"PREGHIERA DI COPPIA"
UN VALORE DA RECUPERARE
Carissimi
Coniugi prescelti ed amati dalla Sacra Famiglia,
ma carissimi anche Quanti e Quante vivono la vedovanza,
Grazia e pace in abbondanza dal Signore a tutti voi e in tutte
le vostre famiglie!
Abbiamo iniziato un nuovo anno e mi auguro che tutti l’abbiate
iniziato nel Signore e secondo il Signore. È solo Lui, infatti, che può dare
senso alla nostra esistenza; è Lui che sa darci le risposte esatte a tanti
nostri interrogativi o ansie; è Lui che può veramente aiutarci ad uscire da
situazioni dolorose o difficili, causate da noi stessi o provocate da altri; è
ancora Lui che sa infonderci quella forza necessaria per andare avanti.
Ricordando questo, non faccio altro che riaffermare la
presenza di Dio Padre che è continuamente presente nella nostra vita, anche se
rispetta amorevolmente la nostra libertà di persone dotate di intelligenza, di
coscienza e, quindi, di svariate possibilità di realizzazione.
Ci assicura il Catechismo della
Chiesa Cattolica (cfr. nn. 302-314):
«La creazione ha la sua propria bontà e perfezione, ma non
è uscita dalle mani del Creatore interamente compiuta. È creata "in stato
di via", verso una perfezione ultima alla quale Dio l’ha destinata, ma
che ancora deve essere raggiunta…
Dio conserva e governa con la sua provvidenza tutto ciò che
ha creato; "essa si estende da un confine all’altro con forza, governa
con bontà eccellente ogni cosa" (Sap 8,1).
"Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio" (Rm
8,28). La testimonianza dei santi non cessa di confermare questa verità:
Così santa Caterina da Siena dice a "coloro che si
scandalizzano e si ribellano davanti a ciò che loro capita": "Tutto
viene dall’amore, tutto è ordinato alla salvezza dell’uomo; Dio non fa
niente se non a questo fine" (Dialoghi, 4, 138).
E san Tommaso Moro, poco prima del martirio, consola la
figlia: "Nulla accade che Dio non voglia, e io sono sicuro che qualunque
cosa avvenga, per quanto cattiva appaia, sarà in realtà sempre per il
meglio" (Lettera ad Alice Alington di Margaret Roper sul colloquio avuto in
carcere con il padre)».
Carissimi, in una società all’apparenza affascinante per
tecnologia e per modernità sempre più avanzate ma povera di significati capaci
di dare autentica serenità e gioia di vivere, e scarsamente aperta al
trascendente,il Magistero della Chiesa ci fa respirare aria ossigenata sempre
più benefica. Che tristezza incrociare – per strada, nelle piazze o alla
televisione – volti e teste accuratamente o maliziosamente truccate, ma con
visi spenti ed occhi freddi, talvolta glaciali, privi di quella brillantezza e
di quel candore che abitualmente traspare in persone cariche di ardente amor di
Dio e al tempo stesso sovraccariche di impegni per i fratelli.
E noi, figli e figlie spirituali del Beato Don Giacomo
Alberione; voi, coniugi consacrati nell’Istituto Santa Famiglia, non dovreste
tutti essere entrati in questo cammino di cristificazione e di santificazione,
che vi fa più facilmente incontrare Dio Provvidente nella vostra vita? Non
dovremmo tutti cercare di trovare in Lui e secondo Lui il senso del nostro
quotidiano esistere?
Fratelli e Sorelle carissimi, non sto vaneggiando né volando
troppo alto! Ragiono semplicemente da figlio di Dio, come lo siete ciascuno di
voi. Ecco allora che conformemente a questa nostra comune identità dobbiamo
ragionare, programmare, vivere.
Il cammino è troppo difficile? L’obiettivo è troppo alto?
Certo che lo è. Ma non è impossibile: è percorribile! Ed è
l’unico cammino che ci permetta una piena realizzazione. La ragione profonda
sta nel fatto che da Dio Padre siamo stati creati, secondo Lui dobbiamo vivere,
a Lui dobbiamo tendere ed arrivare.
Segreto per realizzare questo cammino? La preghiera, la
preghiera in famiglia.
Predicava il nostro Fondatore:
«La preghiera è il grido dell’anima in esilio. È l’espressione
della profonda ammirazione che essa nutre per Colui che è tutto, per l’infinita
bontà di Dio; è il gemito del peccatore; è la voce del povero che implora,
del naufrago che domanda salvezza, del figlio bisognoso che si rivolge al padre…
La preghiera è necessaria come il respiro all’anima, come l’acqua alla
pianta, come il cibo al corpo».
Ma questa volta desidero richiamare la preghiera di coppia, la
preghiera fatta in coppia.
Questa preghiera diventa autentica vita d’amore. Come nella
coppia, degna di tal nome, deve essere abituale una intercomunicazione psichica,
fisica, intellettuale, ideale, così deve esserci anche una intercomunicazione
spirituale. Come non si può fare l’amore da soli, così i genitori non
possono crescere nell’amore umano e cristiano senza la preghiera assieme.
Soprattutto di coppia; perché poi sia credibile e autentica quella di famiglia.
L’esperienza di tante coppie della Santa Famiglia lo
dimostra stupendamente: coloro che hanno preso l’abitudine di pregare assieme
procedono bene, sono capaci di dialogo, di comprensione e anche di perdono,
sanno gioire e riescono a sostenersi nelle difficoltà; in una parola: sono
famiglie serene e che crescono, procedono…; mentre quanti altri non pregano
mai o troppo poco assieme, sperimentano tutte le miserie e le tristezze proprie
di un’esistenza che si trascina ai margini di Dio.
Dio, invece, non può rimanere ai margini della nostra vita;
né può essere ricordato o invocato solo come consulente. Egli deve entrare
nella nostra vita! …e vi entra, vi rimane, cresce soprattutto attraverso la
preghiera – e nella coppia: nella preghiera assieme, appunto perché coppia
– e attraverso una frequente vita interiore e sacramentale: Parola di Dio,
Confessione, Santa Messa, Comunione, Adorazione Eucaristica…Non sarebbe
inutile se, con questa ottica, rileggessimo alcuni articoli del nostro Statuto:
nn. 6, 7, 8 e 9.
Carissimi, sono cosciente di scrivere a fratelli e sorelle
cristiani, e per di più "laici consacrati".
Scriveva per tutti il grande Papa Paolo VI:
"La partecipazione alla natura divina, che gli uomini
ricevono in dono mediante la grazia di Cristo, rivela una certa analogia con l’origine,
lo sviluppo e l’accrescimento della vita naturale. Difatti i fedeli, rinati
nel santo Battesimo, sono corroborati dal sacramento della Confermazione e,
quindi, sono nutriti con il cibo della vita eterna nell’Eucaristia, sicché,
per effetto di questi sacramenti dell’iniziazione cristiana, sono in grado di
gustare sempre più e sempre meglio i tesori della vita divina e progredire fino
al raggiungimento della perfezione della carità" (Cost. ap. Divinae
consortium naturae, AAS 63 (1971), 657-664).
Il pensiero di Paolo VI è sintetico, profondo, ampio e molto
illuminante. E ci riguarda tutti. Fa anche comprendere che una concreta e
frequente vita interiore e sacramentale diviene al tempo stesso una vita in
crescita, e gioiosamente in crescita, fino ad anticipare le gioie della vita che
godremo un giorno presso Dio.
Fratelli e Sorelle carissimi, la mia riflessione vuol dare un
tono forte al nostro cammino di cristiani e di consacrati laici. Ciascuno di voi
– soprattutto la coppia! …dove anche il vedovo o la vedova deve sempre
sentirsi unito al coniuge che già è entrato nella Casa del Padre – cerchi di
captarlo, perché la propria vita, unita a quella di lui e di lei e anche degli
eventuali figli, risulti un’armonia che si eleva a gloria del Padre, del
Figlio e dello Spirito Santo.
In questo modo, sì, il Padre, il Figlio e lo Spirito saranno
glorificati; e noi ne risulteremo divinamente realizzati!
Vi è forse una cammino di realizzazione umana migliore di
questo?
Vi assicuro il mio quotidiano ricordo nella preghiera.
Ogni mercoledì celebro l’Eucaristia espressamente per tutta
la nostra grande famiglia: nel pane che offro al Padre sono presenti le vostre
persone e tutto il vostro lavoro, e nel vino tutti i vostri sudori e le vostre
lacrime, ammalati compresi.
Gesù, Giuseppe e Maria, "dolce famiglia di
Nazareth", triade esemplare e feconda per ogni famiglia, pregate per noi;
benedite i nostri bambini; illuminate e sostenete i nostri figli, …e rimanete
sempre in nostra compagnia!
Con stima, fiducia e affetto…
Sac. Innocenzo DANTE ssp