Variante.
Inaugurata nelle settimane scorse (foto), la casa per mamme e bimbi
in difficoltà vuole ampliarsi. Il dibattito è stato affrontato in
Commissione e approderà in Consiglio comunale il 29 luglio: serve una
variante al Piano regolatore.
Quella
di casa Pina è storia ben nota d’indiscutibile umanità,
monumento di altruismo e benevolenza. Racconta di una donna di 96 anni
che decide di donare al Comune la propria cascina di corso Canale per
garantire alla struttura un futuro "onorevole", sintonico con
il proprio passato. La signora Pina da parecchi anni riceve e accoglie
fra le mura domestiche diseredati, indigenti e bisognosi, senza pretesa
di compensi o riconoscimenti. Un copione d’altri tempi di ideale
abnegazione e magnanimità.

Varianti. Per assicurarsi che l’operato prosegua negli anni,
nel 2009 Pina opta per la donazione. Obiettivo: creare un complesso di
circa otto minialloggi atti a ospitare "soggetti deboli", in
parte realizzati. Ma iter procedurali, dedali burocratici e
insidie normative appaiono complessi e interminabili. Questo il tema
discusso nella prima Commissione consiliare di giovedì 22 luglio,
presieduta dal consigliere di centro-destra Mario Canova, il quale
spiega: «La procedura, esaminata dalla Commissione lo scorso anno e
vagliata in Consiglio, si avvia alle fasi finali. All’inizio si è
trattato di modificare la dicitura della zona di riferimento (ampia
circa 4.700 mq), trasformandola da agricola a residenziale e
destinandola a fini di social housing. Ora si rende necessaria un’ulteriore
variante al Piano regolatore, per rendere edificabile una parte dell’area.
L’adozione del progetto preliminare sarà oggetto del Consiglio del 29
luglio».
Ampliamenti. Prosegue Canova: «La cooperativa Alice (che
gestisce la ristrutturazione e l’ampliamento dello stabile) ha inoltre
richiesto di ampliare l’indice di cubatura, portandolo da un massimo
di 1.5 a 2.5. Il valore numerico dell’indice si riferisce alla
quantità di metri cubi edificabili ogni metro quadrato di terreno:
perciò la Commissione si è espressa in termini sfavorevoli sulla
richiesta, considerando le conseguenze a livello estetico e
paesaggistico dell’eventuale ampliamento dell’edificio rispetto al
progetto iniziale».
Intenzioni blindate. Nel dibattito, i commissari non scordano l’originaria
"filosofia" alla base del progetto. Unanime è infatti la
volontà di "blindare" la destinazione di casa Pina,
rispettando le intenzioni della proprietaria: in altre parole, in futuro
nessuno potrà trasformare la cascina in condominio, capannone o altra
struttura che non abbia finalità di social housing. Conclude
Canova: «Le premure della Commissione, perché siano rispettate le
volontà originali sono evidenti: poiché la cascina di corso Canale è
un tassello di un progetto più ampio, finalizzato al soccorso e al
sostegno alle fasce deboli, speriamo che l’iter possa andare a
buon fine e concludersi in tempi contenuti».
Matteo Viberti

SOCIETÀ -
PROGETTI - Lavoro dietro alle sbarre
Le
barbatelle del carcere
di CORRADO OLOCCO
Da pochi giorni si è concluso il corso
per operatore agricolo (della durata di seicento ore), iniziato a gennaio,
che ha coinvolto 14 detenuti, ed è stata completata la serra la quale
permetterà di svolgere attività anche nei mesi invernali.
Per ora sono stati seminati meloni, angurie, pomodori e peperoni, ma l’obiettivo
è di coltivare anche le barbatelle da utilizzare nel vicino vigneto. E
per la seconda vendemmia in carcere, le prospettive appaiono molto buone.
Crescono
gli spazi e i progetti dedicati all’agricoltura all’interno della Casa
circondariale di Alba. Da pochi giorni si è concluso il corso per
operatore agricolo (600 ore), iniziato a gennaio, che ha coinvolto 14
detenuti, ed è stata completata la serra che permetterà di svolgere
attività anche nei mesi invernali.
Le iniziative portate avanti negli ultimi mesi in carcere sono
state illustrate la scorsa settimana dalla direttrice Giuseppina
Piscioneri, dal vicecommissario Gerardo D’Errico (comandante della
Polizia penitenziaria), dall’agronomo Giovanni Bertello e dalla
responsabile dell’area trattamentale Letizia Crisman. «Il corso ha dato
eccellenti risultati. Tutti i partecipanti sono stati promossi con ottimi
voti, ricevendo una lettera di encomio da parte della Direzione e la
qualifica di operatore agricolo, attestato riconosciuto dalla Provincia.
Il comportamento degli allievi carcerati è stato esemplare, con
pochissime assenze e grande interesse. È un progetto che si può
realizzare solo grazie alla disponibilità da parte della Direzione, del
Comandante della Polizia penitenziaria e di tutto il personale», ha
sottolineato Bertello.

Foto di Severino Marcato.
La serra misura 8 metri per 21 ed è già in funzione. Per ora
sono stati seminati meloni, angurie, pomodori e peperoni, ma l’obiettivo
è di coltivare anche le barbatelle da utilizzare nel vicino vigneto. E
per la seconda vendemmia in carcere, le prospettive sono buone. Lo
scorso anno sono state prodotte mille bottiglie di "Valelapena"
(questo il nome del vino rosso da tavola realizzato con le uve della
Casa circondariale). «Quest’anno si potrà arrivare a circa 3 mila
bottiglie», precisa Bertello, che sottolinea il buon successo ottenuto
dalla prima "annata", con quasi tutte le bottiglie vendute in
pochi mesi. «Il progetto ha ricevuto gli elogi dal capo del
Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Franco Ionta e dal
provveditore dell’Amministrazione penitenziaria di Piemonte e Valle d’Aosta
Aldo Fabozzi», aggiunge la direttrice Piscioneri. Con una mole di
lavoro maggiore tra serra e vigneto, ora la Casa circondariale è in
attesa di alcuni macchinari (decespugliatore, erpice, atomizzatore) che
permettano di non svolgere tutto il lavoro a mano, mentre per fornire
energia elettrica alla serra si sta valutando la possibilità di
installare pannelli solari.
Alba e Bra.Un sostegno importante al progetto del vigneto è
arrivato anche dai Comuni di Alba e Bra, che hanno dato vita al
"Progetto in", grazie al quale è stato possibile ottenere 110
ore di lavoro in più per i detenuti, indispensabili per curare il
vigneto fino alla vendemmia. Per la vinificazione delle uve prodotte in
carcere è stato infine confermato l’accordo con la Scuola enologica.
Sempre attraverso l’istituto "Umberto I", in particolare la
Scuola agraria di Cussanio (presso la quale è attivo un piccolo
caseificio), si sta anche pensando alla produzione di formaggi grazie ai
detenuti del penitenziario di Fossano. Per arrivare un giorno a gustare
formaggi e vino rosso (abbinamento notoriamente azzeccato...) prodotti
in carcere. Magari accompagnati dal miele, altro prodotto che potrebbe
"nascere" nella Casa circondariale di Alba grazie a un
progetto in via di definizione con la Federazione apicoltori italiani e
un produttore roerino.
Corrado Olocco