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Lettera del Delegato  

Lettera di nomina del sup. provinciale don Ampelio Crema 

Linee programmatiche  

Documenti ufficiali riguardanti don Dante

Intervista a don Dante

Convegno dei responsabili 2009

Per un futuri dell'Istituto Santa Famiglia

Per contattarci

Biblioteca don Alberione e di nostra produzione

Lettere aperte del delegato a tutti i novizi dell'ISF

Anniversari di matrimonio da ricordare

"Preghiera di coppia" un valore da recuperare
   

Carissimi,

"Scrivo a voi perché siete forti nella fede e avete creduto alla Parola di Dio che da sempre portate nel cuore e dimora in voi" (cf 1Gv 2,12-18).

Al centro, quindi, la Parola di Dio e la Persona di Cristo Maestro e Signore.

Alla luce di quanto ci ha insegnato il Fondatore, il beato Giacomo Alberione, – "Chiamati a vivere integralmente il Vangelo di Gesù Cristo, Via, Verità e Vita" – si innesta così anche il nostro cammino di formazione umano-spirituale-apostolica che rende sempre più nitida la nostra identità e ci prepara al Convegno annuale sul tema "Educarsi per educare".

Infatti, nella nostra quotidianità di vita consacrata secolare abbiamo bisogno di richiamare continuamente alcune certezze che rendono stabile e visibile il nostro cammino di perfezione e santificazione.

Mai, come oggi, sono veritiere le parole del Maestro Divino: "Siete nel mondo, ma non del mondo…" (cf Gv 17,13-18), impegno da assumere con consapevolezza e da vivere con coerenza. Del resto è sempre più urgente comprendere l’analisi che oggi si fa nel nostro essere cristiani.

Cioè si deve prendere coscienza che la sacralità – religiosa, familiare e sociale – è tramontata e noi dobbiamo passare da una cristianità sacrale a una cristianità secolare (cf La comunità cristiana e il compito urgente dell’educazione, Paoline 2008, Commento di Lorenzo Leuzzi, cap. 1 e 2).

È troppo importante avvertire questo "passaggio" perché ci permette di vivere con più consapevolezza la consegna di Gesù ai suoi discepoli anche nel contesto secolarizzato di oggi: "Voi siete la luce del mondo, voi siete il sale della terra… Risplenda così la vostra luce davanti agli uomini" (Mt 5,13-14).

Conformare la vita a Cristo

Carissimi, oggi dobbiamo andare, con più coraggio, controcorrente in una società che va alla deriva e in un mondo sempre più disumano.

Abbiamo bisogno, all’interno delle nostre famiglie, di riappropriarci della nostra umanità e della nostra dignità di persone. Anche questo impegno è una risposta alla sfida educativa che ci coinvolge tutti.

Il beato Alberione, in tempi di violenza generalizzata come i nostri, indica nell’umanità di Cristo, vero Dio e vero uomo, la via per la nostra umanità, garanzia di fraternità e di pace fra i popoli.

C’è un imperativo vivissimo del nostro Fondatore, che oggi è più che mai impellente: l’umanizzazione del mondo, degli uomini e delle persone, cioè: lo sforzo per aiutare le persone a recuperare quel "supplemento d’anima", senza il quale non si può sviluppare né trovare la via della pace e della fraternità.

In altre parole, oggi, come famiglia e come Istituto, siamo chiamati ad evangelizzare la società contemporanea, con il cuore universale di san Paolo, attraverso i veri valori umani ed evangelici vissuti e testimoniati.

Nel Capitolo Generale del 2004, la Società San Paolo ha fatto una scelta, a tutto campo, su una opzione apostolica che richiama il motto alberioniano "Gloria a Dio e pace agli uomini", scelto appunto dal Fondatore e riproposto infinite volte, non come semplice espressione ma come sintesi della sua e nostra missione, che non si spiegherebbe senza lo sfondo storico che fa del secolo scorso, e l’attuale, uno dei più violenti della storia.

Il Fondatore passa, allora, ad indicare chiaramente una metodologia per tutto questo: "Tutta la vita paolina sia inserita in Gesù Maestro, Via e Verità e Vita: la preghiera, la formazione, l’apostolato… Conformare la vita a Cristo Maestro non è un consiglio, è la sostanza (essenzialità) di essere o non essere paolini" (don Alberione, Alla Comunità di Roma, 1957). È il nostro contributo di umanizzazione per cristianizzare il mondo.

Pertanto, il principio dinamico e unificatore che qualifica la formazione di ogni paolino è quello vissuto ed espresso da San Paolo: "Che sia formato Cristo in noi" (Gal 4,19).

Il nostro processo formativo passa, quindi, attraverso questo fondamento teologico-spirituale della centralità di Cristo, dal quale traggono identità carismatica tutta la formazione e la vita paolina. La centralità di Cristo Maestro riassume e completa tutte le devozioni. Infatti essa presenta Gesù Verità a cui credere, Gesù Via da seguire e Gesù Vita a cui partecipare (Pr DM 39).

È tutto l’uomo nella mente, volontà e cuore innestato in Cristo. È questo il nostro processo di formazione paolina.

Don Alberione aggiunge: "Tutto sta qui: vivere Gesù Cristo Via e Verità e Vita" per acquistare la nostra identità di consacrati paolini.

Applicazioni di spiritualità antropologica

Il principio ispiratore: "Cristo Via, Verità e Vita", quando viene applicato all’uomo diviene antropologia spirituale e rafforza la personalità umana, in quanto tutto l’uomo – mente, volontà e cuore – viene orientato a Cristo. La Gaudium et Spes del Vaticano II ribadiva: "Chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo" (GS, 41).

Il Fondatore, ripetutamente, afferma in modo convinto: "Vivere Gesù Cristo Via, Verità e Vita" è il metodo – pedagogia per ogni paolino – che si sviluppa a tre dimensioni:

  1. Dimensione antropologica: "L’educazione ha come scopo di formare l’uomo ad usare in bene la sua libertà…; occorrono per questo istruzione, profonde convinzioni…" (Abundantes…, 149).
  2. Dimensione spirituale: la vita in Cristo è l’asse della pedagogia divina e di tutto il cammino di ascesi, ossia lo sforzo di superarsi ed avviarsi verso i veri valori.
  3. Dimensione apostolica: l’uomo, immagine di Dio nel suo essere e operare ("l’uomo, piccola trinità": cf Ut perfectus II, 149-150) proietta questa identità nel suo dinamismo interiore e nella sua azione apostolica, rappresentando così il Padre nella volontà (volere il bene come Lui), il Figlio nella mente (essere parola come Lui), vivere l’amore dello Spirito Santo (avere il cuore come Lui).

Una formazione di questo spessore ci porta a possedere alcune caratteristiche che sono altrettanti doni per la nostra persona qualificandola in modo specifico:

  • Integralità-totalità: tutte le capacità o modi di essere della persona sono vivificate dalla presenza del Cristo totale, Via, Verità e Vita, nell’essere e nell’operare, e tutte sono pienamente poste al servizio di Dio nella consacrazione e nell’apostolato (CISP 162, 762 e 783; AD 186, 150).
  • Armonia-unità: tutto viene ordinatamente orientato all’unico scopo: l’amore a Dio e l’apostolato; e tutto l’uomo – come persona – viene rinnovato, perché in Cristo egli ricompone tutti i suoi conflitti e le sue tensioni interiori ritrovando armonia e unità (UPS I, 368; II, 190 – 194).

Il modello di ogni Paolino

In questo modo – secondo la saggia pedagogia del Fondatore – Cristo, vero Maestro, è il modello unico cui riferirci. È Lui il centro della storia nella sua singolarità, è la Parola di Dio per noi, è Lui che dobbiamo seguire e ascoltare.

E il metodo specifico di "via-verità-vita" pone tutti i Paolini alla scuola di Gesù Maestro, in un cammino di discepolato che è anche l’atteggiamento fondamentale del nostro essere consacrati.

Essere discepolo contiene, allora, una ricchezza semantica che caratterizza la formazione di ciascuno di noi. Infatti:

  • a Gesù Verità corrisponde il discepolo che è apprendista, cioè uno che sta sempre alla scuola dell’unico Maestro e Signore.
  • a Gesù Via corrisponde il discepolo che è seguace, che va dietro con fedeltà al Pastore.
  • a Gesù Vita corrisponde il discepolo che rimane unito a lui, come il tralcio alla vite per portare grande frutto, e per poter "essere trasmettitori di vita e di luce" (AD 157), come ci raccomanda Don Alberione.

Alcuni impegni

Dal rapporto Maestro-discepolo scaturiscono tre atteggiamenti che devono caratterizzare l’impegno del nostro cammino di formazione paolina:

  • Ascolto (Verità): l’accoglienza della Parola di Dio è la prima condizione per diventare discepoli di Cristo e raggiungere la maturità e la perfezione.
  • Sequela (Via): è la disponibilità a seguire radicalmente Cristo, obbediente, casto e povero, assumendo nella nostra vita il suo modo di pensare, di volere e di amare.
  • Identificazione (Vita): è il processo di assimilazione e configurazione alla persona di Cristo – o "cristificazione", come la chiama don Alberione (cfr CISP, 11) – fino a poter dire come Paolo, l’interprete più fedele del Maestro, "non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me" (Gal 2,20).

È, pertanto, in questo modo, che la Persona di Cristo Via Verità Vita rimane il principio unificatore e dinamico del nostro processo di formazione e ci presenta anche un cammino specifico da percorrere in una prospettiva progressiva verso la piena assunzione dei veri valori umani ed evangelici.

Norma dinamica, di questa crescita è tendere alla maturazione integrale della persona, "allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo" (Ef 4,13).

Del resto non va dimenticato quanto il Convegno Ecclesiale di Verona (Ottobre 2006) ha dichiarato: "La santità (= perfezione della persona) significa costruire la propria maturità umana come il Padre la sogna per il Figlio".

Ecco, tracciato il cammino di formazione secondo lo spirito e il carisma del Fondatore don Alberione per essere paolini per Dio e per il mondo. Essere anche noi replica vivente di Cristo, Via Verità Vita per l’uomo del nostro tempo.

don Olinto Crespi ssp

Roma, 30 giugno 2010 - Festa di San Paolo
    

 

Linee programmatiche offerte
dal Superiore Provinciale
alla nuova Équipe Formativa ISF

Carissimi,

mentre vi ringrazio per la vostra disponibilità ad accettare di porvi al servizio dell’Istituto "Santa Famiglia" (o come Delegato o come collaboratori), mi preme condividere con voi e i fratelli e sorelle dell’Istituto la gratitudine del Superiore Generale e mia personale a don Dante Innocenzo per la dedizione, la passione paolina, l’abnegazione e la gratuità con cui ha svolto il suo servizio.

Dalla consultazione effettuata, i fratelli e sorelle dell’Istituto ringraziano Dio per:

  • il clima sereno che l’Istituto sta vivendo,
  • la preziosità del servizio di animazione finora svolto dai confratelli paolini,
  • la ricchezza degli strumenti che sono messi a loro disposizione,
  • l’efficace organizzazione dell’Istituto stesso,
  • il progressivo avvicinamento alla Famiglia Paolina e alla Società San Paolo in particolare.

Guardando al futuro dell’Istituto, credo sia necessario rispondere decisamente ad alcuni degli aspetti vitali per il futuro dell’Istituto "Santa Famiglia", emersi in parte dalla consultazione. Pertanto diventa programmatico per il vostro servizio che vi adoperiate affinché i membri dell’Istituto:

  • crescano nella spiritualità paolina, con particolare attenzione alla Parola di Dio, come via per testimoniare e servire Cristo nel loro ambiente di vita;
  • siano accompagnati nell’impegno missionario di evangelizzazione paolina, oltre che nel servizio in ambito di pastorale familiare;
  • abbiano un ulteriore miglioramento della formazione umana e spirituale: di coppia, dei singoli e dei gruppi;
  • memori dell’invito di don Stefano Lamera che "non c’è Santa Famiglia senza il sacerdote e non c’è il sacerdote senza la Santa Famiglia", coltivino l’amore per i sacerdoti;
  • e promuovano nel loro ambiente di vita le vocazioni per la Società San Paolo e la Famiglia Paolina tutta.

È inoltre necessario, da parte vostra:

  • avere maggiore attenzione verso le coppie giovani; attenzione che nasca da un reale servizio alle loro necessità e si apra, se è volontà di Dio, a una prospettiva vocazionale per l’Istituto stesso;
  • studiare un chiaro progetto formativo che aiuti gli aspiranti e i novizi a meglio entrare nella vocazione dell’Istituto, nella sua spiritualità e missione;
  • chiarificare ulteriormente la struttura organizzativa dell’Istituto e i ruoli di essa (dai responsabili nazionali ai consiglieri dell’Istituto, dai delegati zonali ai responsabili locali), mirando a un ruolo più da protagonisti delle coppie nella vita dell’Istituto ai vari livelli;
  • che ci sia una vera collaborazione tra i Delegati dell’Istituto "Santa Famiglia" e dell’Istituto "Gesù Sacerdote" e i rispettivi Consigli Nazionali per riprendere un cammino coordinato tra i due Istituti in un clima sereno e collaborativo;
  • che si miri a coinvolgere il più possibile i confratelli dell’IGS nell’animazione e formazione dei membri dell’ISF;
  • prestare attenzione ai figli dei membri dell’ISF con opportune proposte di animazione e specifici itinerari formativi;
  • definire la modalità di gestione di Spicello nella linea di quanto già avviato in questi mesi.

In particolare dal Delegato dell’Istituto e dai confratelli collaboratori, i fratelli e sorelle dell’Istituto si attendono che siano sempre più padri spirituali, capaci di ascolto e di vicinanza; e sappiano sostenerli nelle problematiche quotidiane per aiutarli a giungere a quella santità di vita che diventa fermento apostolico nel loro ambiente.

Cari confratelli, vi invito a focalizzare insieme al Delegato dell’Istituto "Gesù Sacerdote" che sarà nominato nei prossimi mesi (ho avviato in questi giorni le consultazioni) un progetto di animazione e di collaborazione tra i due Istituti in modo da riprendere la complementarietà e la collaborazione che ha sempre caratterizzato i due Istituti. Sono certo poi che saprete vivere in atteggiamento di collaborazione fraterna tra voi e con i fratelli e le sorelle che vi vengono affidati.

Don Ampelio Crema ssp
Superiore Provinciale

   
DOCUMENTI UFFICIALI

Testo della lettera ricevuta da don Dante
dal Delegato generale 
don Juan Manuel GALAVIZ

 

Roma, 18 novembre 2009

Carissimo don Dante,

faccio di tua conoscenza che il Superiore generale don Silvio Sassi ha nominato DON OLINTO CRESPI, per sei anni a partire dall’8 dicembre 2009, Delegato per l’Istituto "Santa Famiglia" della Provincia Italia.

È mio dovere esprimerti il più vivo ringraziamento per il sollecito servizio che hai prestato lungo i sei anni (e poco più) del tuo mandato. Hai dato prova di un grande amore all’Istituto "Santa Famiglia" e ti sei prodigato senza riserve. So benissimo che è per te un grandissimo sacrificio arrivare al termine del tuo mandato; non lo dico perché io ti ritenga attaccato all’incarico, ma perché ho tante prove della paterna sollecitudine con cui ha servito l’Istituto. Questa volontà di servizio, e quindi il tuo amore all’Istituto, ti chiede ora la testimonianza della tua obbedienza, assieme alla tua disponibilità per offrire al nuovo Delegato tutte le indicazioni e gli aiuti necessari per un avvicendamento sereno, senza interruzione del bene compiuto e programmato. Sarà don Olinto a fissare il tempo e le modalità adeguate a tale avvicendamento. Inoltre – se mi permetti un suggerimento – ti darei questo consiglio: anche quando avrai ricevuto un nuovo incarico dal Superiore provinciale, farai bene se ti manterrai sempre disponibile a quelli occasionali servizi che il nuovo Delegato vorrà chiederti a favore dell’Istituto.

Ancora un suggerimento: allontana da te – qualora ci fosse – il pericolo di considerare il non rinnovamento del tuo mandato come un segno di poca stima di quanto hai compiuto per l’Istituto. Una scadenza è un fatto normale nella vita religiosa; ci ricorda inoltre che, pur nel doveroso e comune impegno di essere sempre in servizio, in nessun campo ci riteniamo indispensabili né possiamo dubitare della sapiente Provvidenza di Dio.

Con affetto fraterno, in Cristo, in Maria, in San Paolo.

P. Juan Manuel GALAVIZ, ssp
   

Testo della lettera ricevuta da don Dante
dal Superiore provinciale don Ampelio CREMA

Roma, 21 luglio 2010

Caro don Innocenzo,

a seguito dei colloqui intercorsi e avuto il consenso del mio Consiglio nella seduta del 26 giugno 2010, ti comunico con la presente il tuo trasferimento alla Comunità di Roma Primo Maestro. Qui ti accoglierà il Superiore don Renato Buldrini, dal quale dipenderai secondo quanto previsto dagli artt. 175, 178, 178.1 delle Costituzioni e Direttorio.

Ti trasferirai entro il prossimo 8 settembre e ti inserirai a tempo pieno nel presbiterio della parrocchia Santa Maria Regina degli Apostoli alla Montagnola, in stretta collaborazione e accordo con il parroco don Primo Gironi. Ho già incontrato il Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, S. Em.za Card. Vallini, che ufficializzerà questa tua presenza e ministero nella pastorale parrocchiale.

Viste le varie operazioni in atto, continuerai anche a seguire l’Oasi San Giuseppe di Spicello (PU), impegnando fin da ora ad introdurre don Roberto Roveran per seguire insieme i lavori; a fine gennaio 2011 è bene verificare con il Superiore Provinciale il cammino in corso in modo che tu possa passare le consegne al massimo entro giugno 2011.

Ti sono riconoscente per quanto hai fatto in questi sei anni a servizio dell’ISF e per la disponibilità dimostrata nell’accettare questo nuovo trasferimento e incarico, certo che opererai per il bene del popolo di Dio con vero spirito paolino, in collaborazione costruttiva con i fratelli del presbiterio e con l’entusiasmo e la tenacia che ti contraddistinguono.

In Cristo Maestro Via, Verità e Vita.

Don Ampelio CREMA, ssp
Superiore Provinciale
   

Il saluto di don Dante:

Mentre riconfermo la mia piena disponibilità a compiere, con fede e generosità, quanto l’obbedienza mi chiede, non posso non manifestare la mia gratitudine al Signore per il dono concessomi di aver potuto servire l’Istituto Santa Famiglia per oltre sei anni: è certamente molto più quello che ho ricevuto di quanto ho potuto donare!

Lavorare per le famiglie, e per giunta "famiglie consacrate", è stato per me un arricchimento sotto molti punti di vista. E di questo ringrazio cordialmente ogni membro dell’Istituto.

Qualcuno ha detto che ho fatto molto; certamente ho la consapevolezza di essermi sforzato di dare tutto me stesso: in energie, interessi, tempo…: le necessità dell’Istituto sono state sempre al primo posto; ma sono convinto che si sarebbe dovuto fare molto di più, soprattutto nell’ambito della pastorale dei fidanzati e delle coppie giovani, ma anche per le coppie professe di lunga data: il rischio di adagiarsi o di sentirsi arrivati è sempre una tentazione; mentre la consacrazione e la missione, proprie dell’ISF, corrispondono veramente ad un mirabile progetto divino, e come tale sempre attuale, sempre in crescita, inesauribile.

E che dire della pastorale per le coppie in difficoltà, divise, risposate? …e dell’urgente problema di un’adeguata educazione dei figli? …e della promozione e utilizzo della buona stampa, formidabile mezzo di educazione umana, civile e cristiana? Ecc., ecc., ecc., quanto ci sarebbe da fare!

Ma mi sia anche consentito di dire che l’Istituto Santa Famiglia è entrato così profondamente nella mia persona che ormai orienterà ogni altro mio servizio pastorale. E va da sé che vi terrò sempre presenti nella preghiera, così che il mio contributo per l’Istituto non terminerà mai.

Vi benedico tutti!

Sac. Innocenzo DANTE ssp

Roma, 20 agosto 2010
   

Un Istituto, voluto da Dio,
per la salvezza delle famiglie
  

  • Don Dante, dopo sei anni del suo mandato di servizio presso l’Istituto "Santa Famiglia", lei sta passando ad un altro la responsabilità di questo importante Istituto. Vuole dirci qualcosa della sua realtà e caratteristiche?

R. Innanzitutto, un grande grazie a Famiglia Cristiana per l’attenzione che continuamente riserva a tutte le problematiche della famiglia: senza di voi la realtà familiare sarebbe ancora più preoccupante di quanto purtroppo constatiamo.

Circa l’Istituto "Santa Famiglia" tengo subito a precisare che esso non è un semplice movimento di buoni sposi cristiani, né una confederazione di buone famiglie, tantomeno un club di amici o un’agenzia di collocamento lavorativo… Esso è, per volontà di Dio, – accolta dal beato don Giacomo Alberione – un istituto di coniugi cristiani, portatori e fruitori di una particolare grazia dello Spirito, la cui testimonianza cristiana vuole essere sempre più impegnata, trasparente e gratuita. E diciamo anche che l’Istituto "Santa Famiglia", pur nella responsabile autonomia, precisata dallo Statuto approvato con decreto pontificio nel 1960, fa parte integrante della "Famiglia Paolina", fondata dal beato Alberione. Ecco perché lo dobbiamo sempre definire e comprendere come "Istituto Paolino di Vita Secolare Consacrata", e non già come un normale "Istituto Secolare".

  • Quando questo Istituto è sorto e quanto si è sviluppato?

L’Istituto "Santa Famiglia", desiderato ed esplicitamente voluto dal beato Alberione già negli anni 1950-1960 ed anche prima, è stato avviato strutturalmente soltanto dopo la morte del Fondatore e grazie all’opera di uno dei primi storici collaboratori di Famiglia Cristiana, don Stefano Atanasio Lamera, il noto curatore della rubrica "il Padre risponde".

L’Istituto si sta sviluppando in molte parti del mondo; anche se, ovviamente, è l’Italia che ha il numero maggiore di membri: oltre mille famiglie, che vanno da Trieste a Villa San Giovanni, fino alla Sicilia e Sardegna.

In Italia è formato da oltre 70 gruppi e tutti vengono sostenuti nel loro cammino formativo da una mensile catechesi biblica, da un annuale corso di esercizi spirituali (per il 2010 ne sono stati programmati 25), da una circolare o rivista trimestrale di oltre 70 pagine e da tante altre modalità di comunicazione e sostegno formativo.

  • Può dirci ancora qualcosa di più concreto sulla formazione dei membri?

Essendo un Istituto aperto alle coppie di sposi cristiani, la sua caratteristica fondamentale è quella di richiamare e promuovere tutto ciò che di cristiano evidenzia tale realtà:

  • l’unità e la complementarietà della vita di coppia,
  • il dialogo e l’armonia nella vita di coppia,
  • l’esemplarità e la crescita nella fede della vita di coppia,
  • la preghiera in coppia,
  • l’educazione umana e cristiana dei figli, manifestata unitariamente e armoniosamente dalla coppia,
  • e tutto ciò che consolida e testimonia l’unità della coppia.

Siamo convinti che solo una spiritualità di comunione possa garantire sia lo sbocciare di un serio fidanzamento che un’autentica vita coniugale. Altri aspetti che i membri dell’Istituto devono considerare fondamentali sono:

  • innanzitutto la dimensione ecclesiale-parrocchiale: sentano viva l’appartenenza alla Chiesa Locale e ne testimonino la collaborazione nella pastorale, diocesana o parrocchiale; perciò:
  • non si sentano gruppo elitario, ma discreto fermento nella vita parrocchiale;
  • unità e collaborazione con i loro parroci…
  • parallelamente sentano la dimensione apostolica paolina: l’impegno, il sostegno e la promozione dell’evangelizzazione nell’ambito della comunicazione sociale, naturalmente secondo le proprie capacità e possibilità. Questa dimensione devono sentirla come necessario, moderno e urgente apostolato che esprima il loro impegno di primi educatori dei loro figli.
     
  • Vuole offrirci un bilancio del suo sessennio di servizio nell’Istituto Santa Famiglia?

Chi lavora con le famiglie non dovrebbe mai fare bilanci che indichino traguardi raggiunti e conclusi. La famiglia è una realtà sempre da scoprire e da vivere, come lo è ogni opera educativa: non si impara mai abbastanza, e la continua verifica di come si pensa, di come si sceglie e di come si agisce dovrebbe essere costante per ogni formatore o educatore, sacerdoti e genitori per primi.

Comunque, posso attestare che i membri dell’Istituto sono cresciuti di numero e soprattutto di qualità: una crescente consapevolezza del dono che lo Spirito ha fatto loro chiamandoli a questa vocazione; vocazione che non toglie nulla alla loro vita di coppia, di famiglia, ma che anzi precisa, chiarisce ed arricchisce la loro vocazione coniugale e matrimoniale.

Attualmente abbiamo oltre una cinquantina di giovani coppie che stanno vivendo il loro periodo di conoscenza e prova della vita di Istituto (il così detto "noviziato"): è un segno della validità e attualità del cammino spirituale che esso propone.

Anche i voti che si emettono a conclusione del noviziato – ecco perché i membri dell’Istituto "Santa Famiglia" sono dei "veri consacrati" – sono, come diceva loro il nostro venerato beato Alberione, una vera ricchezza: la castità coniugale è il più grande amore, la povertà coniugale la più grande ricchezza e l’obbedienza coniugale la più grande libertà.

Io sono convinto – e l’ho anche constatato in molte coppie – che se tutte le coppie di sposi conoscessero e vivessero la spiritualità proposta dall’Istituto "Santa Famiglia", cioè una autentica spiritualità di comunione coniugale, avremmo quasi eliminato molte separazioni e divorzi, e ridotte molte esagerate tensioni coniugali. Dico sovente che basterebbe che tutte le coppie d’Italia partecipassero anche ad uno solo dei Corsi di Esercizi Spirituali che noi organizziamo, e avremmo dimezzato le rotture coniugali.

E poiché siamo nell’Anno Sacerdotale, mi sia permesso di dire e concludere che ogni Parroco dovrebbe desiderare di promuovere l’Istituto "Santa Famiglia" nella propria parrocchia: non avrebbe da temere nulla, ma ne constaterebbe solo gli immensi vantaggi per la vita della comunità parrocchiale che l’unico Buon Pastore gli ha affidato.
   

Gli impegni statutari
dei membri dell’Istituto Santa Famiglia

"Il cammino di una vita cristiana familiare; 
il segreto per una autentica santità coniugale"
  

6 - I membri dell’Istituto, perseguendo la perfezione evangelica nello stato coniugale, intendono "rispondere sempre più ardentemente all’amore di Dio", traducendo nella loro vita l’ideale di san Paolo: "Per me vivere è Cristo".

7 - Per attuare nella loro vita questo ideale…

  • alimentarsi della Parola di Dio
  • la preghiera individuale, di coppia, di famiglia
  • nutrirsi dell’Eucaristia
  • l’adorazione eucaristica
  • il santo rosario
  • esame di coscienza
  • periodica Confessione

8 - Ogni mese parteciperanno con sollecitudine ad una Giornata di ritiro spirituale promossa dall’Istituto, a carattere spirituale e formativo.

Prima formula

  • 9,30 – Celebrazione delle Lodi con invocazione allo Spirito Santo
  • 10,00 – Catechesi del mese
  • 11,00 – Adorazione eucaristica silenziosa
  • 12,00 – EUCARISTIA
  • 13,00 – pranzo fraterno
  • 14,30 – Cordiale condivisione sulla vitalità del Gruppo e dell’Istituto
  • 15,30 – Celebrazione dei Vespri

Seconda formula

  • 15,30 – Ora Media con invocazione allo Spirito Santo
  • 16,00 – Catechesi del mese
  • 17,00 – Adorazione eucaristica silenziosa
  • 17,45 – Celebrazione dei Vespri
  • 18,00 - Cordiale condivisione sulla vitalità del Gruppo e dell’Istituto
  • 19,00 – Cena fraterna
       

Nota bene

  1. Scusate: …si partecipi dall’inizio alla fine, "con sollecitudine", non per semplice dovere, ma per una arricchente esigenza vitale.
  2. La scelta della formula, per quanto possibile, sia condivisa da tutti i membri del Gruppo. La seconda formula sembra conciliare meglio tante doverose esigenze di ministero parrocchiale.

10 - Ogni anno vivranno intensamente il periodo egli Esercizi Spirituali, considerati come un vero dono del Signore, per ottenere "i frutti della purificazione, l’orientamento pieno della vita in Cristo" e per crescere nello spirito di fraternità proprio dell’Istituto.

Date e località per tutte le possibilità; oltre 20 corsi…: una vera ricchezza spirituale, psicologica e fisica!
  

  
I nostri "pilastri vocazionali"

2 - I membri, "mossi dallo Spirito "

  • per imitare più profondamente lo stile di vita della Famiglia di Nazareth;
  • per vivere più integralmente il dono della vita coniugale e così "santificare la comunità ecclesiale ed il mondo";
  • per compiere più efficacemente e dovunque l’apostolato;
  • si impegnano a cercare nel matrimonio la perfezione evangelica mediante i voti di castità, povertà e obbedienza coniugali, ordinando la loro vita secondo le linee del presente Statuto.

2.1 - "I coniugi Cristiani, in virtù del sacramento del matrimonio, col quale significano e partecipano il mistero di unità e di fecondo amore che intercorre tra Cristo e la Chiesa, si aiutino a vicenda per raggiungere la santità della vita coniugale".

2.2 - La condizione dei membri dell’Istituto "Santa Famiglia" è la "secolarità" in quanto essi tendono alla perfezione della carità nel mondo, mentre in senso giuridico e pertanto senza corpo organico, è aggregato alla Società San Paolo ed è parte integrale della Famiglia Paolina

3 - Nella loro condizione secolare e nell’ambito dei loro impegni sociali, i membri si dedicano, "per una evangelizzazione efficace", alla diffusione del messaggio della salvezza, principalmente secondo l’apostolato e lo spirito della Società San Paolo e delle altre Congregazioni della Famiglia Paolina, allargando così ai settori più diversi l’azione e l’influsso della sua missione specifica.

4 - I membri "svilupperanno tutte le loro possibilità cristiane ed evangeliche", "affinché il divino messaggio della salvezza sia conosciuto ed accettato da tutti gli uomini", specialmente nell’ambito della famiglia, primo nucleo educativo della società.

5 - I membri considerano la Santa Famiglia di Nazareth come il modello e l’esempio da imitare e ne celebrano la festa liturgica con particolare solennità.
Inoltre hanno una particolare "devozione" verso Gesù Divino Maestro, Maria Regina degli Apostoli e San Paolo Apostolo, "padre, maestro e fondatore" della Famiglia Paolina.    

CONVEGNO DEI RESPONSABILI ISF 2009
Relazione programmatica
per un fecondo cammino di vita
  

Abbiamo vissuto con grande impegno il Convegno dei Responsabili che si è celebrato ad Ariccia dal 4 al 6 settembre 2009. Nel convegno si sono vissuti profondi momenti di comunione. In attesa della pubblicazione degli Atti, riteniamo utile pubblicare subito la "relazione programmatica per l’anno 2009-2010", offerta ai partecipanti al Convegno.

Carissimi tutti in Cristo
e nella nostra bellissima "vocazione paolina"
dell’Istituto Santa Famiglia!

Grazie a Dio e a tutti voi…

Com’è proprio nella logica dell’amore – che, se anche è ripetitivo nelle forme, ha pur sempre una nuova valenza – non posso non iniziare la mia relazione ogni anno che allo stesso modo, e cioè ringraziando il Signore per il grande dono della vocazione all’Istituto "Santa Famiglia": scelti dal Signore per pura sua benevola gratuità! scelti per collaborare al Suo progetto di salvare le famiglie con le famiglie! Direi di più: scelti nonostante le nostre piccolezze e i nostri limiti, nonostante i nostri demeriti e talvolta anche nonostante le nostre contro-testimonianze! Ma ugualmente il nostro padre san Paolo ripeterebbe a noi ciò che diceva ai fratelli di Roma: «…anche voi, chiamati da Gesù Cristo, amati da Dio e santi per chiamata» (Rm 1,6-7).

Necessità di recupero…

Dirò subito che con molta attenzione ho analizzato le risposte al Questionario preparatorio di questo Convegno, che sono state presentate in apertura dei nostri lavori. Per cui, "grazie e complimenti" per la corresponsabilità e trasparenza dimostrata da quasi tutti: hanno risposto quasi la totalità dei Gruppi, e sono certo sia questo il primo frutto di ogni Convegno: attraverso la riflessione e verifica comune, possiamo riconfermare il dono della nostra vocazione, prendere coscienza delle luci e delle ombre che vi sono e riproporci di andare avanti col Signore e secondo il Signore.

Ma ritengo di fare un vero servizio venendo più al concreto su quanto è emerso dal questionario-verifica.

1) Innanzitutto attesto che molti Gruppi, forse grazie soprattutto ai loro bravi Responsabili, hanno confermato tutta la loro corresponsabilità e fedeltà al dono della vocazione all’Istituto "Santa Famiglia"; altri, invece – devo dirlo per amore di obiettività, ma ho tanta fiducia che vi sarà presto una ripresa – sembra siano entrati in uno stallo di stanchezza, di apatìa, direi di sterile vecchiaia; eppure, per una vita autenticamente cristiana, non dovrebbe esserci spazio per stagioni di sterilità…

Coraggio, fratelli carissimi, vedremo assieme di ricercare le cause di questa stanchezza, ma cominciamo subito a verificarci.

  • Siamo ancora convinti del dono di questa vocazione? La comprendiamo? Viviamo il quotidiano con spirito di fede?
  • Preghiamo tutti i giorni? Ci alimentiamo di Vita Eucaristica e di Parola di Dio? Recitiamo, almeno qualche volta alla settimana, il santo Rosario?
  • Facciamo l’esame di coscienza individuale e di coppia? Andiamo a confessarci?
  • Siamo fedeli e puntuali al Ritiro mensile, agli Esercizi Spirituali annuali, al periodico "incontro di fraternità"? Leggiamo e ci confrontiamo con la circolarina "Gesù Maestro"? Consideriamo il gruppo come "famiglia di famiglie" e vi offriamo il nostro contributo?
  • E ancora: Stiamo ragionando con i criteri della fede o con quelli della sociologia, della politica, della moda o della pura razionalità individuale? Il relativismo, il secolarismo, il materialismo, la mondanità, denunciati continuamente dal Papa non stanno forse infettando anche le nostre persone e le nostre famiglie?
  • Quali valori cristiani testimoniamo e comunichiamo ai nostri figli e nipoti? Il programma di san Paolo e del nostro Beato Fondatore: Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me, è diventato nostro programma di vita?

Carissimi fratelli e sorelle, scusatemi se sono così esplicito, ma come potrei servirvi senza riferirmi alla fedeltà vocazionale? Né si dica troppo superficialmente che ci manca il sacerdote, che il Delegato non si fa vedere, che i Responsabili sono intrattabili, che l’Istituto non sa donare più nulla, ecc., ecc. Rispondo: come la prima cellula vivente dell’Istituto Santa Famiglia era costituita da Giuseppe, Maria e dal loro divin figlio Gesù, così l’Istituto "Santa Famiglia" è ciascuna coppia fedele; e la fedeltà e l’esemplarità di una coppia diviene benefico stimolo per tutti e generatrice di altre vocazioni. Ripeto sovente: se in un gruppo, uno, due o anche più membri sono tiepidi, gli altri dovrebbero rispondere con un sussulto di maggior impegno. Crediamo o no che lo Spirito è più forte del maligno? che il bene vince il male? Chi si adegua al male fa più male di chi lo compie.

Non cogliete alla lettera ciò che dico, comprendetene il significato; so bene che sovente male e bene crescono assieme, ma guai se rallentiamo il nostro impegno! guai se ci giustifichiamo e non facciamo il bene che dovremmo fare! La santità anche di uno solo, poco per volta, genererà santità; come la mormorazione di uno, se continua, può infettare tutti…

Quei pochi Gruppi o anche quei singoli membri che sembrano essere in crisi si chiedano sinceramente:

  • Stiamo sforzandoci di testimoniare la nostra vocazione, così come viene indicata dallo Statuto? Don Stefano Lamera – che tanto ascoltavamo o seguivamo – sarebbe orgoglioso di noi?
  • Sono le strutture di Istituto o di Gruppo che mancano, o non siamo noi personalmente che ci stiamo allontanando dall’originale progetto?
  • Abbiamo già letto quel prezioso libretto All’inizio era così? Forse san Paolo ripeterebbe ciò che rimproverava ai fratelli della Galazia: Mi meraviglio che, così in fretta, da Colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo, voi passiate ad un altro vangelo! (1,6ss) …O stolti Galati, chi vi ha incantati? Proprio voi – e qui mi si scusi se penso a qualche Gruppo dei primi attaccatissimo a don Stefano… – proprio voi, agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo Crocifisso! O stolti, chi vi ha incantati? (cf 3,1ss)

Non dimentichiamolo mai: l’Istituto "Santa Famiglia" non è un movimento di semplici buoni cristiani, né una confederazione di buone famiglie, né un club di amici, né tantomeno un’agenzia di collocamento lavorativo o un’opportunità per personali risorse economiche… Esso è per volontà di Dio, espressa attraverso il Beato Alberione, un Istituto di coniugi consacrati, portatori e fruitori di una grazia particolare dello Spirito Santo, la cui testimonianza cristiana vuole essere, con l’aiuto del Signore, sempre più impegnata, trasparente e gratuita.

Sì, carissimi, stupisce che proprio alcuni "gruppi-pilota" siano entrati in una fase di stallo, di scollamento, di invecchiamento, di apatìa…, mentre – proprio perché i primi, i più veterani – dovrebbero essere di traino, …dal momento che per la vita autenticamente cristiana non si danno stagioni di sterilità.

Per tutti san Paolo dice: «È Dio che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore. Fate tutto senza mormorare e senza esitare, per essere irreprensibili e puri, figli di Dio innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa. In mezzo a loro, voi risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita» (Fil 2,13-16).

Ho però il piacere di attestare che altri Gruppi – che sembravano "agonizzanti" o che attraversavano forti tensioni interne – in pochi anni si sono ripresi, sono aumentati di numero, si incontrano regolarmente, sono i primi collaboratori parrocchiali e sono contenti. Là dove si opera con lo Spirito e secondo lo Spirito si supera tutto e si cresce. E questo perché l’Istituto non è opera di uomini, ma di Dio; e a noi solo il compito di corrispondervi con fede: andare avanti col Signore e secondo il Signore.

2) Comunque, dalla conoscenza che, assieme a don Floriano, riesco ad avere dell’Istituto – il quale si estende in tutto il territorio nazionale ed è formato da oltre 70 Gruppi, suddivisi in sei zone circoscrizionali, che formano "una grande famiglia di oltre duemila figli" - mi sembra di poter dire che è un vero corpo sociale, la cui vitalità risulta solida, palpitante ed anche in crescita.

Certo, vi sono un po’ ovunque difficoltà personali, familiari, ambientali; incide un po’ ovunque anche la situazione di crisi economica, sociale e politica che attraversiamo; rimane molto preoccupante per tutti la crisi di valori che investe la famiglia; rimane una vera emergenza l’educazione e la trasmissione della fede; risentiamo tutti della difficoltà di una adeguata assistenza di "guide spirituali", di sacerdoti e di "sacerdoti paolini", ecc. Ma la realtà va affrontata così com’è.

  • Dobbiamo convincerci che questa vita che viviamo oggi è il dono di Dio per noi oggi: dono ed opportunità;
  • dobbiamo convincerci che la volontà di Dio la si vive nella realtà della quotidianità;
  • dobbiamo convincerci che, come cristiani e come consacrati, siamo chiamati a cristianizzare la società di oggi (non quella di ieri o di domani);
  • dobbiamo convincerci che siamo chiamati ad evangelizzare la famiglia di oggi;
  • dobbiamo anche convincerci che dobbiamo lasciarci continuamente evangelizzare dallo Spirito, per poter evangelizzare gli altri…

Lo shemà ebraico che Mosè ha trasmesso al primitivo popolo di Dio rimane sempre attuale: Ascolta, Israele: il Signore è nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze (Dt 6,4). Non rischiamo talvolta di essere dio di noi stessi? Carissimi, quando ci convinceremo che, dentro di noi, forse c’è ancora troppa autosufficienza, autoreferenzialità, orgoglio, desiderio di protagonismo? E che dire di quei fratelli che, scaduti da "responsabili di gruppo", disertano gli incontri o rimangono quasi appollaiati a vedere come vanno le cose?

Orientamenti

Vengo allora a due orientamenti che desidererei divenissero programmatici; due orientamenti che ritengo conseguenti al tema di questo Convegno:

1° orientamento: Recupero di ascolto, fede, stima
e collaborazione
da e con i nostri Sacerdoti

Siamo nell’Anno Sacerdotale. Siamo membri della "mirabile Famiglia Paolina". Conosciamo il significato di quell’aggettivo "mirabile", cioè: meraviglia di Dio! E noi dell’Istituto "Santa Famiglia", per di più, siamo anche storicamente e carismaticamente uniti all’Istituto "Gesù Sacerdote". Una meraviglia nella meraviglia! Io credo a quanto vi diceva don Lamera: «Non c’è Istituto "Santa Famiglia" senza l’Istituto "Gesù Sacerdote"; e non c’è Istituto "Gesù Sacerdote" senza l’Istituto "Santa Famiglia"». Vivere uniti ci arricchisce; vivere separati ci impoverisce!

Ripeto con convinzione che i nostri due Istituti hanno tra di loro un’unità carismatica e profetica: essi devono testimoniare alla Chiesa e all’Umanità la complementarietà, pur nella sostanziale diversità, tra il Sacerdozio e il Matrimonio. Da qui il nostro dovere per un recupero di fede nella nostra vocazione; da qui un recupero di stima verso ogni sacerdote, a cominciare dal parroco; da qui il nostro doveroso impegno per ogni forma di collaborazione parrocchiale.

Con l’ottica voluta dal Beato Fondatore ed espressa chiaramente da don Stefano Lamera, facciamo bene riascoltare alcuni passaggi riportati nel preziosissimo volumetto All’inizio era così:

  • Parlando del nostro Istituto, don Lamera diceva ai Sacerdoti di "Gesù Sacerdote": «A noi, cioè ai membri dell’Istituto "Gesù Sacerdote", (l’Istituto "Santa Famiglia") è stato offerto in eredità, per portarlo avanti nella Chiesa, per averne cura, per farlo crescere in albero rigoglioso. A differenza degli altri Istituti, questo può crescere solo in quanto vi sono dei sacerdoti che, convinti della grandezza della causa, si fanno strumenti docili nella mani di Dio per illuminare i fedeli e comunicare loro la grazia. L’Istituto "Santa Famiglia" ha bisogno di sacerdoti di grande fede, intimamente convinti che la consacrazione mediante i consigli evangelici è dono grande, offerto da Dio ai coniugi, alla Chiesa, all’intera umanità. È un nuovo mezzo per sviluppare e crescere la grazia del sacramento del Matrimonio fino al suo vertice. Avremo famiglie sante, vocazioni grandi per la Chiesa e per la società» (cf o.c., pag. 73).
  • «…L’Istituto "Santa Famiglia" è affidato in particolare a noi sacerdoti paolini diocesani… Sarebbe bene che, accanto ad ogni sacerdote del nostro Istituto, nella sua parrocchia, ci fosse almeno una famiglia preparata alla consacrazione. È un impegno delicato di proposta e di guida che ci compete» (cf o.c., pag. 74).
  • Riferisce don Gauss: «…Parlando dei due Istituti aggregati di cui ci occupiamo, don Lamera non ha esitato ad applicare il "Di qui voglio illuminare" all’Istituto "Gesù Sacerdote" ed ai sacerdoti consacrati che vi appartengono. "Uomini nuovi per guidare la società nuova", ha invece definito gli appartenenti all’Istituto "Santa Famiglia"» (cf o.c., pag. 77).
  • È evidente che l’Istituto "Santa Famiglia" nasce e si sviluppa là dove un sacerdote, veramente convinto, si impegna a farlo nascere. Molti coniugi attendono l’annunzio di questo dono di Dio! Potrebbero essere vere per alcuni di noi le parole di san Paolo: «Guai a me se non avrò evangelizzato» (cf o.c., pag. 80).

Queste citazioni, carissimi, come appare chiaro, sono rivolte ai Sacerdoti dell’Istituto "Gesù Sacerdote"; e sono parole che ci entusiasmano per la bellezza carismatica che esse rivelano; ma, implicitamente, fanno comprendere anche a noi come debba essere il nostro sentire verso i Sacerdoti dell’Istituto "Gesù Sacerdote" e verso ogni sacerdote, a cominciare dal parroco. Se si parla di papà si parla anche di mamma; se del marito anche della moglie; se dei figli anche dei genitori: tra il nostro Istituto e quello di "Gesù Sacerdote" vi è una comunicazione sostanziale e vitale che fa circolare la linfa come nei vasi comunicanti.

Ascolto, fede, stima e collaborazione: ecco allora le prime quattro parole-chiave che dobbiamo fare nostre per un reale e fruttuoso recupero relazionale con tutti i Sacerdoti, a cominciare dai nostri parroci. Non posso qui dilungarmi in una riflessione che sarebbe per altro assai interessante; ma mi limito almeno a dire:

  • ascolto, perché «la fede viene dall’ascolto» (Rm 10,17), e solo ascoltando la Parola di Dio e ascoltandosi reciprocamente, secondo l’ordine e il grado ricevuti dalla chiamata di Cristo, possiamo "intelligere" ("intus legere" = leggere dentro) la sua Volontà nei nostri confronti ed essere aiutati dalla grazia di Dio per metterla in pratica. In famiglia, nella vita, nell’Istituto, in parrocchia.
  • fede, perché la persona del sacerdote, di ogni sacerdote, rappresenta la persone di Gesù Cristo e ne veicola su di noi tutta la vitalità: senza i sacerdoti non entrerebbe in noi la vitalità divina! Non cresceremmo come figli di Dio!…
  • stima, perché la nostra sarebbe una fede sterile se non venisse alimentata dalla consapevolezza della grande dignità di ogni sacerdote ricevuta da Cristo stesso; solo stimandoli noi riusciamo ad amarli, ad ascoltarli…
  • collaborazione, perché la porzione di Regno, cui è chiamato a servire ogni sacerdote, non appartiene a lui, ma è di Dio; e tutti i suoi membri sono chiamati a cooperare. A questo proposito, rileggiamo ciò che scrive san Paolo agli Efesini: «Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti. A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. […] Egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’ uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza del Cristo…» (Ef 4,4-13).

Ma queste quattro parole – ascolto, fede, stima e collaborazione – avranno senso e diverranno programma di vita solo se ciascuno di noi le feconda con una quotidiana o comunque frequente preghiera per i sacerdoti. Come ciascuno di voi, genitori (e nonni), tutti i giorni o comunque sovente prega per i propri figli (e nipoti), così ne sia sostanziata la fede-fiducia, la stima e la collaborazione-aiuto; tale deve essere la vostra relazione con i sacerdoti, a cominciare dal vostro parroco.

E, pregando per i sacerdoti, dovrebbe crescere in noi anche la preghiera per le vocazioni al sacerdozio. Pregare perché il Pastore della messe mandi buoni operai alla sua messe, cioè alla Chiesa, alle parrocchie, ed anche alla Famiglia Paolina da Lui voluta: questo è un dovere di amorosa coerenza: pregare perché il Signore susciti novelli apostoli della comunicazione sociale, di cui la Società San Paolo ne ha urgentissimo bisogno.

Sì, carissimi, la Società San Paolo ha urgente bisogno di vocazioni; e poiché noi siamo carismaticamente uniti alla Società San Paolo più ancora che alle altre istituzioni che formano la Famiglia Paolina, noi della Santa Famiglia dobbiamo sentire forte il dovere di pregare per queste vocazioni: oso dire che senza la Società San Paolo si spegne il nostro particolare carisma; con la Società San Paolo in crescita cresciamo anche noi! Allora pregare per le vocazioni alla Società San Paolo; promuovere il carisma apostolico della Società San Paolo; e pregare anche perché il carisma e la missione specifica della Società San Paolo siano capiti e ben vissuti.

Concludo questo primo orientamento con un imperativo volutamente categorico: non ragioniamo più su cosa dovrebbero fare i nostri sacerdoti per noi, per le nostre famiglie, per il nostro Istituto; non chiediamo più alla Società San Paolo di capirci e sostenerci; chiediamoci piuttosto cosa possiamo fare noi per loro: tutto il resto verrà da sé.

Ma, come Delegato, desidererei anche che si recuperasse quanto vi consigliava don Stefano: ciascuna famiglia dell’Istituto adotti come "figlio maggiore" il proprio parroco o comunque un sacerdote, e vedremo una rifioritura di collaborazione! E, facendo la Prima Professione nell’Istituto, perché non sottoscriviamo questa "spirituale adozione" impegnandoci a pregare per un dato sacerdote? Tutto il resto verrà da sé.

2° orientamento: Recupero del senso della nostra "missione"

Non vi nascondo, fratelli e sorelle carissimi, che quello della missione è un aspetto che da più di un anno mi sta tormentando. Girando per l’Italia, incontrandovi nei vostri Gruppi o durante gli Esercizi Spirituali o in occasione dei Ritiri mensili o ricevendo le vostre lettere… vengo sempre più chiedendomi: nei membri dell’Istituto sta consolidandosi il senso della "missio" propria dell’Istituto "Santa Famiglia"? I miei fratelli riescono a conciliare gli impegni coniugali e familiari propri con un’attenzione agli altri? La nostra "carta d’identità" non rischia forse di rimanere lettera morta? Verifichiamola:

L’ISTITUTO "SANTA FAMIGLIA" è nato dal cuore del Beato don Giacomo Alberione, Fondatore della Famiglia Paolina, composta da dieci istituzioni. "Aggregato" per un particolare dono di Dio alla Società San Paolo, da cui promana lo specifico carisma spirituale ed apostolico, è "un istituto paolino di vita secolare consacrata" per coniugi.

L’Istituto "Santa Famiglia" si propone come fine la santità della vita familiare e come missione specifica:

  • l’annuncio di Cristo Maestro Via, Verità e Vita, con la testimonianza della vita coniugale;
  • la promozione delle diverse forme di apostolato familiare;
  • l’aiuto ai fidanzati nella preparazione al matrimonio;
  • il sostegno, psicologico-morale-materiale, alle famiglie in difficoltà;
  • l’inserimento e la collaborazione nelle iniziative parrocchiali e diocesane per la famiglia;
  • fedeli al loro Fondatore, essi prestano particolare attenzione ed impegno all’evangelizzazione con gli strumenti della comunicazione sociale, quale privilegiata forma di promozione umana e cristiana, "affinché Cristo viva in ogni uomo secondo lo spirito di San Paolo" (Cf Statuto, art. 37).

E il quarto capitolo dello Statuto, che con i suoi 6 succosi articoli offre una gamma immensa di possibilità di apostolato, viene recepito e corrisposto?

  • promuovere l’adorazione eucaristica all’interno della propria parrocchia, specialmente in quest’anno per chiedere santi e tanti sacerdoti;
  • regalare strumenti di fede: immagini e libretti adatti in occasioni di compleanni, battesimi, comunioni, matrimoni, anniversari;
  • diffondere la buona stampa: Famiglia Cristiana, La Madre di Dio, libretti sulla Parola di Dio del giorno, ecc.;
  • in quest’Anno Sacerdotale diffondere la preghiera sacerdotale nelle proprie parrocchie e diocesi, ecc.

Non si tratta di fare tutto, ma fare quello più possibile per noi e che riteniamo più utile per gli altri. E a fondamento di tutto ci sia sempre la preghiera e l’amore di Dio e del prossimo. Chiediamoci allora: si consolida in noi la consapevolezza e la corresponsabilità apostolica?

Certamente, carissimi, conosco bene il lavoro che molti di voi compiono nei Corsi in preparazione al matrimonio, o nelle catechesi ai bambini, o nella visita agli ammalati, o nell’animazione in cenacoli di preghiera o un certo impegno per la diffusione della buona stampa ed ora anche nella realizzazione dell’ "edicola paolina-cristiana", valida forma di apostolato che ci permette di vivere in simbiosi con lo specifico apostolato paolino della comunicazione e le urgenze della Chiesa.

Ma io devo pensare a tutti; anzi, come Delegato oso dire che devo essere un po’ la coscienza critica dell’Istituto. È per questo che vengo chiedendomi se esista una vera e propria "coscienza missionaria" nel nostro Istituto; che tale coscienza esista in qualcuno, non vuol dire che sia presente in tutti o in quasi tutti; mentre essa dovrebbe essere una consapevolezza comune, come comune è la consapevolezza del dono della nostra vocazione.

Che ne direste se un sacerdote non avesse il senso della sua missione? Che ne direste di genitori che non hanno il senso della loro missione?

Così deve dirsi per voi membri dell’Istituto "Santa Famiglia". Non siete genitori generici, come ogni altro genitore cristiano. Al dono della vostra specifica vocazione il Signore affida anche una specifica missione, più impegnativa, più grande, più bella di quella di altri comuni genitori.

Nonostante tanta buona volontà, mi sembra che vi sia ancora troppa dicotomia tra vita spirituale individuale o di coppia e vita ecclesiale ed apostolica. Ho l’impressione che se da una parte si sa di essere cristiani ed anche consacrati, non è ancora sufficientemente maturato il senso della ecclesialità di cui facciamo parte; per cui lo stesso senso della missione e la sua pratica sono disattesi.

1) Scriveva Giovanni Paolo II nella Christifideles laici dell’ormai lontano nel 1988: «Il fedele laico «non può mai chiudersi in se stesso, isolandosi spiritualmente dalla comunità, ma deve vivere in un continuo scambio con gli altri, con un vivo senso di fraternità, nella gioia di una uguale dignità e nell’impegno di far fruttificare insieme l’immenso tesoro ricevuto in eredità. Lo Spirito del Signore dona a lui, come agli altri, molteplici carismi, lo invita a differenti ministeri e incarichi, gli ricorda, come anche lo ricorda agli altri in rapporto con lui, che tutto ciò che lo distingue non è un di più di dignità, ma una speciale e complementare abilitazione al servizio (...). Così, i carismi, i ministeri, gli incarichi ed i servizi del Fedele Laico esistono nella comunione e per la comunione. Sono ricchezze complementari a favore di tutti, sotto la saggia guida dei Pastori» (n. 22).

2) Al n. 32: «La comunione con Gesù, dalla quale deriva la comunione dei cristiani tra loro, è condizione assolutamente indispensabile per portare frutto: "Senza di me non potete far nulla" (Gv 15, 5). E la comunione con gli altri è il frutto più bello che i tralci possono dare: essa, infatti, è dono di Cristo e del suo Spirito. Ora la comunione genera comunione, e si configura essenzialmente come comunione missionaria. Gesù, infatti, dice ai suoi discepoli: "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga" (Gv 15, 16). La comunione e la missione sono profondamente congiunte tra loro, si compenetrano e si implicano mutuamente, al punto che la comunione rappresenta la sorgente e insieme il frutto della missione: la comunione è missionaria e la missione è per la comunione».

Comprendiamo subito come nel pensiero del Papa vi è la certezza che non si può vivere una vita spirituale isolatamente, separati dagli altri; anzi, questa è autentica e cristiana nella misura in cui si apre agli altri, si impegna per gli altri, collabora alla crescita dell’unico corpo sociale, che, in pratica, è il Corpo di Cristo. Scopo e culmine di questa apertura, di questo impegno è l’annuncio del Vangelo di Gesù, l’annuncio di Cristo Signore.

Alcuni dell’Istituto si lamentano di non riuscire ad entrare in sintonia con il proprio parroco; è allora questa la situazione nella quale pregare e lavorare di più con volontà di comunione, mai appartandosi o autoescludendosi, anche quando è lo stesso parroco a evitarci.

3) Scriveva ancora Giovanni Paolo II al n. 33: «È nell’ evangelizzazione che si concentra e si dispiega l’intera missione della Chiesa, il cui cammino storico si snoda sotto la grazia e il comando di Gesù Cristo: "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura" (Mc 16,15); "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo"» (Mt 28,20). «Evangelizzare – scriveva Paolo VI – è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda».

  • Per cui certamente urge dovunque rifare il tessuto cristiano della società umana. Ma la condizione è che si rifaccia il tessuto cristiano delle stesse comunità ecclesiali che vivono in questi paesi e in queste nazioni.
  • Ora i fedeli laici, in forza della loro partecipazione all’ufficio profetico di Cristo, sono pienamente coinvolti in questo compito della Chiesa. Ad essi tocca, in particolare, testimoniare come la fede cristiana costituisca l’unica risposta pienamente valida, più o meno coscientemente da tutti percepita e invocata, dei problemi e delle speranze che la vita pone ad ogni uomo e ad ogni società. Ciò sarà possibile se i fedeli laici sapranno superare in se stessi la frattura tra il Vangelo e la vita, ricomponendo nella loro quotidiana attività in famiglia, sul lavoro e nella società, l’unità d’una vita che nel Vangelo trova ispirazione e forza per realizzarsi in pienezza. (Cf o.c. n. 34)
  • Il problema missionario si presenta attualmente alla Chiesa con un’ampiezza e con una gravità tali che solo un’assunzione veramente solidale di responsabilità da parte di tutti i membri della Chiesa, sia come singoli sia come comunità, può far sperare in una risposta più efficace. (Cf o.c. n. 35)

Per non dilungarmi in un ritornello costante da parte del magistero della Chiesa, cogliamo almeno ciò che hanno scritto i nostri Vescovi nella Lettera aperta ai laici del 2005: «Una cosa è certa: il Signore ci chiama; chiama ognuno di noi per nome. La diversità dei carismi e dei ministeri nell’unico popolo di Dio riguarda le forme della risposta, non l’universalità della chiamata. Nel mistero della comunione ecclesiale dobbiamo ricercare la coralità di una risposta armonica e differenziata alla chiamata e alla missione che il Signore affida a ogni membro della Chiesa. Il momento attuale richiede cristiani missionari, non abitudinari» (Fare di Cristo il cuore del mondo, n. 2).

Ecco, allora, fratelli e sorelle carissimi, che risuonano sempre attuali le parole del nostro Beato Fondatore:

L’apostolato è il fiore di una vera carità verso Dio e verso le anime; è frutto di vita intensa, interiore. Suppone un cuore acceso, che non può contenere e comprimere l’interno fuoco. L’apostolato ci fa altoparlanti di Dio (CISP 800.809).

A queste illuminate parole non poteva che rispondere molto concretamente il nostro Statuto con l’articolo 32, che così recita: «Per i membri dell’Istituto l’apostolato è essenziale». Espressione categorica e programmatica. E prosegue nel dettaglio:

  • «"Apostolato fedelmente esercitato non solo nel mondo, ma con i mezzi del mondo, valendosi delle professioni, attività, forze, luoghi, circostanze che rispondono alle condizioni dei secolari; ...ricorrendo pure a ciò che è nuovo e ardito, sempre però, nello spirito della Chiesa e secondo le proprie norme" (CISP 1298). Avranno, comunque, una particolare attenzione circa l’uso dei mezzi tecnici e organizzativi moderni per fini apostolici».
  • «I membri ricorderanno sempre che, mentre "esercitano l’apostolato con la loro azione per l’evangelizzazione e la santificazione degli uomini", dovranno unirlo alla propria santità personale, in quanto "chi santifica se stesso contribuisce alla santificazione di tutta la Chiesa"».
  • «Associati per un particolare dono di Dio alla Società San Paolo, i membri rammenteranno sempre che il loro apostolato è vera predicazione, cioè "un atto salvifico in quanto produce la fede, che è il presupposto stesso dell’ordine soprannaturale, senza la quale è impossibile piacere a Dio"».

Il nostro Statuto prosegue con gli altri cinque articoli offrendoci una gamma immensa di possibilità di apostolato, il quale, se parte dall’ambito familiare, non può limitarsi e fermarsi lì. Dobbiamo dire che la dinamica della globalizzazione, di cui tanto si parla e a tutti i livelli, ha superato ogni confine ed ogni ambito, e incide positivamente e negativamente su tutto. Per cui dobbiamo affermare che impegnarsi in azioni apostoliche può risultare anche il miglior modo di servire, esplicitamente e implicitamente, sé stessi e la propria famiglia.

Carissimi, prima di raccogliere le mie riflessioni in questa relazione, avevo in animo di suggerire tanti altre forme di apostolato. Ma poi, rileggendo attentamente tutti gli articoli dello Statuto che trattano del nostro apostolato, devo ammettere che non manca proprio nulla.

Concludo con una citazione adottata dal cardinal Dionigi Tettamanzi a conclusione del Convegno Ecclesiale di Verona dell’ottobre 2007:

«Quelli che fanno professione di appartenere a Cristo si riconosceranno dalle loro opere. Ora non si tratta di fare una professione di fede a parole, ma di perseverare nella pratica della fede sino alla fine. È meglio essere cristiano senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo» (Sant’Ignazio di Antiochia, Lettera agli Efesini).

Per analogia, questo pensiero non richiama forse quello di don Stefano? «Voi non potete solo essere devoti della Santa Famiglia di Nazaret; voi dovete essere oggi la Santa Famiglia di Nazaret…». Quindi: è meglio essere la Santa Famiglia di Nazaret senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo! Esserlo nella consapevolezza chiara della propria vocazione ed esserlo nella sua larga missione a noi affidata.

Sac. Innocenzo DANTE ssp
Ariccia, 6 settembre 2009
   

Per un futuro dell’ISF

  
Carissimi,

riuscire a scrivere una relazione sul futuro dell’Istituto Santa Famiglia ci sembrava un’impresa ardua e quanto mai pretenziosa, ma soprattutto non poteva essere qualcosa di solo nostro.

Per questo abbiamo cercato di contattare tutti i gruppi attraverso le coppie di responsabili, affinché queste nostre parole potessero essere un coro di tutti, e la nostra voce la voce di tutti. Molti di voi riconosceranno tra queste righe le loro parole, che sicuramente ci sono state di grande aiuto e sostegno.

Ed ora prima di tutto desideriamo sottolineare la bellezza e la grazia che vi è nell’Istituto Santa Famiglia: siamo profezia e meraviglioso dono di Dio per il mondo!

1) In questo anno di speciale grazia per noi "paolini", abbiamo sentito il desiderio di farci guidare dal nostro "padre" san Paolo, proponendovi, all’inizio di questa relazione, un passo della Lettera ai Romani, affinché siano le esortazioni dell’Apostolo a illuminare le nostre menti.

Dalla Lettera di San Paolo apostolo ai Romani cap. 12:

1Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. 2Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.

3Per la grazia che mi è stata concessa, io dico a ciascuno di voi: non valutatevi più di quanto è conveniente valutarsi, ma valutatevi in maniera da avere di voi una giusta valutazione, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato. 4Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, 5così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri. 6Abbiamo pertanto doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi. Chi ha il dono della profezia la eserciti secondo la misura della fede; 7chi ha un ministero attenda al ministero; chi l’insegnamento, all’insegnamento; 8chi l’esortazione, all’esortazione. Chi dà, lo faccia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia.

9La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; 10amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. 11Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore. 12Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, 13solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell’ospitalità.

14Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. 15Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. 16Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi.

17Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. 18Se possibile, per quanto questo dipende da voi, vivete in pace con tutti.

a) Il giusto atteggiamento per pensare ad un futuro è quello a cui ci invita il nostro amato Apostolo: "Non valutatevi più di quanto è conveniente valutarsi"… Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi…". Il futuro è nelle mani di Dio e tutti noi siamo nulla di fronte all’immensità del suo progetto d’amore.

Quando qualcuno ci chiede di parlare dell’Istituto Santa Famiglia, spesso ci capita di rimanere disorientati: non è facile riuscire a trovare le parole giuste tanto è grande e a volte "misterioso" questo meraviglioso dono di Dio.

Sono diciotto anni che la nostra famiglia ha iniziato il cammino nell’Istituto: abbiamo respirato il profumo di chi è venuto prima di noi, di chi ha creduto in questo dono di Dio, di chi ha costruito e offerto tanto; abbiamo vissuto i momenti in cui era necessario essere fedeli alla chiamata affinché nessuno si sentisse troppo solo e demotivato per abbandonare il cammino (quante famiglie, che hanno scelto strade diverse, portiamo nel cuore! …sono proprio quelle che mai dobbiamo dimenticare, perché il Signore ce le ha poste accanto per un pezzo importante della nostra vita, e il nostro affetto e la nostra preghiera per loro non deve mai venire meno); ed ora ci proiettiamo verso il futuro in cui più che mai il Signore ci chiede di "offrire i nostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio".

b) Offrire la nostra vita a Dio! Questo e solo questo è il nostro futuro: solo in questa nostra personale offerta risiede il segreto del nostro futuro. Questa è l’unica novità possibile: annunciare Cristo con la vita! Solo se saremo credibili come singoli, come famiglie, come genitori, come fratelli nell’Istituto …il Signore continuerà a farà grandi cose!

Chi non ricorda le parole di Giovanni Paolo II al termine dell’anno giubilare, riportare dalla sua Lettera apostolica Novo millennio Ineunte: «Gesù, dopo aver parlato alle folle dalla barca di Simone, invitò l’Apostolo a "prendere il largo" per la pesca: Duc in altum» (Lc 5,4). Pietro e i primi compagni si fidarono della parola di Cristo, e gettarono le reti. E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci (Lc 5,6). Duc in altum! Questa parola risuona oggi per noi, e ci invita a fare memoria grata del passato, a vivere con passione il presente, ad aprirci con fiducia al futuro: Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi e sempre! » (Eb 13,8).

c) Tante cose saranno necessarie al cammino del nostro Istituto: nuove idee, nuovi programmi…, ma se mancherà la carità (agape), tutto sarà inutile. È lo stesso apostolo Paolo a ricordarcelo nell’inno alla carità: se anche parlassimo le lingue degli uomini e degli angeli, e avessimo una fede «da trasportare le montagne», ma poi mancassimo della carità, tutto sarebbe «nulla» (cfr 1 Cor 13,2). La carità è davvero il «cuore» della Chiesa, come aveva ben intuito santa Teresa di Lisieux: «Capii che la Chiesa aveva un Cuore e che questo Cuore era acceso d’Amore. Capii che solo l’Amore faceva agire le membra della Chiesa [...] Capii che l’Amore racchiudeva tutte le Vocazioni, che l’Amore era tutto».

Il futuro di ogni realtà a noi conosciuta (popolo, nazione, società, comunità) sta prima di tutto nella pace e nell’amore.

Tanti di voi ci hanno chiesto di proporre questa domanda: Nelle nostre famiglie, nei nostri gruppi si respira l’amore di Dio? Chi è al di fuori di noi, chi si avvicina per la prima volta ai nostri ritiri, si accorge subito del clima che si vive, percepisce subito se circola tra di noi amore; e talvolta china il capo, deluso e triste, perché non ha trovato quella luce di speranza che si aspettava da noi.

È allora fondamentale sforzarci tutti – sia individualmente che come coppia – verificarci sovente sull’amore che testimoniamo e, come direbbe san Paolo, fare a gara nel testimoniarlo. «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri» diceva Gesù e lo ripetevano gli Apostoli (Gv 13,35).

Vi citiamo una lettera di una giovane coppia: «Credo che sia capitato anche a voi di tornare da un ritiro mensile o da un corso di esercizi rinfrancati, pieni di energia spirituale, tanto che i nostri problemi quotidiani quasi svanivano di fronte alla serenità acquisita. Forse perché ci siamo sentiti accolti dal gruppo ed amati dal Padre, così come eravamo. Quando Gesù incontrava qualcuno gli volgeva lo sguardo, lo accoglieva, piangeva per lui… Così noi nei nostri gruppi dobbiamo imparare ad accoglierci, ad accettarci, ad amarci …ancora prima di confrontarci sui problemi. Nei nostri gruppi dobbiamo fare esperienza di Dio, essere portatori del suo amore nelle nostre famiglie, nel gruppo e nei confronti delle coppie giovani e del mondo, perché sarà il Suo amore a darci la forza e suggerirci le indicazioni per poter risolvere o farci accettare i nostri piccoli e grandi problemi quotidiani, e non le nostre discussioni».

d) "La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda": lo ripetiamo ancora "gareggiamo nello stimarci a vicenda!".

2) Parlando di futuro viene spontaneo pensare ai giovani.

Come tutti ben sappiamo una particolare attenzione è stata data all’apostolato verso le giovani coppie.

A questo punto un’analisi sarebbe doverosa, ma anche quanto mai difficile proprio per la complessità di questo apostolato.

Non è questa la sede per elencare tutto ciò che è stato fatto e si sta facendo; in molte occasioni sono state pubblicate le relazioni delle varie esperienze.

Riteniamo però doveroso rinnovare qui un cordiale ringraziamento per quanto ha fatto don Vittorio Stesuri. Ora, purtroppo, non vi è nessuno che abbia una piena attenzione a questa importante pastorale, quella dei Fidanzati e Giovani Coppie. L’Istituto Santa Famiglia è vasto, complesso, in crescita. Guidare ed animare un Istituto di oltre duemila persone, sposate, dislocate in tutta Italia, con oltre 70 gruppi, con oltre 20 corsi di Esercizi Spirituali all’anno, un Ritiro spirituale al mese e tante altre attenzioni … non è certo un’impresa semplice. Pensiamo, perciò, di interpretare il pensiero di tutti rivolgendo un esplicito invito al Superiore Provinciale perché quanto prima affianchi un sacerdote al già gravoso servizio che svolgono sia il Delegato e sia don Floriano. Ci piace pensare a ciò che sembra abbia detto anni fa un Superiore generale della Società San Paolo: l’Istituto Santa Famiglia sarà la salvezza della Società San Paolo. Allora la Società San Paolo dovrà ricuperare fiducia verso di noi e avviare una programmatica e concreta collaborazione, anche con l’offrirci almeno un terzo Sacerdote.

Chiusa questa doverosa parentesi, ritorniamo a noi. Ed è forse bene distinguere gli ambiti di questo apostolato:

  1. l’apostolato rivolto a tutte le famiglie
  2. e quello rivolto specificamente alle famiglie che iniziano il cammino nell’Istituto.

a) L’apostolato rivolto a tutte le famiglie

Così recita il nostro Statuto negli ultimi due punti dell’art.33:

I membri eserciteranno l’apostolato in seno alla propria famiglia:

- con il sostegno ad altre famiglie…

- con la guida serena dei fidanzati che si preparano al matrimonio.

e così è espressamente auspicato al n. 100 del Direttorio di Pastorale familiare:

"Particolari cure pastorali devono essere dedicate innanzitutto alle coppie-famiglie giovani…per aiutarle a scoprire la loro nuova vocazione e missione".

E ancora al n. 102:

"Sono perciò necessari, coraggio e creatività perché la comunità cristiana sia sempre più in grado di accogliere, accompagnare e aiutare le giovani coppie, riconoscendole e valorizzandole come soggetti attivi della loro stessa crescita".

Sono molte le coppie dell’Istituto che dedicano le loro energie nella preparazione dei fidanzati al matrimonio, nel seguirli negli anni successivi: nelle loro parrocchie, in diocesi, presso i consultori, nelle loro case… (vi sono esperienze di sposi che aprono la loro casa alle altre famiglie per incontri, momenti di preghiera, cene fraterne e vi assicuriamo che è un apostolato che funziona!); e molti ci hanno testimoniato come il materiale messo a disposizione dall’Istituto sia molto utile.

Su questo punto ci vorremmo soffermare: pensiamo a quanto materiale abbiamo a nostra disposizione e forse accumulato nelle nostre case …una montagna!

  • Tracce per le catechesi, per le adorazioni…; pensate a questi ultimi due anni le tracce che ci vengono distribuite ai corsi di Esercizi Spirituali: lo scorso anno la Lettera di san Paolo alle famiglie di Filippi e quest’anno la 2 Lettera a Timoteo: tutte ben commentate e con precisi spunti di riflessione: sono per noi, ma poi da noi devono venire utilizzate, comunicate, distribuite ad altri per essere luce per molti. Così pure sono state molto utili le catechesi per fidanzati e giovani coppie dal titolo "Tobia e Sara: il cammino di coppia" del prof. Fausto Negri, che possiamo ancora ritrovare sul sito internet.
  • E la circolarina Gesù Maestro: in quanti la leggiamo?

Forse dobbiamo tutti fare maggiormente tesoro di ciò che abbiamo; il nostro Centro si sta rivelando sempre più ricco di proposte e di sussidi: tocca a noi saperli utilizzare, con fantasia, adattando, arricchendo, attualizzando… certo se lasciamo "dormire" tutto nelle nostre librerie, non servono a nulla!

Per noi è stato motivo di arricchimento conoscere le esperienze di pastorale familiare che si svolgono nelle varie regioni d’Italia; spesso sono diverse, ma tali devono essere proprio perché diverse sono le varie realtà.

b) L’apostolato rivolto alle famiglie che iniziano il cammino nell’Istituto.

L’apostolato che ogni singola famiglia deve fare nei confronti delle famiglie nuove che entrano nell’Istituto, giovani e meno giovani, è un apostolato fondamentale.

Accogliere le nuove coppie; accompagnarle, leggere con loro lo Statuto, incoraggiarle, indirizzarle verso sacerdoti che possano essere per loro guide spirituali (ognuno deve mantenere il proprio ruolo, nessuno si sostituisca mai ad un sacerdote!). Ogni nuova coppia è affidata ad ognuno di noi – soprattutto come Responsabili di Gruppo – e non ce ne possiamo lavare le mani: cfr Statuto n. 75.1. Ciò vale per tutti i fratelli affidati alla nostra responsabilità, ma vale soprattutto verso i nuovi arrivati. Ci sarà chiesto a volte di cambiare le nostre abitudini, di rinunciare a qualcosa di noi, di affrontare argomenti che non ci piacciono o che già conosciamo… consapevoli che nessuno di noi è già arrivato al traguardo finale e tanto può ancora imparare.

3) Vi è un altro tema molto importante che non possiamo non affrontare perché sta tanto cuore a noi ma anche a tante famiglie che ci hanno telefonato e scritto: i figli delle famiglie dell’Istituto Santa Famiglia.

Non per essere nostalgici o senza fantasia, ma forse perché tanti momenti li abbiamo vissuti proprio con loro, non può tornarci alla mente il titolo del giubileo delle famiglie: "I figli: primavera della famiglia e della società" e ancora le parole di Giovanni Palo II: «I figli sono "primavera": che cosa significa questa metafora? Essa ci porta in quell’orizzonte di vita, di colori, di luce e di canto che è proprio della stagione primaverile. I bimbi tutto questo lo sono naturalmente. Essi sono la speranza che continua a fiorire, un progetto che continuamente si riavvia, il futuro che si apre senza sosta. Rappresentano la fioritura dell’amore coniugale, che in essi si ritrova e si consolida. Venendo alla luce, portano un messaggio di vita che, in ultima analisi, rinvia all’Autore stesso della vita. Bisognosi come sono di tutto, specie nelle prime fasi dell’esistenza, essi costituiscono naturalmente un appello alla solidarietà. Non a caso Gesù invitò i discepoli ad avere un cuore di bambini (cfr Mc 10,13-16). Oggi voi, care famiglie, volete rendere grazie per il dono dei figli e, al tempo stesso, accogliere il messaggio che Dio vi manda attraverso la loro esistenza».

Tra le considerazioni che ci sono giunte ne riportiamo una che bene ci sembra spiegare lo stato d’animo di tanti:

«La spiritualità dell’Istituto, incentrata sulla coppia e sul matrimonio, deve essere incarnata nella storia della famiglia che dalla coppia ha origine. I figli devono essere considerati con gli stessi occhi di Dio, che attraverso di essi ha fatto scorrere la storia della sua Alleanza con Israele e poi con le infinite moltitudini che hanno accolto la Parola di suo Figlio, unico redentore, fino a noi, sposi consacrati che hanno accettato di appartenerGli e di mettere nelle Sue mani presente e futuro.

Una spiritualità di famiglia e non solo di coppia si incarna in una accoglienza dei figli piccoli e grandi e si fa carico di un loro cammino specifico a fianco dei genitori, al quale i genitori stessi devono essere coinvolti perché Gesù cresceva in età, sapienza e grazia in famiglia e nella sua comunità di ebrei praticanti».

Forse il futuro del nostro Istituto sta anche nell’immaginare una spiritualità che coinvolga anche i figli, magari prevedendo momenti formativi anche per loro da poter seguire durante le giornate di ritiro e i corsi di esercizi spirituali.

Spesso succede che i nostri ragazzi quando sono piccoli sono "scaricati" a delle baby sitter; poi man mano che crescono si allontanano da questo cammino dei genitori che hanno vissuto sempre con una certa distanza. E allora ci chiediamo: il nostro cammino è per sante coppie o per sante famiglie?!

Sappiamo quanto sia difficile organizzare momenti formativi per i figli, ma esperienze come quella vissuta la scorsa estate da una cinquantina dei nostri ragazzi a Spicello ci dice che questo è possibile, magari in collaborazione stretta con l’intera Famiglia Paolina, che per prima forse deve intravedere nei nostri figli il suo futuro.

Sarà nostro impegno per i mesi futuri incontrare altre realtà che si occupano di spiritualità familiare e giovanile (ci vengono alla mente le famiglie del Movimento dei Focolari e di Rinnovamento nello Spirito) per cercare eventuali spunti e suggerimenti. Ripetiamo le parole dell’apostolo Paolo: "Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi".

Il nostro rischio a volte è quello di arroccarci nella presunzione che noi dell’Istituto Santa Famiglia siamo i migliori! Non valutatevi più di quanto è conveniente valutarsi, ma valutatevi in maniera da avere di voi una giusta valutazione Abbiamo pertanto doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi. Quindi, se altri possono insegnarci qualcosa per il nostro bene comune, ringraziamo il Signore e andiamo avanti.

Il desiderio di tanti è quello di sentirsi più accolti nell’Istituto assieme ai propri figli: è vero che ragazzini che disturbano durante le meditazioni e le celebrazioni liturgiche sono fastidiosi, ma è anche vero che è faticoso seguire un corso di esercizi con i propri bambini, col rischio di occhiatacce o insofferenze al primo strillo o alla prima corsetta! Forse anche qui è valida la giusta misura dataci da quell’affetto fraterno che deve animare i nostri cuori : i genitori devono educare i propri figli al rispetto e all’educazione anche se sono piccoli, approfittando delle pause libere non solo per la meditazione di coppia ma anche per dedicare tempo ai loro figli; e le famiglie con i figli che non disturbano più perché grandi, devono avere più pazienza e comprensione.

L’ultimo corso di Esercizi appena finito a Fognano è stato un momento di grazia stupendo anche per i figli! La cosa bella è che vi erano famiglie dell’Istituto che ormai da anni prendono le ferie per accudire i bambini dei fratelli che partecipano al corso: non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili!

Quest’anno, poi, vi è stata la presenza di alcuni figli più grandi di coppie dell’Istituto che hanno messo a disposizione la loro esperienza di educatori e sono riusciti a fare un gruppo bellissimo: alla fine del corso i ragazzi non avevano nessuna voglia di partire!

In ogni caso, per il prossimo anno si è deciso di prevedere due corsi di esercizi aperti soprattutto ai genitori con figli piccoli, adolescenti e giovani, in cui sarà assicurata una particolare animazione per bimbi, preadolescenti, adolescenti, fermo restando che tutti i corsi dovranno avere una giusta cura per i figli. Si è pensato uno a Fognano-Ravenna e uno a Pacognano-Napoli.

4) Infine, ma non ultima e non meno importante, è una nuova e particolare attenzione sempre più emergente della pastorale per i separati e divorziati.

Qualcuno ci diceva che non dobbiamo avere paura di mescolarci con la folla qualunque essa sia: Paolo ha annunciato Cristo ai pagani, ai greci, facendosi pagano e greco, tutto a tutti, per guadagnare sé stesso e gli altri a Cristo. Fare a tutti la carità della verità, ma con amore, affiancando queste situazioni con accoglienza e misericordia.

Ma, a forza maggiore, la nostra attenzione, comprensione e sostegno, e diciamo pure rispettoso ma coraggioso aiuto di discernimento per le coppie conviventi (figli o non). Noi che viviamo il dono dell’amore coniugale; noi che crediamo al dono dell’unità coniugale stabile e indissolubile; noi che abbiamo ricevuto la vocazione carismatica di questo sacramento dobbiamo sentire e coltivare il dovere pedagogico di illuminare quanti, figli o meno, non solo non comprendono questo, ma indeboliscono e compromettono la loro esistenza e la loro fede con una esperienza così precaria come la convivenza.

Tanto la pastorale per i separati e divorziati quanto quest’ultima per i conviventi meriterebbe tutta una lunga, articolata e propositiva riflessione. Noi l’abbiamo voluto almeno accennare perché non avvenga che una mentalità di "ipocrita tolleranza" si traduca in una "colpevole compiacenza". Anche qui il cristianesimo e la nostra vocazione sono una seria questione di obbedienza alla volontà di Dio, espressa anche attraverso il magistero della Chiesa, e quindi di coerente e coraggiosa testimonianza. Si dirà che di fronte a tante situazioni si può solo sopportare, compatire, soffrire ed accettare. Ma non vi sembra cristianamente più maturo almeno recuperare la potenza di una preghiera costante per queste situazioni, che da sola testimoni la nostra intima dissociazione e il nostro desiderio di recupero?

Concludiamo. Noi, Patrizia e Franco, desideriamo ringraziare tutti i fratelli che con il loro contributo ci hanno aiutato a scrivere questa relazione; abbiamo avuto la conferma di avere tanti amici nel Signore; e questo ci ha fatto sentire un po’ meno la nostra inadeguatezza a questo servizio che ci è stato chiesto di Responsabili Nazionali.

Sappiamo molto bene di non essere stati all’altezza di ciò che il Signore ci ha chiesto; probabilmente abbiamo anche deluso molti… Vi assicuriamo che in certi momenti non è stato facile; anzi, la tentazione di abbandonarci allo sconforto è stata grande; ma abbiamo capito (e qualcuno al nostro ultimo corso di esercizi ci ha aiutato a metterlo bene a fuoco!) che lo scoraggiamento è una delle più grosse tentazioni del diavolo!

Essere Responsabili Nazionali non è ciò che tutti normalmente si aspettano: organizzare, lavorare, telefonare, supplire, ecc. Ciò che a noi come a tutti voi responsabili dei gruppi è chiesto è di amare di più, di soffrire di più, di sopportare di più: perché (e lo sapete meglio di noi) vi criticheranno quando fate molto e sorgeranno invidie quando vi vedranno troppo in mostra; ma vi criticheranno anche quando sembra che non facciate nulla o troppo poco, o ciò che fate o dite non va loro a genio; tanti non si accorgeranno dei vostri sacrifici silenziosi, perché spesso non li vede nessuno… Ma l’amore di Dio è più grande di ogni sforzo e ci mette accanto tanti fratelli che ci rincuorano con il loro affetto e la loro preghiera, con la certezza che tutto questo contribuisce alla crescita cristiana di tutti.

Il futuro dell’Istituto Santa Famiglia ha le sue radici più profonde nel "passato" della Santa Famiglia di Nazareth, che per noi sarà sempre modello a cui ispirarci, da cui lasciarci guidare, da cui lasciarci amare.

a cura dei Coniugi Franco e Patrizia GUERRA
Responsabili nazionali per le Coppie Giovani

Ariccia, 13 settembre 2008
     

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Il sito dell’Ist. Santa Famiglia: http://www.stpauls.it/istit/santafamiglia.htm