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Lettera
del Delegato
Lettera
di nomina del sup. provinciale don Ampelio Crema
Linee programmatiche
Documenti
ufficiali riguardanti don Dante
Intervista
a don Dante
Convegno
dei responsabili 2009
Per
un futuri dell'Istituto Santa Famiglia
Per
contattarci
Biblioteca
don Alberione e di nostra produzione
Lettere
aperte del delegato a tutti i novizi dell'ISF
Anniversari
di matrimonio da ricordare
"Preghiera di
coppia" un valore da recuperare
Carissimi,
"Scrivo a
voi perché siete forti nella fede e avete creduto alla Parola
di Dio che da sempre portate nel cuore e dimora in voi" (cf
1Gv 2,12-18).
Al centro,
quindi, la Parola di Dio e la Persona di Cristo Maestro e
Signore.
Alla luce di
quanto ci ha insegnato il Fondatore, il beato Giacomo Alberione,
– "Chiamati a vivere integralmente il Vangelo di
Gesù Cristo, Via, Verità e Vita" – si innesta
così anche il nostro cammino di formazione
umano-spirituale-apostolica che rende sempre più nitida la
nostra identità e ci prepara al Convegno annuale sul tema "Educarsi
per educare".
Infatti, nella
nostra quotidianità di vita consacrata secolare abbiamo bisogno
di richiamare continuamente alcune certezze che rendono stabile
e visibile il nostro cammino di perfezione e santificazione.
Mai, come oggi,
sono veritiere le parole del Maestro Divino: "Siete nel
mondo, ma non del mondo…" (cf Gv 17,13-18),
impegno da assumere con consapevolezza e da vivere con coerenza.
Del resto è sempre più urgente comprendere l’analisi che
oggi si fa nel nostro essere cristiani.
Cioè si deve
prendere coscienza che la sacralità – religiosa, familiare e
sociale – è tramontata e noi dobbiamo passare da una
cristianità sacrale a una cristianità secolare (cf La
comunità cristiana e il compito urgente dell’educazione,
Paoline 2008, Commento di Lorenzo Leuzzi, cap. 1 e 2).
È troppo
importante avvertire questo "passaggio" perché ci
permette di vivere con più consapevolezza la consegna di Gesù
ai suoi discepoli anche nel contesto secolarizzato di oggi: "Voi
siete la luce del mondo, voi siete il sale della terra…
Risplenda così la vostra luce davanti agli uomini" (Mt
5,13-14).
Conformare
la vita a Cristo
Carissimi, oggi
dobbiamo andare, con più coraggio, controcorrente in una
società che va alla deriva e in un mondo sempre più disumano.
Abbiamo
bisogno, all’interno delle nostre famiglie, di riappropriarci
della nostra umanità e della nostra dignità di persone. Anche
questo impegno è una risposta alla sfida educativa che ci
coinvolge tutti.
Il beato
Alberione, in tempi di violenza generalizzata come i nostri, indica
nell’umanità di Cristo, vero Dio e vero uomo, la via per la
nostra umanità, garanzia di fraternità e di pace fra i
popoli.
C’è un
imperativo vivissimo del nostro Fondatore, che oggi è più che
mai impellente: l’umanizzazione del mondo, degli uomini e
delle persone, cioè: lo sforzo per aiutare le persone a
recuperare quel "supplemento d’anima", senza il
quale non si può sviluppare né trovare la via della pace e
della fraternità.
In altre
parole, oggi, come famiglia e come Istituto, siamo chiamati ad
evangelizzare la società contemporanea, con il cuore universale
di san Paolo, attraverso i veri valori umani ed evangelici
vissuti e testimoniati.
Nel Capitolo
Generale del 2004, la Società San Paolo ha fatto una scelta, a
tutto campo, su una opzione apostolica che richiama il motto
alberioniano "Gloria a Dio e pace agli uomini",
scelto appunto dal Fondatore e riproposto infinite volte, non
come semplice espressione ma come sintesi della sua e nostra
missione, che non si spiegherebbe senza lo sfondo storico che fa
del secolo scorso, e l’attuale, uno dei più violenti della
storia.
Il Fondatore
passa, allora, ad indicare chiaramente una metodologia per tutto
questo: "Tutta la vita paolina sia inserita in Gesù
Maestro, Via e Verità e Vita: la preghiera, la formazione, l’apostolato…
Conformare la vita a Cristo Maestro non è un consiglio,
è la sostanza (essenzialità) di essere o non essere
paolini" (don Alberione, Alla Comunità di Roma, 1957).
È il nostro contributo di umanizzazione per cristianizzare il
mondo.
Pertanto, il
principio dinamico e unificatore che qualifica la formazione di
ogni paolino è quello vissuto ed espresso da San Paolo: "Che
sia formato Cristo in noi" (Gal 4,19).
Il nostro
processo formativo passa, quindi, attraverso questo fondamento
teologico-spirituale della centralità di Cristo, dal quale
traggono identità carismatica tutta la formazione e la vita
paolina. La centralità di Cristo Maestro riassume e completa
tutte le devozioni. Infatti essa presenta Gesù Verità a
cui credere, Gesù Via da seguire e Gesù Vita a cui partecipare
(Pr DM 39).
È tutto l’uomo
nella mente, volontà e cuore innestato in Cristo. È questo il
nostro processo di formazione paolina.
Don Alberione
aggiunge: "Tutto sta qui: vivere Gesù Cristo Via e Verità
e Vita" per acquistare la nostra identità di consacrati
paolini.
Applicazioni
di spiritualità antropologica
Il principio
ispiratore: "Cristo Via, Verità e Vita",
quando viene applicato all’uomo diviene antropologia
spirituale e rafforza la personalità umana, in quanto tutto l’uomo
– mente, volontà e cuore – viene orientato a Cristo. La Gaudium
et Spes del Vaticano II ribadiva: "Chiunque segue
Cristo, l’uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo"
(GS, 41).
Il Fondatore,
ripetutamente, afferma in modo convinto: "Vivere Gesù
Cristo Via, Verità e Vita" è il metodo – pedagogia per
ogni paolino – che si sviluppa a tre dimensioni:
- Dimensione antropologica:
"L’educazione ha come scopo di formare l’uomo ad
usare in bene la sua libertà…; occorrono per questo
istruzione, profonde convinzioni…" (Abundantes…,
149).
- Dimensione spirituale:
la vita in Cristo è l’asse della pedagogia divina e di
tutto il cammino di ascesi, ossia lo sforzo di superarsi ed
avviarsi verso i veri valori.
- Dimensione apostolica:
l’uomo, immagine di Dio nel suo essere e operare ("l’uomo,
piccola trinità": cf Ut perfectus II, 149-150)
proietta questa identità nel suo dinamismo interiore e nella
sua azione apostolica, rappresentando così il Padre nella
volontà (volere il bene come Lui), il Figlio nella mente
(essere parola come Lui), vivere l’amore dello Spirito Santo
(avere il cuore come Lui).
Una formazione
di questo spessore ci porta a possedere alcune caratteristiche
che sono altrettanti doni per la nostra persona qualificandola
in modo specifico:
- Integralità-totalità
:
tutte le capacità o modi di essere della persona sono
vivificate dalla presenza del Cristo totale, Via, Verità e
Vita, nell’essere e nell’operare, e tutte sono pienamente
poste al servizio di Dio nella consacrazione e nell’apostolato
(CISP 162, 762 e 783; AD 186, 150).
- Armonia-unità
:
tutto viene ordinatamente orientato all’unico scopo: l’amore
a Dio e l’apostolato; e tutto l’uomo – come persona –
viene rinnovato, perché in Cristo egli ricompone tutti i suoi
conflitti e le sue tensioni interiori ritrovando armonia e
unità (UPS I, 368; II, 190 – 194).
Il
modello di ogni Paolino
In questo modo
– secondo la saggia pedagogia del Fondatore – Cristo, vero
Maestro, è il modello unico cui riferirci. È Lui il centro
della storia nella sua singolarità, è la Parola di Dio per
noi, è Lui che dobbiamo seguire e ascoltare.
E il metodo
specifico di "via-verità-vita" pone tutti i Paolini
alla scuola di Gesù Maestro, in un cammino di discepolato che
è anche l’atteggiamento fondamentale del nostro essere
consacrati.
Essere
discepolo contiene,
allora, una ricchezza semantica che caratterizza la formazione
di ciascuno di noi. Infatti:
- a Gesù Verità
corrisponde il discepolo che è apprendista, cioè uno che sta
sempre alla scuola dell’unico Maestro e Signore.
- a Gesù Via
corrisponde il discepolo che è seguace, che va dietro con
fedeltà al Pastore.
- a Gesù Vita
corrisponde il discepolo che rimane unito a lui, come il
tralcio alla vite per portare grande frutto, e per poter
"essere trasmettitori di vita e di luce" (AD 157),
come ci raccomanda Don Alberione.
Alcuni
impegni
Dal rapporto
Maestro-discepolo scaturiscono tre atteggiamenti che devono
caratterizzare l’impegno del nostro cammino di formazione
paolina:
- Ascolto
(Verità): l’accoglienza della Parola di Dio è la prima
condizione per diventare discepoli di Cristo e raggiungere la
maturità e la perfezione.
- Sequela
(Via): è la disponibilità a seguire radicalmente Cristo,
obbediente, casto e povero, assumendo nella nostra vita il suo
modo di pensare, di volere e di amare.
- Identificazione
(Vita): è il processo di assimilazione e configurazione alla
persona di Cristo – o "cristificazione", come la
chiama don Alberione (cfr CISP, 11) – fino a poter dire come
Paolo, l’interprete più fedele del Maestro, "non
sono più io che vivo, è Cristo che vive in me" (Gal
2,20).
È, pertanto,
in questo modo, che la Persona di Cristo Via Verità Vita rimane
il principio unificatore e dinamico del nostro processo di
formazione e ci presenta anche un cammino specifico da
percorrere in una prospettiva progressiva verso la piena
assunzione dei veri valori umani ed evangelici.
Norma dinamica,
di questa crescita è tendere alla maturazione integrale della
persona, "allo stato di uomo perfetto, nella misura che
conviene alla piena maturità di Cristo" (Ef 4,13).
Del resto non
va dimenticato quanto il Convegno Ecclesiale di Verona
(Ottobre 2006) ha dichiarato: "La santità (= perfezione
della persona) significa costruire la propria maturità umana
come il Padre la sogna per il Figlio".
Ecco, tracciato
il cammino di formazione secondo lo spirito e il carisma del
Fondatore don Alberione per essere paolini per Dio e per il
mondo. Essere anche noi replica vivente di Cristo, Via Verità
Vita per l’uomo del nostro tempo.
don Olinto Crespi
ssp
Roma, 30 giugno 2010 - Festa di
San Paolo
Linee
programmatiche offerte
dal Superiore Provinciale
alla nuova Équipe Formativa ISF
Carissimi,
mentre vi
ringrazio per la vostra disponibilità ad accettare di porvi al
servizio dell’Istituto "Santa Famiglia" (o come
Delegato o come collaboratori), mi preme condividere con voi e i
fratelli e sorelle dell’Istituto la gratitudine del Superiore
Generale e mia personale a don Dante Innocenzo per la dedizione,
la passione paolina, l’abnegazione e la gratuità con cui ha
svolto il suo servizio.
Dalla
consultazione effettuata, i fratelli e sorelle dell’Istituto
ringraziano Dio per:
- il clima sereno che l’Istituto
sta vivendo,
- la preziosità del servizio
di animazione finora svolto dai confratelli paolini,
- la ricchezza degli strumenti
che sono messi a loro disposizione,
- l’efficace organizzazione
dell’Istituto stesso,
- il progressivo avvicinamento
alla Famiglia Paolina e alla Società San Paolo in
particolare.
Guardando al
futuro dell’Istituto, credo sia necessario rispondere
decisamente ad alcuni degli aspetti vitali per il futuro dell’Istituto
"Santa Famiglia", emersi in parte dalla consultazione.
Pertanto diventa programmatico per il vostro servizio che vi
adoperiate affinché i membri dell’Istituto:
- crescano nella spiritualità
paolina, con particolare attenzione alla Parola di Dio, come
via per testimoniare e servire Cristo nel loro ambiente di
vita;
- siano accompagnati nell’impegno
missionario di evangelizzazione paolina, oltre che nel
servizio in ambito di pastorale familiare;
- abbiano un ulteriore
miglioramento della formazione umana e spirituale: di
coppia, dei singoli e dei gruppi;
- memori dell’invito di don
Stefano Lamera che "non c’è Santa Famiglia senza il
sacerdote e non c’è il sacerdote senza la Santa
Famiglia", coltivino l’amore per i sacerdoti;
- e promuovano nel loro
ambiente di vita le vocazioni per la Società San Paolo e la
Famiglia Paolina tutta.
È inoltre
necessario, da parte vostra:
- avere maggiore attenzione
verso le coppie giovani; attenzione che nasca da un reale
servizio alle loro necessità e si apra, se è volontà di
Dio, a una prospettiva vocazionale per l’Istituto stesso;
- studiare un chiaro progetto
formativo che aiuti gli aspiranti e i novizi a meglio
entrare nella vocazione dell’Istituto, nella sua
spiritualità e missione;
- chiarificare ulteriormente
la struttura organizzativa dell’Istituto e i ruoli di essa
(dai responsabili nazionali ai consiglieri dell’Istituto,
dai delegati zonali ai responsabili locali), mirando a un
ruolo più da protagonisti delle coppie nella vita dell’Istituto
ai vari livelli;
- che ci sia una vera
collaborazione tra i Delegati dell’Istituto "Santa
Famiglia" e dell’Istituto "Gesù Sacerdote"
e i rispettivi Consigli Nazionali per riprendere un cammino
coordinato tra i due Istituti in un clima sereno e
collaborativo;
- che si miri a coinvolgere il
più possibile i confratelli dell’IGS nell’animazione e
formazione dei membri dell’ISF;
- prestare attenzione ai figli
dei membri dell’ISF con opportune proposte di animazione e
specifici itinerari formativi;
- definire la modalità di
gestione di Spicello nella linea di quanto già avviato in
questi mesi.
In particolare
dal Delegato dell’Istituto e dai confratelli collaboratori, i
fratelli e sorelle dell’Istituto si attendono che siano sempre
più padri spirituali, capaci di ascolto e di vicinanza; e
sappiano sostenerli nelle problematiche quotidiane per aiutarli
a giungere a quella santità di vita che diventa fermento
apostolico nel loro ambiente.
Cari
confratelli, vi invito a focalizzare insieme al Delegato dell’Istituto
"Gesù Sacerdote" che sarà nominato nei prossimi mesi
(ho avviato in questi giorni le consultazioni) un progetto di
animazione e di collaborazione tra i due Istituti in modo da
riprendere la complementarietà e la collaborazione che ha
sempre caratterizzato i due Istituti. Sono certo poi che saprete
vivere in atteggiamento di collaborazione fraterna tra voi e con
i fratelli e le sorelle che vi vengono affidati.
Don Ampelio Crema
ssp
Superiore Provinciale
DOCUMENTI UFFICIALI
Testo della lettera ricevuta da don Dante
dal Delegato generale
don Juan Manuel GALAVIZ
Roma, 18 novembre 2009
Carissimo don Dante,
faccio di tua conoscenza che il Superiore generale
don Silvio Sassi ha nominato DON OLINTO CRESPI, per sei anni a partire
dall’8 dicembre 2009, Delegato per l’Istituto "Santa
Famiglia" della Provincia Italia.
È mio dovere esprimerti il più vivo
ringraziamento per il sollecito servizio che hai prestato lungo i sei
anni (e poco più) del tuo mandato. Hai dato prova di un grande amore
all’Istituto "Santa Famiglia" e ti sei prodigato senza
riserve. So benissimo che è per te un grandissimo sacrificio arrivare
al termine del tuo mandato; non lo dico perché io ti ritenga
attaccato all’incarico, ma perché ho tante prove della paterna
sollecitudine con cui ha servito l’Istituto. Questa volontà di
servizio, e quindi il tuo amore all’Istituto, ti chiede ora la
testimonianza della tua obbedienza, assieme alla tua disponibilità
per offrire al nuovo Delegato tutte le indicazioni e gli aiuti
necessari per un avvicendamento sereno, senza interruzione del bene
compiuto e programmato. Sarà don Olinto a fissare il tempo e le
modalità adeguate a tale avvicendamento. Inoltre – se mi permetti
un suggerimento – ti darei questo consiglio: anche quando avrai
ricevuto un nuovo incarico dal Superiore provinciale, farai bene se ti
manterrai sempre disponibile a quelli occasionali servizi che il nuovo
Delegato vorrà chiederti a favore dell’Istituto.
Ancora un suggerimento: allontana da te – qualora
ci fosse – il pericolo di considerare il non rinnovamento del tuo
mandato come un segno di poca stima di quanto hai compiuto per l’Istituto.
Una scadenza è un fatto normale nella vita religiosa; ci ricorda
inoltre che, pur nel doveroso e comune impegno di essere sempre in
servizio, in nessun campo ci riteniamo indispensabili né possiamo
dubitare della sapiente Provvidenza di Dio.
Con affetto fraterno, in Cristo, in Maria, in San
Paolo.
P. Juan Manuel GALAVIZ, ssp
Testo della lettera ricevuta da don Dante
dal Superiore provinciale don Ampelio CREMA
Roma, 21 luglio 2010
Caro don Innocenzo,
a seguito dei colloqui intercorsi e avuto il
consenso del mio Consiglio nella seduta del 26 giugno 2010, ti
comunico con la presente il tuo trasferimento alla Comunità di Roma
Primo Maestro. Qui ti accoglierà il Superiore don Renato Buldrini,
dal quale dipenderai secondo quanto previsto dagli artt. 175, 178,
178.1 delle Costituzioni e Direttorio.
Ti trasferirai entro il prossimo 8 settembre e ti
inserirai a tempo pieno nel presbiterio della parrocchia Santa Maria
Regina degli Apostoli alla Montagnola, in stretta collaborazione e
accordo con il parroco don Primo Gironi. Ho già incontrato il Vicario
Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, S. Em.za Card.
Vallini, che ufficializzerà questa tua presenza e ministero nella
pastorale parrocchiale.
Viste le varie operazioni in atto, continuerai
anche a seguire l’Oasi San Giuseppe di Spicello (PU), impegnando fin
da ora ad introdurre don Roberto Roveran per seguire insieme i lavori;
a fine gennaio 2011 è bene verificare con il Superiore Provinciale il
cammino in corso in modo che tu possa passare le consegne al massimo
entro giugno 2011.
Ti sono riconoscente per quanto hai fatto in questi
sei anni a servizio dell’ISF e per la disponibilità dimostrata nell’accettare
questo nuovo trasferimento e incarico, certo che opererai per il bene
del popolo di Dio con vero spirito paolino, in collaborazione
costruttiva con i fratelli del presbiterio e con l’entusiasmo e la
tenacia che ti contraddistinguono.
In Cristo Maestro Via, Verità e Vita.
Don Ampelio CREMA, ssp
Superiore Provinciale
Il saluto di don Dante:
Mentre riconfermo la mia piena disponibilità a
compiere, con fede e generosità, quanto l’obbedienza mi chiede, non
posso non manifestare la mia gratitudine al Signore per il dono
concessomi di aver potuto servire l’Istituto Santa Famiglia per
oltre sei anni: è certamente molto più quello che ho ricevuto di
quanto ho potuto donare!
Lavorare per le famiglie, e per giunta
"famiglie consacrate", è stato per me un arricchimento
sotto molti punti di vista. E di questo ringrazio cordialmente ogni
membro dell’Istituto.
Qualcuno ha detto che ho fatto molto; certamente ho
la consapevolezza di essermi sforzato di dare tutto me stesso: in
energie, interessi, tempo…: le necessità dell’Istituto sono state
sempre al primo posto; ma sono convinto che si sarebbe dovuto fare
molto di più, soprattutto nell’ambito della pastorale dei fidanzati
e delle coppie giovani, ma anche per le coppie professe di lunga data:
il rischio di adagiarsi o di sentirsi arrivati è sempre una
tentazione; mentre la consacrazione e la missione, proprie dell’ISF,
corrispondono veramente ad un mirabile progetto divino, e come tale
sempre attuale, sempre in crescita, inesauribile.
E che dire della pastorale per le coppie in
difficoltà, divise, risposate? …e dell’urgente problema di un’adeguata
educazione dei figli? …e della promozione e utilizzo della buona
stampa, formidabile mezzo di educazione umana, civile e cristiana?
Ecc., ecc., ecc., quanto ci sarebbe da fare!
Ma mi sia anche consentito di dire che l’Istituto
Santa Famiglia è entrato così profondamente nella mia persona che
ormai orienterà ogni altro mio servizio pastorale. E va da sé che vi
terrò sempre presenti nella preghiera, così che il mio contributo
per l’Istituto non terminerà mai.
Vi benedico tutti!
Sac. Innocenzo DANTE ssp
Roma, 20 agosto 2010
Un
Istituto, voluto da Dio,
per la salvezza delle famiglie
-
Don Dante, dopo sei
anni del suo mandato di servizio presso l’Istituto
"Santa Famiglia", lei sta passando ad un altro la
responsabilità di questo importante Istituto. Vuole dirci
qualcosa della sua realtà e caratteristiche?
R. Innanzitutto, un grande grazie a Famiglia
Cristiana per l’attenzione che continuamente riserva a
tutte le problematiche della famiglia: senza di voi la realtà
familiare sarebbe ancora più preoccupante di quanto purtroppo
constatiamo.
Circa l’Istituto "Santa Famiglia"
tengo subito a precisare che esso non è un semplice movimento
di buoni sposi cristiani, né una confederazione di buone
famiglie, tantomeno un club di amici o un’agenzia di
collocamento lavorativo… Esso è, per volontà di Dio, –
accolta dal beato don Giacomo Alberione – un istituto di
coniugi cristiani, portatori e fruitori di una particolare
grazia dello Spirito, la cui testimonianza cristiana vuole
essere sempre più impegnata, trasparente e gratuita. E diciamo
anche che l’Istituto "Santa Famiglia", pur nella
responsabile autonomia, precisata dallo Statuto approvato
con decreto pontificio nel 1960, fa parte integrante della
"Famiglia Paolina", fondata dal beato Alberione. Ecco
perché lo dobbiamo sempre definire e comprendere come
"Istituto Paolino di Vita Secolare Consacrata", e non
già come un normale "Istituto Secolare".
L’Istituto "Santa Famiglia",
desiderato ed esplicitamente voluto dal beato Alberione già
negli anni 1950-1960 ed anche prima, è stato avviato
strutturalmente soltanto dopo la morte del Fondatore e grazie
all’opera di uno dei primi storici collaboratori di Famiglia
Cristiana, don Stefano Atanasio Lamera, il noto curatore
della rubrica "il Padre risponde".
L’Istituto si sta sviluppando in molte
parti del mondo; anche se, ovviamente, è l’Italia che ha il
numero maggiore di membri: oltre mille famiglie, che vanno da
Trieste a Villa San Giovanni, fino alla Sicilia e Sardegna.
In Italia è formato da oltre 70 gruppi e
tutti vengono sostenuti nel loro cammino formativo da una
mensile catechesi biblica, da un annuale corso di esercizi
spirituali (per il 2010 ne sono stati programmati 25), da una
circolare o rivista trimestrale di oltre 70 pagine e da tante
altre modalità di comunicazione e sostegno formativo.
Essendo un Istituto aperto alle coppie di
sposi cristiani, la sua caratteristica fondamentale è quella di
richiamare e promuovere tutto ciò che di cristiano evidenzia
tale realtà:
- l’unità e la complementarietà
della vita di coppia,
- il dialogo e l’armonia nella vita di
coppia,
- l’esemplarità e la crescita nella fede
della vita di coppia,
- la preghiera in coppia,
- l’educazione umana e cristiana dei figli,
manifestata unitariamente e armoniosamente dalla coppia,
- e tutto ciò che consolida e testimonia l’unità della
coppia.
Siamo convinti che solo una
spiritualità di comunione possa garantire sia lo
sbocciare di un serio fidanzamento che un’autentica vita
coniugale. Altri aspetti che i membri dell’Istituto devono
considerare fondamentali sono:
- innanzitutto la dimensione ecclesiale-parrocchiale:
sentano viva l’appartenenza alla Chiesa Locale e ne
testimonino la collaborazione nella pastorale, diocesana o
parrocchiale; perciò:
- non si sentano gruppo elitario, ma discreto fermento
nella vita parrocchiale;
- unità e collaborazione
con i loro parroci…
- parallelamente sentano la dimensione apostolica
paolina: l’impegno, il sostegno e la promozione
dell’evangelizzazione nell’ambito della comunicazione
sociale, naturalmente secondo le proprie capacità e
possibilità. Questa dimensione devono sentirla come
necessario, moderno e urgente apostolato che esprima il loro
impegno di primi educatori dei loro figli.
-
Vuole offrirci un
bilancio del suo sessennio di servizio nell’Istituto Santa
Famiglia?
Chi lavora con le famiglie non dovrebbe
mai fare bilanci che indichino traguardi raggiunti e conclusi.
La famiglia è una realtà sempre da scoprire e da
vivere, come lo è ogni opera educativa: non si impara
mai abbastanza, e la continua verifica di come si pensa, di
come si sceglie e di come si agisce dovrebbe essere costante
per ogni formatore o educatore, sacerdoti e genitori per
primi.
Comunque, posso attestare che i membri dell’Istituto
sono cresciuti di numero e soprattutto di qualità: una
crescente consapevolezza del dono che lo Spirito ha fatto loro
chiamandoli a questa vocazione; vocazione che non toglie nulla
alla loro vita di coppia, di famiglia, ma che anzi precisa,
chiarisce ed arricchisce la loro vocazione coniugale e
matrimoniale.
Attualmente abbiamo oltre una cinquantina di
giovani coppie che stanno vivendo il loro periodo di conoscenza
e prova della vita di Istituto (il così detto
"noviziato"): è un segno della validità e attualità
del cammino spirituale che esso propone.
Anche i voti che si emettono a conclusione
del noviziato – ecco perché i membri dell’Istituto
"Santa Famiglia" sono dei "veri consacrati"
– sono, come diceva loro il nostro venerato beato Alberione,
una vera ricchezza: la castità coniugale è il
più grande amore, la povertà coniugale la più
grande ricchezza e l’obbedienza coniugale
la più grande libertà.
Io sono convinto – e l’ho anche
constatato in molte coppie – che se tutte le coppie di sposi
conoscessero e vivessero la spiritualità proposta dall’Istituto
"Santa Famiglia", cioè una autentica
spiritualità di comunione coniugale, avremmo quasi
eliminato molte separazioni e divorzi, e ridotte molte esagerate
tensioni coniugali. Dico sovente che basterebbe che tutte le
coppie d’Italia partecipassero anche ad uno solo dei Corsi di
Esercizi Spirituali che noi organizziamo, e avremmo dimezzato le
rotture coniugali.
E poiché siamo nell’Anno Sacerdotale, mi
sia permesso di dire e concludere che ogni Parroco dovrebbe
desiderare di promuovere l’Istituto "Santa Famiglia"
nella propria parrocchia: non avrebbe da temere nulla, ma ne
constaterebbe solo gli immensi vantaggi per la vita della
comunità parrocchiale che l’unico Buon Pastore gli ha
affidato.
Gli impegni
statutari
dei membri dell’Istituto Santa Famiglia
"Il cammino di una vita cristiana familiare;
il segreto per una autentica santità coniugale"
6 - I membri dell’Istituto, perseguendo la perfezione
evangelica nello stato coniugale, intendono "rispondere sempre più
ardentemente all’amore di Dio", traducendo nella loro vita l’ideale di
san Paolo: "Per me vivere è Cristo".
7 - Per attuare nella loro vita questo ideale…
- alimentarsi della Parola di Dio
- la preghiera individuale, di coppia, di famiglia
- nutrirsi dell’Eucaristia
- l’adorazione eucaristica
- il santo rosario
- esame di coscienza
- periodica Confessione
8 - Ogni mese parteciperanno con sollecitudine ad una
Giornata di ritiro spirituale promossa dall’Istituto, a carattere spirituale e
formativo.
Prima formula
- 9,30 – Celebrazione delle Lodi con invocazione allo Spirito Santo
- 10,00 – Catechesi del mese
- 11,00 – Adorazione eucaristica silenziosa
- 12,00 – EUCARISTIA
- 13,00 – pranzo fraterno
- 14,30 – Cordiale condivisione sulla vitalità del Gruppo e dell’Istituto
- 15,30 – Celebrazione dei Vespri
Seconda formula
- 15,30 – Ora Media con invocazione allo Spirito Santo
- 16,00 – Catechesi del mese
- 17,00 – Adorazione eucaristica silenziosa
- 17,45 – Celebrazione dei Vespri
- 18,00 - Cordiale condivisione sulla vitalità del Gruppo e dell’Istituto
- 19,00 – Cena fraterna
Nota bene
- Scusate: …si partecipi dall’inizio alla fine, "con
sollecitudine", non per semplice dovere, ma per una arricchente
esigenza vitale.
- La scelta della formula, per quanto possibile, sia condivisa da tutti i
membri del Gruppo. La seconda formula sembra conciliare meglio tante
doverose esigenze di ministero parrocchiale.
10 - Ogni anno vivranno intensamente il periodo egli
Esercizi Spirituali, considerati come un vero dono del Signore, per ottenere
"i frutti della purificazione, l’orientamento pieno della vita in
Cristo" e per crescere nello spirito di fraternità proprio dell’Istituto.
Date e località per tutte le possibilità; oltre 20 corsi…: una vera
ricchezza spirituale, psicologica e fisica!
I nostri "pilastri vocazionali"
2
- I membri, "mossi dallo Spirito "
- per imitare più
profondamente lo stile di vita della Famiglia di
Nazareth;
- per vivere più
integralmente il dono della vita coniugale e così
"santificare la comunità ecclesiale ed il mondo";
- per compiere più
efficacemente e dovunque l’apostolato;
- si impegnano a cercare nel
matrimonio la perfezione evangelica mediante i voti di
castità, povertà e obbedienza coniugali, ordinando la loro
vita secondo le linee del presente Statuto.
2.1
- "I coniugi Cristiani, in virtù del sacramento del
matrimonio, col quale significano e partecipano il mistero di
unità e di fecondo amore che intercorre tra Cristo e la Chiesa,
si aiutino a vicenda per raggiungere la santità della vita
coniugale".
2.2
- La condizione dei membri dell’Istituto "Santa
Famiglia" è la "secolarità" in quanto essi
tendono alla perfezione della carità nel mondo, mentre in
senso giuridico e pertanto senza corpo organico, è aggregato
alla Società San Paolo ed è parte integrale della Famiglia
Paolina
3
- Nella loro condizione secolare e nell’ambito dei loro
impegni sociali, i membri si dedicano, "per una
evangelizzazione efficace", alla diffusione del messaggio
della salvezza, principalmente secondo l’apostolato e lo
spirito della Società San Paolo e delle altre Congregazioni
della Famiglia Paolina, allargando così ai settori più diversi
l’azione e l’influsso della sua missione specifica.
4
- I membri "svilupperanno tutte le loro possibilità
cristiane ed evangeliche", "affinché il divino
messaggio della salvezza sia conosciuto ed accettato da tutti
gli uomini", specialmente nell’ambito della famiglia,
primo nucleo educativo della società.
5
- I membri considerano la Santa Famiglia di Nazareth come il
modello e l’esempio da imitare e ne celebrano la festa
liturgica con particolare solennità.
Inoltre hanno una
particolare "devozione" verso Gesù Divino Maestro,
Maria Regina degli Apostoli e San Paolo Apostolo,
"padre, maestro e fondatore" della Famiglia Paolina.
CONVEGNO
DEI RESPONSABILI ISF 2009
Relazione programmatica
per un fecondo cammino di vita
| Abbiamo
vissuto con grande impegno il Convegno dei Responsabili
che si è celebrato ad Ariccia dal 4 al 6 settembre
2009. Nel convegno si sono vissuti profondi momenti di
comunione. In attesa della pubblicazione degli Atti,
riteniamo utile pubblicare subito la "relazione
programmatica per l’anno 2009-2010", offerta ai
partecipanti al Convegno. |
Carissimi tutti in Cristo
e nella nostra bellissima "vocazione paolina"
dell’Istituto Santa Famiglia!
Grazie a Dio e a tutti voi…
Com’è proprio nella logica dell’amore – che, se anche è
ripetitivo nelle forme, ha pur sempre una nuova valenza – non posso non
iniziare la mia relazione ogni anno che allo stesso modo, e cioè ringraziando
il Signore per il grande dono della vocazione all’Istituto "Santa
Famiglia": scelti dal Signore per pura sua benevola
gratuità! scelti per collaborare al Suo progetto di salvare le famiglie con
le famiglie! Direi di più: scelti nonostante le nostre piccolezze e i
nostri limiti, nonostante i nostri demeriti e talvolta anche nonostante le
nostre contro-testimonianze! Ma ugualmente il nostro padre san Paolo
ripeterebbe a noi ciò che diceva ai fratelli di Roma: «…anche voi,
chiamati da Gesù Cristo, amati da Dio e santi per chiamata» (Rm
1,6-7).

Necessità di recupero…
Dirò subito che con molta attenzione ho analizzato le risposte al
Questionario preparatorio di questo Convegno, che sono state presentate in
apertura dei nostri lavori. Per cui, "grazie e complimenti" per la
corresponsabilità e trasparenza dimostrata da quasi tutti: hanno risposto
quasi la totalità dei Gruppi, e sono certo sia questo il primo frutto di
ogni Convegno: attraverso la riflessione e verifica comune, possiamo riconfermare
il dono della nostra vocazione, prendere coscienza delle luci
e delle ombre che vi sono e riproporci di andare avanti
col Signore e secondo il Signore.
Ma ritengo di fare un vero servizio venendo più al concreto su quanto è
emerso dal questionario-verifica.
1) Innanzitutto attesto che molti Gruppi, forse grazie soprattutto ai
loro bravi Responsabili, hanno confermato tutta la loro corresponsabilità e
fedeltà al dono della vocazione all’Istituto "Santa Famiglia";
altri, invece – devo dirlo per amore di obiettività, ma ho tanta fiducia
che vi sarà presto una ripresa – sembra siano entrati in uno stallo di
stanchezza, di apatìa, direi di sterile vecchiaia; eppure, per una vita
autenticamente cristiana, non dovrebbe esserci spazio per stagioni di
sterilità…
Coraggio, fratelli carissimi, vedremo assieme di ricercare le cause di
questa stanchezza, ma cominciamo subito a verificarci.
- Siamo ancora convinti del dono di questa
vocazione? La comprendiamo? Viviamo il quotidiano con spirito di fede?
- Preghiamo tutti i giorni? Ci alimentiamo di Vita
Eucaristica e di Parola di Dio? Recitiamo, almeno qualche volta alla
settimana, il santo Rosario?
- Facciamo l’esame di coscienza individuale e di
coppia? Andiamo a confessarci?
- Siamo fedeli e puntuali al Ritiro mensile, agli
Esercizi Spirituali annuali, al periodico "incontro di
fraternità"? Leggiamo e ci confrontiamo con la circolarina "Gesù
Maestro"? Consideriamo il gruppo come "famiglia di
famiglie" e vi offriamo il nostro contributo?
- E ancora: Stiamo ragionando con i criteri della
fede o con quelli della sociologia, della politica, della moda o della
pura razionalità individuale? Il relativismo, il secolarismo, il
materialismo, la mondanità, denunciati continuamente dal Papa non
stanno forse infettando anche le nostre persone e le nostre famiglie?
- Quali valori cristiani testimoniamo e
comunichiamo ai nostri figli e nipoti? Il programma di san Paolo e del
nostro Beato Fondatore: Non sono più io che vivo, ma è Cristo che
vive in me, è diventato nostro programma di vita?
Carissimi fratelli e sorelle, scusatemi se sono così esplicito, ma come
potrei servirvi senza riferirmi alla fedeltà vocazionale? Né si dica
troppo superficialmente che ci manca il sacerdote, che il Delegato non si fa
vedere, che i Responsabili sono intrattabili, che l’Istituto non sa donare
più nulla, ecc., ecc. Rispondo: come la prima cellula vivente dell’Istituto
Santa Famiglia era costituita da Giuseppe, Maria e dal loro divin figlio
Gesù, così l’Istituto "Santa Famiglia" è ciascuna coppia
fedele; e la fedeltà e l’esemplarità di una coppia diviene benefico
stimolo per tutti e generatrice di altre vocazioni. Ripeto sovente: se in un
gruppo, uno, due o anche più membri sono tiepidi, gli altri dovrebbero
rispondere con un sussulto di maggior impegno. Crediamo o no che lo Spirito
è più forte del maligno? che il bene vince il male? Chi si adegua al male
fa più male di chi lo compie.
Non cogliete alla lettera ciò che dico, comprendetene il significato; so
bene che sovente male e bene crescono assieme, ma guai se rallentiamo il
nostro impegno! guai se ci giustifichiamo e non facciamo il bene che
dovremmo fare! La santità anche di uno solo, poco per volta, genererà
santità; come la mormorazione di uno, se continua, può infettare tutti…
Quei pochi Gruppi o anche quei singoli membri che sembrano essere in
crisi si chiedano sinceramente:
- Stiamo sforzandoci di testimoniare la nostra
vocazione, così come viene indicata dallo Statuto? Don Stefano
Lamera – che tanto ascoltavamo o seguivamo – sarebbe orgoglioso di
noi?
- Sono le strutture di Istituto o di Gruppo che
mancano, o non siamo noi personalmente che ci stiamo allontanando dall’originale
progetto?
- Abbiamo già letto quel prezioso libretto All’inizio
era così? Forse san Paolo ripeterebbe ciò che rimproverava ai
fratelli della Galazia: Mi meraviglio che, così in fretta, da Colui
che vi ha chiamati con la grazia di Cristo, voi passiate ad un altro
vangelo!
(1,6ss) …O
stolti Galati, chi vi ha incantati? Proprio voi – e qui mi si
scusi se penso a qualche Gruppo dei primi attaccatissimo a don Stefano…
– proprio voi, agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù
Cristo Crocifisso! O stolti, chi vi ha incantati? (cf
3,1ss)
Non dimentichiamolo mai: l’Istituto "Santa Famiglia" non è
un movimento di semplici buoni cristiani, né una confederazione di buone
famiglie, né un club di amici, né tantomeno un’agenzia di collocamento
lavorativo o un’opportunità per personali risorse economiche… Esso è
per volontà di Dio, espressa attraverso il Beato Alberione, un
Istituto di coniugi consacrati, portatori e fruitori di una grazia
particolare dello Spirito Santo, la cui testimonianza cristiana vuole
essere, con l’aiuto del Signore, sempre più impegnata, trasparente e
gratuita.
Sì, carissimi, stupisce che proprio alcuni "gruppi-pilota"
siano entrati in una fase di stallo, di scollamento, di invecchiamento, di
apatìa…, mentre – proprio perché i primi, i più veterani –
dovrebbero essere di traino, …dal momento che per la vita autenticamente
cristiana non si danno stagioni di sterilità.
Per tutti san Paolo dice: «È Dio che suscita in voi il volere e l’operare
secondo il suo disegno d’amore. Fate tutto senza mormorare e senza
esitare, per essere irreprensibili e puri, figli di Dio innocenti in mezzo a
una generazione malvagia e perversa. In mezzo a loro, voi risplendete come
astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita» (Fil 2,13-16).
Ho però il piacere di attestare che altri Gruppi – che sembravano
"agonizzanti" o che attraversavano forti tensioni interne – in
pochi anni si sono ripresi, sono aumentati di numero, si incontrano
regolarmente, sono i primi collaboratori parrocchiali e sono contenti. Là
dove si opera con lo Spirito e secondo lo Spirito si supera tutto e si
cresce. E questo perché l’Istituto non è opera di uomini, ma di
Dio; e a noi solo il compito di corrispondervi con fede: andare avanti
col Signore e secondo il Signore.
2) Comunque, dalla conoscenza che, assieme a don Floriano, riesco ad
avere dell’Istituto – il quale si estende in tutto il territorio
nazionale ed è formato da oltre 70 Gruppi, suddivisi in sei zone
circoscrizionali, che formano "una grande famiglia di oltre duemila
figli" - mi sembra di poter dire che è un vero corpo sociale, la
cui vitalità risulta solida, palpitante ed anche in crescita.
Certo, vi sono un po’ ovunque difficoltà personali, familiari,
ambientali; incide un po’ ovunque anche la situazione di crisi economica,
sociale e politica che attraversiamo; rimane molto preoccupante per tutti la
crisi di valori che investe la famiglia; rimane una vera emergenza l’educazione
e la trasmissione della fede; risentiamo tutti della difficoltà di una
adeguata assistenza di "guide spirituali", di sacerdoti e di
"sacerdoti paolini", ecc. Ma la realtà va affrontata così com’è.
- Dobbiamo convincerci che questa vita che viviamo
oggi è il dono di Dio per noi oggi: dono ed opportunità;
- dobbiamo convincerci che la volontà di Dio la
si vive nella realtà della quotidianità;
- dobbiamo convincerci che, come cristiani e come
consacrati, siamo chiamati a cristianizzare la società di oggi (non
quella di ieri o di domani);
- dobbiamo convincerci che siamo chiamati ad
evangelizzare la famiglia di oggi;
- dobbiamo anche convincerci che dobbiamo
lasciarci continuamente evangelizzare dallo Spirito, per poter
evangelizzare gli altri…
Lo shemà ebraico che Mosè ha trasmesso al primitivo popolo di
Dio rimane sempre attuale: Ascolta, Israele: il Signore è nostro Dio,
unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore,
con tutta l’anima e con tutte le forze (Dt 6,4). Non rischiamo
talvolta di essere dio di noi stessi? Carissimi, quando ci convinceremo che,
dentro di noi, forse c’è ancora troppa autosufficienza,
autoreferenzialità, orgoglio, desiderio di protagonismo? E che dire di quei
fratelli che, scaduti da "responsabili di gruppo", disertano gli
incontri o rimangono quasi appollaiati a vedere come vanno le cose?
Orientamenti
Vengo allora a due orientamenti che desidererei divenissero
programmatici; due orientamenti che ritengo conseguenti al tema di questo
Convegno:
1° orientamento: Recupero di ascolto, fede,
stima
e collaborazione da e con i nostri
Sacerdoti
Siamo nell’Anno Sacerdotale. Siamo membri della "mirabile Famiglia
Paolina". Conosciamo il significato di quell’aggettivo
"mirabile", cioè: meraviglia di Dio! E noi dell’Istituto
"Santa Famiglia", per di più, siamo anche storicamente e
carismaticamente uniti all’Istituto "Gesù Sacerdote".
Una meraviglia nella meraviglia! Io credo a quanto vi diceva don Lamera: «Non
c’è Istituto "Santa Famiglia" senza l’Istituto "Gesù
Sacerdote"; e non c’è Istituto "Gesù Sacerdote" senza l’Istituto
"Santa Famiglia"». Vivere uniti ci arricchisce; vivere
separati ci impoverisce!
Ripeto con convinzione che i nostri due Istituti hanno tra di loro
un’unità carismatica e profetica: essi devono testimoniare alla Chiesa e
all’Umanità la complementarietà, pur nella sostanziale diversità, tra
il Sacerdozio e il Matrimonio. Da qui il nostro dovere per un
recupero di fede nella nostra vocazione; da qui un recupero di stima verso
ogni sacerdote, a cominciare dal parroco; da qui il nostro doveroso impegno
per ogni forma di collaborazione parrocchiale.
Con l’ottica voluta dal Beato Fondatore ed espressa chiaramente da don
Stefano Lamera, facciamo bene riascoltare alcuni passaggi riportati nel
preziosissimo volumetto All’inizio era così:
- Parlando del nostro Istituto, don Lamera diceva ai Sacerdoti di "Gesù
Sacerdote": «A noi, cioè ai membri dell’Istituto "Gesù
Sacerdote", (l’Istituto "Santa Famiglia") è
stato offerto in eredità, per portarlo avanti nella Chiesa, per
averne cura, per farlo crescere in albero rigoglioso. A
differenza degli altri Istituti, questo può crescere solo in quanto vi
sono dei sacerdoti che, convinti della grandezza della causa, si fanno
strumenti docili nella mani di Dio per illuminare i fedeli e comunicare
loro la grazia. L’Istituto "Santa Famiglia" ha bisogno di
sacerdoti di grande fede, intimamente convinti che la consacrazione
mediante i consigli evangelici è dono grande, offerto da Dio ai
coniugi, alla Chiesa, all’intera umanità. È un nuovo mezzo per
sviluppare e crescere la grazia del sacramento del Matrimonio fino al
suo vertice. Avremo famiglie sante, vocazioni grandi per la Chiesa e per
la società» (cf o.c., pag. 73).
- «…L’Istituto "Santa Famiglia" è affidato in
particolare a noi sacerdoti paolini diocesani…
Sarebbe
bene che, accanto ad ogni sacerdote del nostro Istituto, nella sua
parrocchia, ci fosse almeno una famiglia preparata alla consacrazione. È
un impegno delicato di proposta e di guida che ci compete» (cf o.c., pag.
74).
- Riferisce don Gauss: «…Parlando dei due Istituti aggregati di cui
ci occupiamo, don Lamera non ha esitato ad applicare il "Di
qui voglio illuminare" all’Istituto "Gesù
Sacerdote" ed ai sacerdoti consacrati che vi appartengono. "Uomini
nuovi per guidare la società nuova", ha invece definito
gli appartenenti all’Istituto "Santa Famiglia"» (cf o.c.,
pag. 77).
- È evidente che l’Istituto "Santa Famiglia" nasce e si
sviluppa là dove un sacerdote, veramente convinto, si impegna a farlo
nascere. Molti coniugi attendono l’annunzio di questo dono di
Dio! Potrebbero essere vere per alcuni di noi le parole
di san Paolo: «Guai a me se non avrò evangelizzato» (cf o.c.,
pag. 80).
Queste citazioni, carissimi, come appare chiaro, sono rivolte ai
Sacerdoti dell’Istituto "Gesù Sacerdote"; e sono parole che ci
entusiasmano per la bellezza carismatica che esse rivelano; ma,
implicitamente, fanno comprendere anche a noi come debba essere il nostro
sentire verso i Sacerdoti dell’Istituto "Gesù Sacerdote" e
verso ogni sacerdote, a cominciare dal parroco. Se si parla di papà si
parla anche di mamma; se del marito anche della moglie; se dei figli anche
dei genitori: tra il nostro Istituto e quello di "Gesù Sacerdote"
vi è una comunicazione sostanziale e vitale che fa circolare la linfa come
nei vasi comunicanti.
Ascolto, fede, stima e collaborazione:
ecco allora le prime quattro parole-chiave che dobbiamo fare nostre per un
reale e fruttuoso recupero relazionale con tutti i Sacerdoti, a cominciare
dai nostri parroci. Non posso qui dilungarmi in una riflessione che sarebbe
per altro assai interessante; ma mi limito almeno a dire:
- ascolto,
perché «la fede viene
dall’ascolto» (Rm 10,17), e solo ascoltando la Parola di
Dio e ascoltandosi reciprocamente, secondo l’ordine e il grado ricevuti
dalla chiamata di Cristo, possiamo "intelligere" ("intus
legere" = leggere dentro) la sua Volontà nei nostri confronti ed
essere aiutati dalla grazia di Dio per metterla in pratica. In famiglia,
nella vita, nell’Istituto, in parrocchia.
- fede
, perché la persona del
sacerdote, di ogni sacerdote, rappresenta la persone di Gesù Cristo e ne
veicola su di noi tutta la vitalità: senza i sacerdoti non entrerebbe in
noi la vitalità divina! Non cresceremmo come figli di Dio!…
- stima
, perché la nostra
sarebbe una fede sterile se non venisse alimentata dalla consapevolezza
della grande dignità di ogni sacerdote ricevuta da Cristo stesso; solo
stimandoli noi riusciamo ad amarli, ad ascoltarli…
- collaborazione
, perché la
porzione di Regno, cui è chiamato a servire ogni sacerdote, non
appartiene a lui, ma è di Dio; e tutti i suoi membri sono chiamati a
cooperare. A questo proposito, rileggiamo ciò che scrive san Paolo agli
Efesini: «Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la
speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione;
un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di
tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è
presente in tutti. A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia
secondo la misura del dono di Cristo. […] Egli ha dato ad alcuni di
essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere
evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare il
ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo
tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino
all’ uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza del
Cristo…» (Ef 4,4-13).
Ma queste quattro parole – ascolto, fede, stima
e collaborazione – avranno senso e diverranno programma
di vita solo se ciascuno di noi le feconda con una quotidiana o
comunque frequente preghiera per i sacerdoti. Come ciascuno
di voi, genitori (e nonni), tutti i giorni o comunque sovente prega per i
propri figli (e nipoti), così ne sia sostanziata la fede-fiducia, la stima
e la collaborazione-aiuto; tale deve essere la vostra relazione con i
sacerdoti, a cominciare dal vostro parroco.
| E, pregando per i
sacerdoti, dovrebbe crescere in noi anche la preghiera per le
vocazioni al sacerdozio. Pregare perché il Pastore della messe
mandi buoni operai alla sua messe, cioè alla Chiesa, alle
parrocchie, ed anche alla Famiglia Paolina da Lui voluta: questo è
un dovere di amorosa coerenza: pregare perché il Signore
susciti novelli apostoli della comunicazione sociale, di cui
la Società San Paolo ne ha urgentissimo bisogno.
Sì, carissimi, la Società San Paolo ha urgente bisogno di
vocazioni; e poiché noi siamo carismaticamente uniti alla Società
San Paolo più ancora che alle altre istituzioni che formano la
Famiglia Paolina, noi della Santa Famiglia dobbiamo sentire forte il
dovere di pregare per queste vocazioni: oso dire che senza la
Società San Paolo si spegne il nostro particolare carisma; con la
Società San Paolo in crescita cresciamo anche noi! Allora
pregare per le vocazioni alla Società San Paolo; promuovere il
carisma apostolico della Società San Paolo; e pregare anche perché
il carisma e la missione specifica della Società San Paolo siano
capiti e ben vissuti. |
Concludo questo primo orientamento con un imperativo volutamente
categorico: non ragioniamo più su cosa dovrebbero fare i nostri sacerdoti
per noi, per le nostre famiglie, per il nostro Istituto; non chiediamo più
alla Società San Paolo di capirci e sostenerci; chiediamoci piuttosto
cosa possiamo fare noi per loro: tutto il resto verrà da sé.
Ma, come Delegato, desidererei anche che si recuperasse quanto vi
consigliava don Stefano: ciascuna famiglia dell’Istituto adotti come
"figlio maggiore" il proprio parroco o comunque un sacerdote,
e vedremo una rifioritura di collaborazione! E, facendo la Prima
Professione nell’Istituto, perché non sottoscriviamo questa "spirituale
adozione" impegnandoci a pregare per un dato sacerdote?
Tutto il resto verrà da sé.
2° orientamento: Recupero
del senso della nostra "missione"
Non vi nascondo, fratelli e sorelle carissimi, che quello della missione
è un aspetto che da più di un anno mi sta tormentando. Girando per l’Italia,
incontrandovi nei vostri Gruppi o durante gli Esercizi Spirituali o in
occasione dei Ritiri mensili o ricevendo le vostre lettere… vengo sempre
più chiedendomi: nei membri dell’Istituto sta consolidandosi il
senso della "missio" propria dell’Istituto "Santa
Famiglia"? I miei fratelli riescono a conciliare gli impegni
coniugali e familiari propri con un’attenzione agli altri? La nostra
"carta d’identità" non rischia forse di rimanere lettera morta?
Verifichiamola:
| L’ISTITUTO
"SANTA FAMIGLIA" è nato dal cuore del Beato don Giacomo
Alberione, Fondatore della Famiglia Paolina, composta da dieci
istituzioni. "Aggregato" per un particolare dono di Dio
alla Società San Paolo, da cui promana lo specifico carisma
spirituale ed apostolico, è "un istituto paolino di vita
secolare consacrata" per coniugi.
L’Istituto "Santa Famiglia" si propone come fine la
santità della vita familiare e come missione specifica:
- l’annuncio di Cristo Maestro Via, Verità e Vita, con la
testimonianza della vita coniugale;
- la promozione delle diverse forme di apostolato familiare;
- l’aiuto ai fidanzati nella preparazione al matrimonio;
- il sostegno, psicologico-morale-materiale, alle famiglie in
difficoltà;
- l’inserimento e la collaborazione nelle iniziative
parrocchiali e diocesane per la famiglia;
- fedeli al loro Fondatore, essi prestano particolare attenzione
ed impegno all’evangelizzazione con gli strumenti della
comunicazione sociale, quale privilegiata forma di promozione
umana e cristiana, "affinché Cristo viva in ogni uomo
secondo lo spirito di San Paolo" (Cf Statuto, art.
37).
|
E il quarto capitolo dello Statuto, che con i suoi 6 succosi
articoli offre una gamma immensa di possibilità di apostolato, viene
recepito e corrisposto?
- promuovere l’adorazione eucaristica all’interno della propria
parrocchia, specialmente in quest’anno per chiedere santi e tanti
sacerdoti;
- regalare strumenti di fede: immagini e libretti adatti in occasioni di
compleanni, battesimi, comunioni, matrimoni, anniversari;
- diffondere la buona stampa: Famiglia Cristiana, La Madre di Dio,
libretti sulla Parola di Dio del giorno, ecc.;
- in quest’Anno Sacerdotale diffondere la preghiera sacerdotale nelle
proprie parrocchie e diocesi, ecc.
Non si tratta di fare tutto, ma fare quello più possibile per noi e che
riteniamo più utile per gli altri. E a fondamento di tutto ci sia
sempre la preghiera e l’amore di Dio e del prossimo. Chiediamoci
allora: si consolida in noi la consapevolezza e la corresponsabilità
apostolica?
Certamente, carissimi, conosco bene il lavoro che molti di voi compiono
nei Corsi in preparazione al matrimonio, o nelle catechesi ai bambini, o
nella visita agli ammalati, o nell’animazione in cenacoli di preghiera o
un certo impegno per la diffusione della buona stampa ed ora anche nella
realizzazione dell’ "edicola paolina-cristiana", valida forma di
apostolato che ci permette di vivere in simbiosi con lo specifico apostolato
paolino della comunicazione e le urgenze della Chiesa.
Ma io devo pensare a tutti; anzi, come Delegato oso dire che devo essere
un po’ la coscienza critica dell’Istituto. È per questo
che vengo chiedendomi se esista una vera e propria "coscienza
missionaria" nel nostro Istituto; che tale coscienza esista in
qualcuno, non vuol dire che sia presente in tutti o in quasi tutti; mentre
essa dovrebbe essere una consapevolezza comune, come comune è la
consapevolezza del dono della nostra vocazione.
Che ne direste se un sacerdote non avesse il senso della sua missione?
Che ne direste di genitori che non hanno il senso della loro missione?
Così deve dirsi per voi membri dell’Istituto "Santa
Famiglia". Non siete genitori generici, come ogni altro genitore
cristiano. Al dono della vostra specifica vocazione il Signore affida anche
una specifica missione, più impegnativa, più grande, più bella di quella
di altri comuni genitori.
Nonostante tanta buona volontà, mi sembra che vi sia ancora troppa
dicotomia tra vita spirituale individuale o di coppia e vita ecclesiale ed
apostolica. Ho l’impressione che se da una parte si sa di essere
cristiani ed anche consacrati, non è ancora sufficientemente maturato il
senso della ecclesialità di cui facciamo parte; per cui lo
stesso senso della missione e la sua pratica sono disattesi.
1) Scriveva Giovanni Paolo II nella Christifideles laici dell’ormai
lontano nel 1988: «Il fedele laico «non può mai chiudersi in se
stesso, isolandosi spiritualmente dalla comunità, ma deve vivere in un
continuo scambio con gli altri, con un vivo senso di fraternità, nella
gioia di una uguale dignità e nell’impegno di far fruttificare insieme l’immenso
tesoro ricevuto in eredità. Lo Spirito del Signore dona a lui, come agli
altri, molteplici carismi, lo invita a differenti ministeri e incarichi, gli
ricorda, come anche lo ricorda agli altri in rapporto con lui, che tutto
ciò che lo distingue non è un di più di dignità, ma una speciale e
complementare abilitazione al servizio (...). Così, i carismi, i ministeri,
gli incarichi ed i servizi del Fedele Laico esistono nella comunione e per
la comunione. Sono ricchezze complementari a favore di tutti, sotto la
saggia guida dei Pastori» (n. 22).
2) Al n. 32: «La comunione con Gesù, dalla quale deriva la
comunione dei cristiani tra loro, è condizione assolutamente indispensabile
per portare frutto: "Senza di me non potete far nulla" (Gv
15, 5). E la comunione con gli altri è il frutto più bello che i
tralci possono dare: essa, infatti, è dono di Cristo e del suo Spirito. Ora
la comunione genera comunione, e si configura essenzialmente come comunione
missionaria. Gesù, infatti, dice ai suoi discepoli: "Non voi avete
scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate
frutto e il vostro frutto rimanga" (Gv 15, 16). La comunione e la
missione sono profondamente congiunte tra loro, si compenetrano e si
implicano mutuamente, al punto che la comunione rappresenta la sorgente
e insieme il frutto della missione: la comunione è missionaria e la
missione è per la comunione».
Comprendiamo subito come nel pensiero del Papa vi è la certezza che non
si può vivere una vita spirituale isolatamente, separati dagli altri; anzi,
questa è autentica e cristiana nella misura in cui si apre agli
altri, si impegna per gli altri, collabora alla crescita dell’unico corpo
sociale, che, in pratica, è il Corpo di Cristo. Scopo e culmine di
questa apertura, di questo impegno è l’annuncio del Vangelo di Gesù, l’annuncio
di Cristo Signore.
Alcuni dell’Istituto si lamentano di non riuscire ad entrare in
sintonia con il proprio parroco; è allora questa la situazione nella quale
pregare e lavorare di più con volontà di comunione, mai appartandosi o
autoescludendosi, anche quando è lo stesso parroco a evitarci.
3) Scriveva ancora Giovanni Paolo II al n. 33: «È nell’
evangelizzazione che si concentra e si dispiega l’intera missione della
Chiesa, il cui cammino storico si snoda sotto la grazia e il comando
di Gesù Cristo: "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad
ogni creatura" (Mc 16,15); "Ecco, io sono con voi tutti i
giorni, fino alla fine del mondo"» (Mt 28,20). «Evangelizzare
– scriveva Paolo VI – è la grazia e la vocazione propria
della Chiesa, la sua identità più profonda».
- Per cui certamente urge dovunque rifare il tessuto cristiano della
società umana. Ma la condizione è che si rifaccia
il tessuto cristiano delle stesse comunità ecclesiali che
vivono in questi paesi e in queste nazioni.
- Ora i fedeli laici, in forza della loro partecipazione all’ufficio
profetico di Cristo, sono pienamente coinvolti in questo compito della
Chiesa. Ad essi tocca, in particolare, testimoniare come la fede
cristiana costituisca l’unica risposta pienamente valida, più o meno
coscientemente da tutti percepita e invocata, dei problemi e delle
speranze che la vita pone ad ogni uomo e ad ogni società. Ciò sarà
possibile se i fedeli laici sapranno superare in se stessi la frattura tra
il Vangelo e la vita, ricomponendo nella loro quotidiana attività in
famiglia, sul lavoro e nella società, l’unità d’una vita che
nel Vangelo trova ispirazione e forza per realizzarsi in pienezza. (Cf
o.c. n. 34)
- Il problema missionario si presenta attualmente alla Chiesa con un’ampiezza
e con una gravità tali che solo un’assunzione veramente solidale
di responsabilità da parte di tutti i membri della Chiesa, sia come
singoli sia come comunità, può far sperare in una risposta più efficace.
(Cf o.c. n. 35)
Per non dilungarmi in un ritornello costante da parte del magistero della
Chiesa, cogliamo almeno ciò che hanno scritto i nostri Vescovi nella Lettera
aperta ai laici del 2005: «Una cosa è certa: il Signore ci
chiama; chiama ognuno di noi per nome. La diversità dei
carismi e dei ministeri nell’unico popolo di Dio riguarda le forme della
risposta, non l’universalità della chiamata. Nel mistero della comunione
ecclesiale dobbiamo ricercare la coralità di una risposta armonica e
differenziata alla chiamata e alla missione che il Signore affida a ogni
membro della Chiesa. Il momento attuale richiede cristiani missionari,
non abitudinari» (Fare di Cristo il cuore del mondo, n. 2).
Ecco, allora, fratelli e sorelle carissimi, che risuonano sempre attuali
le parole del nostro Beato Fondatore:
L’apostolato è il fiore di una vera carità
verso Dio e verso le anime; è frutto di vita intensa, interiore. Suppone
un cuore acceso, che non può contenere e comprimere l’interno fuoco. L’apostolato
ci fa altoparlanti di Dio (CISP
800.809).
A queste illuminate parole non poteva che rispondere molto concretamente
il nostro Statuto con l’articolo 32, che così recita: «Per i
membri dell’Istituto l’apostolato è essenziale». Espressione
categorica e programmatica. E prosegue nel dettaglio:
- «"Apostolato fedelmente esercitato non solo nel mondo, ma con i
mezzi del mondo, valendosi delle professioni, attività, forze, luoghi,
circostanze che rispondono alle condizioni dei secolari;
...ricorrendo
pure a ciò che è nuovo e ardito, sempre però, nello spirito della
Chiesa e secondo le proprie norme" (CISP 1298). Avranno, comunque,
una particolare attenzione circa l’uso dei mezzi tecnici e organizzativi
moderni per fini apostolici».
- «I membri ricorderanno sempre che, mentre "esercitano l’apostolato
con la loro azione per l’evangelizzazione e la santificazione
degli uomini", dovranno unirlo alla propria santità
personale, in quanto "chi santifica se stesso
contribuisce alla santificazione di tutta la Chiesa"».
- «Associati per un particolare dono di Dio alla Società San Paolo, i
membri rammenteranno sempre che il loro apostolato è vera
predicazione, cioè "un atto salvifico in quanto produce la
fede, che è il presupposto stesso dell’ordine soprannaturale, senza
la quale è impossibile piacere a Dio"».
Il nostro Statuto prosegue con gli altri cinque articoli
offrendoci una gamma immensa di possibilità di apostolato, il quale, se
parte dall’ambito familiare, non può limitarsi e fermarsi lì. Dobbiamo
dire che la dinamica della globalizzazione, di cui tanto si parla e a tutti
i livelli, ha superato ogni confine ed ogni ambito, e incide positivamente e
negativamente su tutto. Per cui dobbiamo affermare che impegnarsi in
azioni apostoliche può risultare anche il miglior modo di servire,
esplicitamente e implicitamente, sé stessi e la propria famiglia.
Carissimi, prima di raccogliere le mie riflessioni in questa relazione,
avevo in animo di suggerire tanti altre forme di apostolato. Ma poi,
rileggendo attentamente tutti gli articoli dello Statuto che trattano
del nostro apostolato, devo ammettere che non manca proprio nulla.
Concludo con una citazione adottata dal cardinal Dionigi Tettamanzi a
conclusione del Convegno Ecclesiale di Verona dell’ottobre 2007:
«Quelli che fanno professione di appartenere a
Cristo si riconosceranno dalle loro opere. Ora non si tratta di fare una
professione di fede a parole, ma di perseverare nella pratica della fede
sino alla fine. È meglio essere
cristiano senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo» (Sant’Ignazio
di Antiochia, Lettera agli Efesini).
Per analogia, questo pensiero non richiama forse quello di don Stefano? «Voi
non potete solo essere devoti della Santa Famiglia di Nazaret; voi dovete
essere oggi la Santa Famiglia di Nazaret…». Quindi: è
meglio essere la Santa Famiglia di Nazaret senza dirlo, che proclamarlo
senza esserlo! Esserlo nella consapevolezza chiara della propria vocazione
ed esserlo nella sua larga missione a noi affidata.
Sac. Innocenzo DANTE ssp
Ariccia, 6 settembre 2009
Per un futuro
dell’ISF
Carissimi,
riuscire a scrivere una relazione sul futuro
dell’Istituto Santa Famiglia ci sembrava un’impresa ardua e quanto mai
pretenziosa, ma soprattutto non poteva essere qualcosa di solo nostro.
Per questo abbiamo cercato di contattare tutti
i gruppi attraverso le coppie di responsabili, affinché queste nostre parole
potessero essere un coro di tutti, e la nostra voce la voce di tutti. Molti di
voi riconosceranno tra queste righe le loro parole, che sicuramente ci sono
state di grande aiuto e sostegno.
Ed ora prima di tutto desideriamo sottolineare
la bellezza e la grazia che vi è nell’Istituto Santa Famiglia: siamo
profezia e meraviglioso dono di Dio per il mondo!
1) In
questo anno di speciale grazia per noi "paolini", abbiamo sentito il
desiderio di farci guidare dal nostro "padre" san Paolo, proponendovi,
all’inizio di questa relazione, un passo della Lettera ai Romani, affinché
siano le esortazioni dell’Apostolo a illuminare le nostre menti.
Dalla Lettera di San Paolo apostolo ai Romani
cap. 12:
1 Vi
esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi
come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto
spirituale. 2Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma
trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di
Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.
3 Per
la grazia che mi è stata concessa, io dico a ciascuno di voi: non valutatevi
più di quanto è conveniente valutarsi, ma valutatevi in maniera da avere di
voi una giusta valutazione, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha
dato. 4Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste
membra non hanno tutte la medesima funzione, 5così anche noi, pur
essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo
membra gli uni degli altri. 6Abbiamo pertanto doni diversi secondo la
grazia data a ciascuno di noi. Chi ha il dono della profezia la eserciti secondo
la misura della fede; 7chi ha un ministero attenda al ministero; chi
l’insegnamento, all’insegnamento; 8chi l’esortazione, all’esortazione.
Chi dà, lo faccia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi
fa opere di misericordia, le compia con gioia.
9 La
carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; 10amatevi
gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. 11Non
siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore.
12Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti
nella preghiera, 13solleciti per le necessità dei fratelli,
premurosi nell’ospitalità.
14 Benedite
coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. 15Rallegratevi
con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. 16Abbiate
i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte,
piegatevi invece a quelle umili. Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi.
17 Non
rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli
uomini. 18Se possibile, per quanto questo dipende da voi, vivete in
pace con tutti.
a) Il
giusto atteggiamento per pensare ad un futuro è quello a cui ci invita il
nostro amato Apostolo: "Non valutatevi più di quanto è conveniente
valutarsi"… Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi…". Il
futuro è nelle mani di Dio e tutti noi siamo nulla di fronte all’immensità
del suo progetto d’amore.
Quando qualcuno ci chiede di parlare dell’Istituto
Santa Famiglia, spesso ci capita di rimanere disorientati: non è facile
riuscire a trovare le parole giuste tanto è grande e a volte
"misterioso" questo meraviglioso dono di Dio.
Sono diciotto anni che la nostra famiglia ha
iniziato il cammino nell’Istituto: abbiamo respirato il profumo di chi è
venuto prima di noi, di chi ha creduto in questo dono di Dio, di chi ha
costruito e offerto tanto; abbiamo vissuto i momenti in cui era necessario
essere fedeli alla chiamata affinché nessuno si sentisse troppo solo e
demotivato per abbandonare il cammino (quante famiglie, che hanno scelto strade
diverse, portiamo nel cuore! …sono proprio quelle che mai dobbiamo
dimenticare, perché il Signore ce le ha poste accanto per un pezzo importante
della nostra vita, e il nostro affetto e la nostra preghiera per loro non deve
mai venire meno); ed ora ci proiettiamo verso il futuro in cui più che mai il
Signore ci chiede di "offrire i nostri corpi
come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio".
b) Offrire la nostra vita a Dio! Questo e solo
questo è il nostro futuro: solo in questa nostra personale offerta risiede il
segreto del nostro futuro. Questa è l’unica
novità possibile: annunciare Cristo con la vita! Solo
se saremo credibili come singoli, come famiglie, come genitori, come fratelli
nell’Istituto …il Signore continuerà a farà grandi cose!
Chi non ricorda le parole di Giovanni Paolo II
al termine dell’anno giubilare, riportare dalla sua Lettera apostolica Novo
millennio Ineunte: «Gesù, dopo aver parlato alle folle dalla barca di
Simone, invitò l’Apostolo a "prendere il largo" per la pesca: Duc
in altum» (Lc 5,4). Pietro e i primi compagni si fidarono della
parola di Cristo, e gettarono le reti. E avendolo fatto, presero una quantità
enorme di pesci (Lc 5,6). Duc in altum! Questa parola risuona oggi
per noi, e ci invita a fare memoria grata del passato, a vivere con passione il
presente, ad aprirci con fiducia al futuro: Gesù Cristo è lo stesso, ieri,
oggi e sempre! » (Eb 13,8).
c) Tante cose saranno necessarie al cammino del
nostro Istituto: nuove idee, nuovi programmi…, ma se mancherà la carità (agape),
tutto sarà inutile. È lo stesso
apostolo Paolo a ricordarcelo nell’inno alla carità: se anche
parlassimo le lingue degli uomini e degli angeli, e avessimo una fede «da
trasportare le montagne», ma poi mancassimo della carità, tutto sarebbe «nulla»
(cfr 1 Cor 13,2). La carità è davvero il «cuore» della Chiesa, come
aveva ben intuito santa Teresa di Lisieux: «Capii che la Chiesa aveva un Cuore
e che questo Cuore era acceso d’Amore. Capii che solo l’Amore faceva agire
le membra della Chiesa [...] Capii che l’Amore racchiudeva tutte le Vocazioni,
che l’Amore era tutto».
Il futuro di ogni realtà a noi conosciuta
(popolo, nazione, società, comunità) sta prima di tutto nella pace e nell’amore.
Tanti di voi ci hanno chiesto di proporre
questa domanda: Nelle nostre famiglie, nei nostri gruppi si respira l’amore di
Dio? Chi è al di fuori di noi, chi si avvicina per la prima volta ai nostri
ritiri, si accorge subito del clima che si vive, percepisce subito se circola
tra di noi amore; e talvolta china il capo, deluso e triste, perché non ha
trovato quella luce di speranza che si aspettava da noi.
È allora fondamentale sforzarci tutti – sia
individualmente che come coppia – verificarci sovente sull’amore che
testimoniamo e, come direbbe san Paolo, fare a gara nel testimoniarlo.
«Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per
gli altri» diceva Gesù e lo ripetevano gli Apostoli (Gv
13,35).
Vi citiamo una lettera di una giovane coppia: «Credo
che sia capitato anche a voi di tornare da un ritiro mensile o da un corso di
esercizi rinfrancati, pieni di energia spirituale, tanto che i nostri problemi
quotidiani quasi svanivano di fronte alla serenità acquisita. Forse perché ci
siamo sentiti accolti dal gruppo ed amati dal Padre, così come eravamo. Quando
Gesù incontrava qualcuno gli volgeva lo sguardo, lo accoglieva, piangeva per
lui… Così noi nei nostri gruppi dobbiamo imparare ad accoglierci, ad
accettarci, ad amarci …ancora prima di confrontarci sui problemi. Nei nostri
gruppi dobbiamo fare esperienza di Dio, essere portatori del suo amore nelle
nostre famiglie, nel gruppo e nei confronti delle coppie giovani e del mondo,
perché sarà il Suo amore a darci la
forza e suggerirci le indicazioni per poter risolvere o farci accettare i nostri
piccoli e grandi problemi quotidiani, e
non le nostre discussioni».
d)
"La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore,
attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate
nello stimarvi a vicenda": lo ripetiamo ancora "gareggiamo
nello stimarci a vicenda!".
2) Parlando di futuro viene spontaneo pensare
ai giovani.
Come tutti ben sappiamo una particolare
attenzione è stata data all’apostolato verso le giovani coppie.
A questo punto un’analisi sarebbe doverosa,
ma anche quanto mai difficile proprio per la complessità di questo apostolato.
Non è questa la sede per elencare tutto ciò
che è stato fatto e si sta facendo; in molte occasioni sono state pubblicate le
relazioni delle varie esperienze.
Riteniamo però doveroso rinnovare qui un
cordiale ringraziamento per quanto ha fatto don Vittorio Stesuri. Ora,
purtroppo, non vi è nessuno che abbia una piena attenzione a questa importante
pastorale, quella dei Fidanzati e Giovani Coppie. L’Istituto Santa Famiglia è
vasto, complesso, in crescita. Guidare ed animare un Istituto di oltre duemila
persone, sposate, dislocate in tutta Italia, con oltre 70 gruppi, con oltre 20
corsi di Esercizi Spirituali all’anno, un Ritiro spirituale al mese e tante
altre attenzioni … non è certo un’impresa semplice. Pensiamo, perciò, di
interpretare il pensiero di tutti rivolgendo un esplicito invito al Superiore
Provinciale perché quanto prima affianchi un sacerdote al già gravoso servizio
che svolgono sia il Delegato e sia don Floriano. Ci piace pensare a ciò che
sembra abbia detto anni fa un Superiore generale della Società San Paolo: l’Istituto
Santa Famiglia sarà la salvezza della Società San Paolo.
Allora la Società San Paolo dovrà ricuperare fiducia verso di noi e avviare
una programmatica e concreta collaborazione, anche con l’offrirci almeno un
terzo Sacerdote.
Chiusa questa doverosa parentesi, ritorniamo a
noi. Ed è forse bene distinguere gli ambiti di questo apostolato:
- l’apostolato rivolto a tutte le famiglie
- e quello rivolto specificamente alle famiglie
che iniziano il cammino nell’Istituto.
a) L’apostolato rivolto a tutte le famiglie
Così recita il nostro Statuto
negli ultimi due punti dell’art.33:
I membri eserciteranno l’apostolato in seno
alla propria famiglia:
- con il sostegno ad altre famiglie…
- con la guida serena dei fidanzati che si
preparano al matrimonio.
e così è espressamente auspicato al n. 100
del Direttorio di Pastorale familiare:
"Particolari
cure pastorali devono essere dedicate innanzitutto alle coppie-famiglie giovani…per
aiutarle a scoprire la loro nuova vocazione e missione".
E ancora al n. 102:
"Sono perciò necessari, coraggio e
creatività perché la comunità cristiana sia sempre più in grado di
accogliere, accompagnare e aiutare le giovani coppie, riconoscendole e
valorizzandole come soggetti attivi della loro stessa crescita".
Sono molte le coppie dell’Istituto che
dedicano le loro energie nella preparazione dei fidanzati al matrimonio, nel
seguirli negli anni successivi: nelle loro parrocchie, in diocesi, presso i
consultori, nelle loro case… (vi sono esperienze di sposi che aprono la loro
casa alle altre famiglie per incontri, momenti di preghiera, cene fraterne e vi
assicuriamo che è un apostolato che funziona!); e molti ci hanno testimoniato
come il materiale messo a disposizione dall’Istituto sia molto utile.
Su questo punto ci vorremmo soffermare:
pensiamo a quanto materiale abbiamo a nostra disposizione e forse
accumulato nelle nostre case …una montagna!
- Tracce per le catechesi, per le adorazioni…;
pensate a questi ultimi due anni le tracce che ci vengono distribuite ai
corsi di Esercizi Spirituali: lo scorso anno la Lettera di san Paolo alle
famiglie di Filippi e quest’anno la 2 Lettera a Timoteo: tutte
ben commentate e con precisi spunti di riflessione: sono per noi, ma poi da
noi devono venire utilizzate, comunicate, distribuite ad altri per essere
luce per molti. Così pure sono state molto utili le catechesi per fidanzati
e giovani coppie dal titolo "Tobia e Sara: il cammino di
coppia" del prof. Fausto Negri, che possiamo ancora ritrovare sul
sito internet.
- E la circolarina Gesù Maestro: in
quanti la leggiamo?
Forse dobbiamo tutti fare maggiormente
tesoro di ciò che abbiamo; il nostro Centro si sta rivelando sempre più
ricco di proposte e di sussidi: tocca a noi saperli utilizzare, con fantasia,
adattando, arricchendo, attualizzando… certo se lasciamo "dormire"
tutto nelle nostre librerie, non servono a nulla!
Per noi è stato motivo di arricchimento
conoscere le esperienze di pastorale familiare che si svolgono nelle varie
regioni d’Italia; spesso sono diverse, ma tali devono essere proprio perché
diverse sono le varie realtà.
b) L’apostolato rivolto alle famiglie che
iniziano il cammino nell’Istituto.
L’apostolato che ogni singola famiglia deve
fare nei confronti delle famiglie nuove che entrano nell’Istituto, giovani e
meno giovani, è un apostolato fondamentale.
Accogliere le nuove coppie;
accompagnarle, leggere con loro lo Statuto, incoraggiarle, indirizzarle
verso sacerdoti che possano essere per loro guide spirituali (ognuno deve
mantenere il proprio ruolo, nessuno si sostituisca mai ad un sacerdote!). Ogni
nuova coppia è affidata ad ognuno di noi – soprattutto come Responsabili di
Gruppo – e non ce ne possiamo lavare le mani: cfr Statuto n. 75.1. Ciò
vale per tutti i fratelli affidati alla nostra responsabilità, ma vale
soprattutto verso i nuovi arrivati. Ci sarà chiesto a volte di cambiare le
nostre abitudini, di rinunciare a qualcosa di noi, di affrontare argomenti che
non ci piacciono o che già conosciamo… consapevoli che nessuno di noi è già
arrivato al traguardo finale e tanto può ancora imparare.
3) Vi
è un altro tema molto importante che non possiamo non affrontare perché sta
tanto cuore a noi ma anche a tante famiglie che ci hanno telefonato e scritto: i
figli delle famiglie dell’Istituto Santa Famiglia.
Non per essere nostalgici o senza fantasia, ma
forse perché tanti momenti li abbiamo vissuti proprio con loro, non può
tornarci alla mente il titolo del giubileo delle famiglie: "I figli:
primavera della famiglia e della società" e ancora le parole di
Giovanni Palo II: «I figli sono
"primavera": che cosa significa questa metafora? Essa ci porta in
quell’orizzonte di vita, di colori, di luce e di canto che è proprio della
stagione primaverile. I bimbi tutto questo lo sono naturalmente. Essi sono la
speranza che continua a fiorire, un progetto che continuamente si riavvia, il
futuro che si apre senza sosta. Rappresentano la fioritura dell’amore
coniugale, che in essi si ritrova e si consolida. Venendo alla luce, portano un
messaggio di vita che, in ultima analisi, rinvia all’Autore stesso della vita.
Bisognosi come sono di tutto, specie nelle prime fasi dell’esistenza, essi
costituiscono naturalmente un appello alla solidarietà. Non a caso Gesù
invitò i discepoli ad avere un cuore di bambini (cfr Mc 10,13-16). Oggi voi,
care famiglie, volete rendere grazie per il dono dei figli e, al tempo stesso,
accogliere il messaggio che Dio vi manda attraverso la loro esistenza».
Tra le considerazioni che ci sono giunte ne
riportiamo una che bene ci sembra spiegare lo stato d’animo di tanti:
«La spiritualità dell’Istituto, incentrata
sulla coppia e sul matrimonio, deve essere incarnata nella storia della famiglia
che dalla coppia ha origine. I figli devono essere considerati con gli stessi
occhi di Dio, che attraverso di essi ha fatto scorrere la storia della sua
Alleanza con Israele e poi con le infinite moltitudini che hanno accolto la
Parola di suo Figlio, unico redentore, fino a noi, sposi consacrati che hanno
accettato di appartenerGli e di mettere nelle Sue mani presente e futuro.
Una spiritualità di famiglia e non solo di
coppia si incarna in una accoglienza dei figli piccoli e grandi e si fa carico
di un loro cammino specifico a fianco dei genitori, al quale i genitori stessi
devono essere coinvolti perché Gesù cresceva in età, sapienza e grazia in
famiglia e nella sua comunità di ebrei praticanti».
Forse il futuro del nostro Istituto sta anche
nell’immaginare una spiritualità che coinvolga anche i figli,
magari prevedendo momenti formativi anche per loro da poter seguire durante le
giornate di ritiro e i corsi di esercizi spirituali.
Spesso succede che i nostri ragazzi quando sono
piccoli sono "scaricati" a delle baby sitter; poi man mano che
crescono si allontanano da questo cammino dei genitori che hanno vissuto sempre
con una certa distanza. E allora ci chiediamo: il nostro cammino è per sante
coppie o per sante famiglie?!
Sappiamo quanto sia difficile organizzare
momenti formativi per i figli, ma esperienze come quella vissuta la scorsa
estate da una cinquantina dei nostri ragazzi a Spicello ci dice che questo è
possibile, magari in collaborazione stretta con l’intera Famiglia Paolina, che
per prima forse deve intravedere nei nostri figli il suo futuro.
Sarà nostro impegno per i mesi futuri
incontrare altre realtà che si occupano di spiritualità familiare e giovanile
(ci vengono alla mente le famiglie del Movimento dei Focolari e di Rinnovamento
nello Spirito) per cercare eventuali spunti e suggerimenti. Ripetiamo le parole
dell’apostolo Paolo: "Non fatevi
un’idea troppo alta di voi stessi".
Il nostro rischio a volte è quello di
arroccarci nella presunzione che noi dell’Istituto Santa Famiglia siamo i
migliori! Non valutatevi più di quanto è conveniente valutarsi, ma
valutatevi in maniera da avere di voi una giusta valutazione… Abbiamo
pertanto doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi. Quindi, se
altri possono insegnarci qualcosa per il nostro bene comune, ringraziamo il
Signore e andiamo avanti.
Il desiderio di tanti è quello di sentirsi
più accolti nell’Istituto assieme ai propri figli: è vero che ragazzini
che disturbano durante le meditazioni e le celebrazioni liturgiche sono
fastidiosi, ma è anche vero che è faticoso seguire un corso di esercizi con i
propri bambini, col rischio di occhiatacce o insofferenze al primo strillo o
alla prima corsetta! Forse anche qui è valida la giusta misura dataci da quell’affetto
fraterno che deve animare i nostri cuori : i genitori devono educare i
propri figli al rispetto e all’educazione anche se sono piccoli, approfittando
delle pause libere non solo per la meditazione di coppia ma anche per dedicare
tempo ai loro figli; e le famiglie con i figli che non disturbano più perché
grandi, devono avere più pazienza e comprensione.
L’ultimo corso di Esercizi appena finito a
Fognano è stato un momento di grazia stupendo anche per i figli! La cosa bella
è che vi erano famiglie dell’Istituto che ormai da anni prendono le ferie per
accudire i bambini dei fratelli che partecipano al corso:
non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili!
Quest’anno, poi, vi è stata la presenza di
alcuni figli più grandi di coppie dell’Istituto che hanno messo a
disposizione la loro esperienza di educatori e sono riusciti a fare un gruppo
bellissimo: alla fine del corso i ragazzi non avevano nessuna voglia di partire!
In ogni caso, per il prossimo anno si è deciso
di prevedere due corsi di esercizi aperti soprattutto ai genitori con
figli piccoli, adolescenti e giovani, in cui sarà assicurata una
particolare animazione per bimbi, preadolescenti, adolescenti, fermo restando
che tutti i corsi dovranno avere una giusta cura per i figli. Si è pensato uno
a Fognano-Ravenna e uno a Pacognano-Napoli.
4)
Infine, ma non ultima e non meno importante, è una nuova e particolare
attenzione sempre più emergente della pastorale per i separati e divorziati.
Qualcuno ci diceva che non dobbiamo avere paura
di mescolarci con la folla qualunque essa sia: Paolo ha annunciato Cristo ai
pagani, ai greci, facendosi pagano e greco, tutto a tutti, per guadagnare sé
stesso e gli altri a Cristo. Fare a tutti la carità della verità, ma con
amore, affiancando queste situazioni con accoglienza e misericordia.
Ma, a forza maggiore, la nostra attenzione,
comprensione e sostegno, e diciamo pure rispettoso ma coraggioso aiuto di
discernimento per le coppie conviventi (figli o non). Noi che viviamo il
dono dell’amore coniugale; noi che crediamo al dono dell’unità coniugale
stabile e indissolubile; noi che abbiamo ricevuto la vocazione carismatica di
questo sacramento dobbiamo sentire e coltivare il dovere pedagogico di
illuminare quanti, figli o meno, non solo non comprendono questo, ma
indeboliscono e compromettono la loro esistenza e la loro fede con una
esperienza così precaria come la convivenza.
Tanto la pastorale per i separati e divorziati
quanto quest’ultima per i conviventi meriterebbe tutta una lunga, articolata e
propositiva riflessione. Noi l’abbiamo voluto almeno accennare perché non
avvenga che una mentalità di "ipocrita tolleranza" si traduca in una
"colpevole compiacenza". Anche qui il cristianesimo e la nostra
vocazione sono una seria questione di obbedienza alla volontà di Dio, espressa
anche attraverso il magistero della Chiesa, e quindi di coerente e coraggiosa
testimonianza. Si dirà che di fronte a tante situazioni si può solo
sopportare, compatire, soffrire ed accettare. Ma non vi sembra cristianamente
più maturo almeno recuperare la potenza di una preghiera costante per queste
situazioni, che da sola testimoni la nostra intima dissociazione e il nostro
desiderio di recupero?
Concludiamo. Noi, Patrizia e Franco,
desideriamo ringraziare tutti i fratelli che con il loro contributo ci hanno
aiutato a scrivere questa relazione; abbiamo avuto la conferma di avere tanti
amici nel Signore; e questo ci ha fatto sentire un po’ meno la nostra
inadeguatezza a questo servizio che ci è stato chiesto di Responsabili
Nazionali.
Sappiamo molto bene di non essere stati all’altezza
di ciò che il Signore ci ha chiesto; probabilmente abbiamo anche deluso molti…
Vi assicuriamo che in certi momenti non è stato facile; anzi, la tentazione di
abbandonarci allo sconforto è stata grande; ma abbiamo capito (e qualcuno al
nostro ultimo corso di esercizi ci ha aiutato a metterlo bene a fuoco!) che lo
scoraggiamento è una delle più grosse tentazioni del diavolo!
Essere Responsabili Nazionali non è ciò che
tutti normalmente si aspettano: organizzare, lavorare, telefonare, supplire,
ecc. Ciò che a noi come a tutti voi responsabili dei gruppi è chiesto è di amare
di più, di soffrire di più, di sopportare di più: perché
(e lo sapete meglio di noi) vi criticheranno quando fate molto e sorgeranno
invidie quando vi vedranno troppo in mostra; ma vi criticheranno anche quando
sembra che non facciate nulla o troppo poco, o ciò che fate o dite non va loro
a genio; tanti non si accorgeranno dei vostri sacrifici silenziosi, perché
spesso non li vede nessuno… Ma l’amore di Dio è più grande di ogni
sforzo e ci mette accanto tanti fratelli che ci rincuorano con il loro
affetto e la loro preghiera, con la certezza che tutto questo contribuisce alla
crescita cristiana di tutti.
Il futuro dell’Istituto Santa Famiglia ha le
sue radici più profonde nel "passato" della Santa Famiglia di
Nazareth, che per noi sarà sempre modello a cui ispirarci, da cui lasciarci
guidare, da cui lasciarci amare.
a cura dei Coniugi
Franco e Patrizia GUERRA
Responsabili nazionali per le Coppie
Giovani
Ariccia, 13 settembre 2008
Per contattarci
(nei limiti del possibile):
Il sito dell’Ist. Santa Famiglia: http://www.stpauls.it/istit/santafamiglia.htm
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