIEGO LANZARDO

Progetto per rifare il ponte

La 231 riapre tra 10 giorni

La guerra di Adolfo
di MAURIZIO BONGIOANNI

 


  LAVORO-1 – OCCUPAZIONE-1 - A Cuneo si comincia a vedere rosa

L’esercito dei rassegnati

di MATTEO VIBERTI
 
 

 

Cnel. Per lavoratori e famiglie arriva come una sentenza l’ultimo rapporto del Cnel diffuso il 20 luglio: disoccupazione alle stelle, ammortizzatori sociali "stremati" dal sovrautilizzo, divario NordSud inasprito.
Granda. Le assunzioni a tempo determinato hanno segnato un +6,8 per cento, mentre il totale delle procedure di assunzione registra un saldo positivo dell’1,9. Il trend è positivo pure per i lavoratori subordinati a tempo determinato: +9,5 per cento.
  

Più silenziosi che mai, i "naufraghi sociali" contemplano impotenti il proprio destino. Per lavoratori e famiglie arriva come una sentenza l’ultimo rapporto del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) diffuso il 20 luglio: disoccupazione alle stelle, ammortizzatori sociali "stremati" dal sovrautilizzo, divario Nord-Sud inasprito, giovani disorientati, immigrati trascurati e prospettive nebulose. Dati e statistiche sembrano suggellare una disfatta, anche se nel cuneese le cose sembrano differenti (vedi box). Intanto il dibattito politico appare inerme e orientato su ben altri lidi.

Numeri caldi. I numeri parlano da sé: nel 2009 la caduta del Pil supera il 5 per cento, per una flessione delle ore lavorate del 3,1 per cento e una contrazione della produttività del 2. Il tasso di disoccupazione a fine del 2010 volerà all’8,7 per cento, due punti percentuali in più rispetto al 2007, quando l’embrione della recessione ancora non spaventava. In maggioranza i disoccupati sono uomini (51,4 per cento): situazione ribaltata in confronto al 2008, quando erano le donne a risultare penalizzate. Per i giovani, il rischio di rimanere senza lavoro è circa tre volte superiore rispetto ai lavoratori "anziani", masi tratta di un fenomeno diffuso pure nelle restanti aree europee. Quanto al fronte geografico, l’occupazione si è contratta con relativa omogeneità, ma è il Mezzogiorno ad avere la peggio con un maggior decremento del 2,9 per cento: l’abisso fra "le due Italie" non accenna ad assottigliarsi e pure la dimensione dell’offerta lavorativa sembra ricalcare andamenti analoghi. Infine, cala anche il numero di contratti a termine (-7,3 per cento). Mase la situazione "numerica" non è incoraggiante, lo è ancor meno quella di ordine psicologico e sociale.

Deficit. Il clima d’opinione, ovvero la percezione che gli individui hanno della contingenza e delle prospettive future, non promette bene. Molti sono scoraggiati e poco fiduciosi nelle proprie capacità e possibilità di reinserirsi nel mercato del lavoro. Si moltiplicano gli atteggiamenti pessimistici e rinunciatari, che a loro volta contribuiscono alla cristallizzazione del sistema. Altra variabile demografica (e culturale) importante è il progressivo incremento dei flussi migratori: i lavoratori stranieri diverranno nei prossimi anni elemento imprescindibile per l’economia e la macchina lavorativa. Tanto che, nel 2018, il numero di immigrati occupati potrebbe aumentare di circa 1,3 milioni rispetto al 2008.

Chi resiste. Da ultimo, il Cnel evidenzia la presenza di alcune aree "resistenti" alla recessione. Si tratta di vere e proprie nicchie professionali privilegiate, che le aziende e gli enti ricercano con avidità: infermieri, fisioterapisti, operatori assistenziali, farmacisti, programmatori. Masi parla di un’élite confinata: deficit e affanni ricorrono ovunque, a significare una condizione che non può più essere definita transitoria e che necessita di strategie. Lo sconforto appare ineluttabile, ma secondo gli esperti è il primario parassita da debellare. Le crisi s’alimentano di rassegnazione.

Matteo Viberti


      

  
LAVORO-2 - Cooperazione internazionale Alba-Zavidovici

Buoni frutti da Zavi

di CRISTINA BORGOGNO
  

Mentre la buona notizia diffusa la scorsa settimana annuncia il finanziamento da parte della Regione dei due importanti progetti tra Alba e Zavidovici – supporto alle vittime della violenza domestica (Gazzetta ne ha trattato a fondo nei numeri passati) e sviluppo della produzione locale – incontriamo ancora Simona Sordo dell’Ufficio della pace, referente dell’Ambasciata di democrazia locale nella cittadina bosniaca. Con lei continuiamo il viaggio-descrizione dei diversi interventi di cooperazione internazionale che legano Alba a Zavidovici.


Alcuni esempi delle coltivazioni attivate a Zavidovici grazie alla cooperazione
internazionale, alla quale collabora Alba. Si tratta di nuovi interventi
che hanno dato ottimi esiti per gli agricoltori.

Agricoltura. La tappa di questa settimana è collegata al progetto Filiera corta e sviluppo della produzione locale: scambio di buone prassi tra il Comune di Alba e il Comune di Zavidovici, appena finanziato, niente altro che il prosieguo del tema legato all’agricoltura intrapreso nel 2007. Sordo: «Il primo obiettivo è stato di migliorare la produzione agricola locale, nella qualità e nella diversità. La zona non è mai stata vocata alla coltivazione dei campi. La vecchia industria del legno, prima di fallire, dava lavoro alla maggior parte della popolazione; quindi, anche solo per poter valutare l’agricoltura come risorsa economica e fonte di lavoro, occorreva trasmettere nozioni e fare formazione. La produzione era molto limitata, mentre il resto arrivava dall’estero, Macedonia e Italia. Abbiamo selezionato una ventina di agricoltori con voglia d’imparare e l’attitudine al cambiamento, i quali hanno fatto della coltivazione dei campi la principale fonte di reddito. Abbiamo chiesto una parcella minima dell’azienda da destinare a sperimentazioni, dotandoli di sementi e piantine. Le coltivazioni sono state poi seguite da un agronomo».

I frutti. Una procedura semplice, che ha dato letteralmente i suoi frutti, contribuendo a fornire informazioni e tecniche di coltura agli agricoltori e favorire la diversificazione dei prodotti. Sordo: «Abbiamo intrapreso due cicli di produzione, l’ultimo dei quali si è concluso quest’anno: siamo molto soddisfatti, perché si sono ottenuti prodotti di buona qualità. Si tratta di un’operazione contenuta – la rete di vendita è limitata alla zona di vicinato tra Zavidovici e Zepce – ma ha "fruttato" uno spazio riservato al mercato a km zero, garantito, meno costoso e più sano. Oltre alla collaborazione con i partner locali, le associazioni e i Comuni, siamo stati seguiti dall’Università degli studi di Padova e dal Cinsa (Consorzio interuniversitario nazionale per le scienze ambientali). Con il nuovo finanziamento da parte della Regione confidiamo di proseguire su due strade: la promozione e la commercializzazione, oltre alla possibilità di passare alla lavorazione e trasformazione della materia prima – marmellate, prodotti sottovuoto – per il consumo locale».

La vocazione. Niente male, insomma, per una popolazione che ha da poco scoperto la sua "vocazione agricola". Gli agricoltori di Zavi saranno quest’autunno ospiti dei colleghi albesi per visitare il Mercato della terra e Terramadre, la rete mondiale delle comunità del cibo, che avrà spazio al Salone del gusto, organizzato da Slow Food dal 21 al 25 ottobre.

Cristina Borgogno