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Gazzetta d'Alba, n. 30 del 27 luglio 2010

n. 30 del 27-7-2010
Questa settimana
scelti per voi...

L’esercito dei rassegnati
di MATTEO VIBERTI

Buoni frutti da Zavi
di
CRISTINA BORGOGNO

Ancora cassa integrazione alla Graziano?
di VALTER MANZONE

Don Gianolio «Una guida»
di ENRICO FONTE

Scontrino obbligatorio
di ALESSIO BOTTIGLIERO

Sull’Acna niente "sconti"
di CORRADO OLOCCO

Ultime fatiche di casa Pina
di MATTEO VIBERTI

Le barbatelle del carcere
di CORRADO OLOCCO

Turismo d’élite
di M.G.O.

Abet: chiude un inceneritore
di DIEGO LANZARDO

Progetto per rifare il ponte

La 231 riapre tra 10 giorni

La guerra di Adolfo
di MAURIZIO BONGIOANNI

 


 

SOLIDARIETÀ - La casa di corso Canale cresce

Ultime fatiche di casa Pina

di MATTEO VIBERTI
 

 

Variante. Inaugurata nelle settimane scorse (foto), la casa per mamme e bimbi in difficoltà vuole ampliarsi. Il dibattito è stato affrontato in Commissione e approderà in Consiglio comunale il 29 luglio: serve una variante al Piano regolatore.
  

Quella di casa Pina è storia ben nota d’indiscutibile umanità, monumento di altruismo e benevolenza. Racconta di una donna di 96 anni che decide di donare al Comune la propria cascina di corso Canale per garantire alla struttura un futuro "onorevole", sintonico con il proprio passato. La signora Pina da parecchi anni riceve e accoglie fra le mura domestiche diseredati, indigenti e bisognosi, senza pretesa di compensi o riconoscimenti. Un copione d’altri tempi di ideale abnegazione e magnanimità.

Varianti. Per assicurarsi che l’operato prosegua negli anni, nel 2009 Pina opta per la donazione. Obiettivo: creare un complesso di circa otto minialloggi atti a ospitare "soggetti deboli", in parte realizzati. Ma iter procedurali, dedali burocratici e insidie normative appaiono complessi e interminabili. Questo il tema discusso nella prima Commissione consiliare di giovedì 22 luglio, presieduta dal consigliere di centro-destra Mario Canova, il quale spiega: «La procedura, esaminata dalla Commissione lo scorso anno e vagliata in Consiglio, si avvia alle fasi finali. All’inizio si è trattato di modificare la dicitura della zona di riferimento (ampia circa 4.700 mq), trasformandola da agricola a residenziale e destinandola a fini di social housing. Ora si rende necessaria un’ulteriore variante al Piano regolatore, per rendere edificabile una parte dell’area. L’adozione del progetto preliminare sarà oggetto del Consiglio del 29 luglio».

Ampliamenti. Prosegue Canova: «La cooperativa Alice (che gestisce la ristrutturazione e l’ampliamento dello stabile) ha inoltre richiesto di ampliare l’indice di cubatura, portandolo da un massimo di 1.5 a 2.5. Il valore numerico dell’indice si riferisce alla quantità di metri cubi edificabili ogni metro quadrato di terreno: perciò la Commissione si è espressa in termini sfavorevoli sulla richiesta, considerando le conseguenze a livello estetico e paesaggistico dell’eventuale ampliamento dell’edificio rispetto al progetto iniziale».

Intenzioni blindate. Nel dibattito, i commissari non scordano l’originaria "filosofia" alla base del progetto. Unanime è infatti la volontà di "blindare" la destinazione di casa Pina, rispettando le intenzioni della proprietaria: in altre parole, in futuro nessuno potrà trasformare la cascina in condominio, capannone o altra struttura che non abbia finalità di social housing. Conclude Canova: «Le premure della Commissione, perché siano rispettate le volontà originali sono evidenti: poiché la cascina di corso Canale è un tassello di un progetto più ampio, finalizzato al soccorso e al sostegno alle fasce deboli, speriamo che l’iter possa andare a buon fine e concludersi in tempi contenuti».

Matteo Viberti


      

  
SOCIETÀ - PROGETTI - Lavoro dietro alle sbarre

Le barbatelle del carcere

di CORRADO OLOCCO
   

Da pochi giorni si è concluso il corso per operatore agricolo (della durata di seicento ore), iniziato a gennaio, che ha coinvolto 14 detenuti, ed è stata completata la serra la quale permetterà di svolgere attività anche nei mesi invernali.
Per ora sono stati seminati meloni, angurie, pomodori e peperoni, ma l’obiettivo è di coltivare anche le barbatelle da utilizzare nel vicino vigneto. E per la seconda vendemmia in carcere, le prospettive appaiono molto buone.
  

Crescono gli spazi e i progetti dedicati all’agricoltura all’interno della Casa circondariale di Alba. Da pochi giorni si è concluso il corso per operatore agricolo (600 ore), iniziato a gennaio, che ha coinvolto 14 detenuti, ed è stata completata la serra che permetterà di svolgere attività anche nei mesi invernali.

Le iniziative portate avanti negli ultimi mesi in carcere sono state illustrate la scorsa settimana dalla direttrice Giuseppina Piscioneri, dal vicecommissario Gerardo D’Errico (comandante della Polizia penitenziaria), dall’agronomo Giovanni Bertello e dalla responsabile dell’area trattamentale Letizia Crisman. «Il corso ha dato eccellenti risultati. Tutti i partecipanti sono stati promossi con ottimi voti, ricevendo una lettera di encomio da parte della Direzione e la qualifica di operatore agricolo, attestato riconosciuto dalla Provincia. Il comportamento degli allievi carcerati è stato esemplare, con pochissime assenze e grande interesse. È un progetto che si può realizzare solo grazie alla disponibilità da parte della Direzione, del Comandante della Polizia penitenziaria e di tutto il personale», ha sottolineato Bertello.


Foto di Severino Marcato
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La serra misura 8 metri per 21 ed è già in funzione. Per ora sono stati seminati meloni, angurie, pomodori e peperoni, ma l’obiettivo è di coltivare anche le barbatelle da utilizzare nel vicino vigneto. E per la seconda vendemmia in carcere, le prospettive sono buone. Lo scorso anno sono state prodotte mille bottiglie di "Valelapena" (questo il nome del vino rosso da tavola realizzato con le uve della Casa circondariale). «Quest’anno si potrà arrivare a circa 3 mila bottiglie», precisa Bertello, che sottolinea il buon successo ottenuto dalla prima "annata", con quasi tutte le bottiglie vendute in pochi mesi. «Il progetto ha ricevuto gli elogi dal capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Franco Ionta e dal provveditore dell’Amministrazione penitenziaria di Piemonte e Valle d’Aosta Aldo Fabozzi», aggiunge la direttrice Piscioneri. Con una mole di lavoro maggiore tra serra e vigneto, ora la Casa circondariale è in attesa di alcuni macchinari (decespugliatore, erpice, atomizzatore) che permettano di non svolgere tutto il lavoro a mano, mentre per fornire energia elettrica alla serra si sta valutando la possibilità di installare pannelli solari.

Alba e Bra.Un sostegno importante al progetto del vigneto è arrivato anche dai Comuni di Alba e Bra, che hanno dato vita al "Progetto in", grazie al quale è stato possibile ottenere 110 ore di lavoro in più per i detenuti, indispensabili per curare il vigneto fino alla vendemmia. Per la vinificazione delle uve prodotte in carcere è stato infine confermato l’accordo con la Scuola enologica. Sempre attraverso l’istituto "Umberto I", in particolare la Scuola agraria di Cussanio (presso la quale è attivo un piccolo caseificio), si sta anche pensando alla produzione di formaggi grazie ai detenuti del penitenziario di Fossano. Per arrivare un giorno a gustare formaggi e vino rosso (abbinamento notoriamente azzeccato...) prodotti in carcere. Magari accompagnati dal miele, altro prodotto che potrebbe "nascere" nella Casa circondariale di Alba grazie a un progetto in via di definizione con la Federazione apicoltori italiani e un produttore roerino.

Corrado Olocco