|
UNA
CITTA', UNA DIOCESI
-
CREMA In
missione all’ombra del
Torrazzo
di
Sara Laurenti - foto di Diego Zanetti
Un piccolo gioiello
di arte nella Bassa padana. Un’area precocemente industrializzata, che
oggi vive una profonda crisi economica. E un modello di cattolicesimo
rurale che non trova più riscontro nella realtà sociale. È questa la
situazione con cui la Chiesa di Crema si deve misurare. Cosciente che
aggrapparsi allo status quo sarebbe una scelta col fiato corto.
La
cerchia muraria tardo-medievale, di cui restano significative vestigia,
difendeva la piazza del Duomo, il "salotto buono" di Crema,
dove tanti abitanti oggi si ritrovano all’imbrunire per il consueto
"struscio" tra i negozi alla moda e i raffinati palazzi del
centro, simbolo di una storia millenaria. La si percorre facilmente a
piedi, in lungo e in largo, la città. E si possono ammirare tanti
esempi di architettura monumentale, anche di derivazione veneziana,
visto che a partire dal 1449 questo territorio fece parte della
Serenissima. Tra i più significativi c’è il Torrazzo, uno dei
monumenti-simbolo della resistenza di Crema agli attacchi esterni, che
presenta l’effigie in marmo del leone della Serenissima proprio sopra
l’arco. Il Governo veneziano durerà in città oltre tre secoli, sino
al 1797. L’essere provincia di confine del settore occidentale dei
domini di terraferma di Venezia le valse un trattamento privilegiato,
capace di assicurarle un buon grado di autonomia amministrativa, senza
dubbio superiore a quello che le garantiva il ducato di Milano.

Uno scorcio del duomo di Crema visto dai
portici che circondano la piazza.
Posta nella Bassa padana, Crema è equidistante dalle grandi città
della Lombardia – 40 chilometri da Bergamo, Cremona e Milano e 50 da
Brescia – così da essere raggiunta facilmente e, nei giorni di festa,
quasi invasa da tanti lumbard.
Il
Cremasco è la zona più densamente industrializzata e abitata della
provincia di Cremona, con il 48% degli abitanti dell’intera provincia,
pur costituendo meno di un terzo del territorio. Da vent’anni,
tuttavia, l’Olivetti ha chiuso i battenti e mandato a casa oltre 3
mila operai. Oggi l’economia industriale cremasca è costituita, come
in molta parte del Nord, da imprese per lo più familiari o artigiane. «Il
Nuovo Torrazzo, Il giornale diocesano che dirigo dall’89, ha dato
ampio spazio all’emergenza, ma ha puntato sulle soluzioni concrete,
dando risalto al progetto "Fondo Famiglie Solidali" promosso
dalla Caritas diocesana», informa don Giorgio Zucchelli, che è anche
presidente della Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici).

«Il settimanale diocesano, che oggi vende 16 mila copie, grazie
anche al lavoro dei miei predecessori, ha acquisito autorevolezza non
solo nel mondo cattolico, ma anche in quello laico della città. Alcuni,
che definisco "cristiani del dissenso", lo criticano perché
vorrebbero che si mettessero in discussione alcuni valori cristiani non
negoziabili (vita, morte, matrimoni gay, ecc.), e perché non lo trovano
pluralista. Ma su talune questioni non si può transigere. E poi, nello
spazio delle lettere, diamo voce a tutti. A parte queste opinioni
contrastanti, noi crediamo in quello che facciamo. Tornando alla crisi,
l’importante è non perdere la fiducia, motore fondamentale per la
ripresa economica. Speriamo vivamente che i consumi riprendano. Il
problema rimane quello dei disoccupati: molte aziende oggi si sono in
qualche modo riprese, perché hanno licenziato».
Ne sa qualcosa suor Gisella, della congregazione del Buon Pastore,
che dal ’96 combatte ogni giorno per inserire nel mondo del lavoro «le
sue ragazze». Grazie a lei – che in poco tempo, da maestra d’asilo
si è trasformata in psicoterapeuta – e ad alcune sue consorelle, è
nata la prima comunità a protezione sociale che aiuta le donne vittime
della tratta. «Oggi nessuno le assume nonostante noi garantiamo per
loro. Eppure Dio c’è», sospira. «Proprio ieri una signora ha
accettato di far lavorare in un laboratorio di decorazione per tessuti
alcune nostre ragazze. Qualcun’altra invece confeziona biglietti di
auguri. Riescono a guadagnare qualcosa per le loro spese». Quello di
suor Gisella è un servizio non solo per la diocesi, ma per tutta la
regione, perché molte donne arrivano anche da Milano. Finora da questo
centro ne sono passate 323. «Sono stata, insieme alle mie consorelle,
testimone di tante conversioni e battesimi. Ci siamo mosse perché
crediamo fermamente nella dignità della donna, ma se non ci fosse uno
zoccolo duro di volontariato, offerto dalle nostre suore, e dalle
pensioni di quelle più anziane, e da tanti volontari, non potremmo
andare avanti. Fino a poco tempo fa avevamo cinque rette dal Comune di
Milano, ma ora hanno tagliato i fondi e ne abbiamo appena due».

Il chiostro del Museo civico di Crema.
L’impegno
di suor Gisella è indispensabile, così come lo è quello della Caritas
diocesana, che trova nella Casa della Carità il suo cuore pulsante. Al
suo interno sono ospitati gli uffici dell’organismo, il Centro di
ascolto diocesano, i servizi di raccolta e distribuzione dei generi di
prima necessità, gli appartamenti dei progetti di seconda accoglienza e
molti altri servizi. Questa realtà ecclesiale fa oggi da
"ammortizzatore" alle derive intolleranti che spesso la
politica attua. L’ultima, in ordine di tempo, è l’ordinanza
anti-accattonaggio, contro chi chiede l’elemosina, che il Comune di
Crema ha deliberato.
«Fino agli anni Novanta, la diocesi di Crema è stata un po’ un’isola,
dove, nonostante la vicinanza a Milano, i fenomeni di secolarizzazione
sono giunti alquanto attenuati», racconta Christian Albini, insegnante
di religione e membro della presidenza del Consiglio pastorale
diocesano. «I suoi caratteri tradizionali erano prevalentemente quelli
del cattolicesimo rurale della pianura padana: un forte intreccio tra i
ritmi della vita contadina e la devozione popolare». Albini osserva
però una trasformazione profonda negli ultimi decenni: «Il diffuso
benessere economico ha favorito l’insorgere, nella mentalità e negli
stili di vita, di un materialismo pratico da cui il senso religioso e la
pratica cristiana sono stati progressivamente erosi. Il segno più
evidente è stato il crollo delle vocazioni al sacerdozio per le quali
Crema è passata dall’essere alla testa delle diocesi lombarde (in
rapporto alla popolazione) all’ultimo posto». «Io credo
relativamente alle statistiche», obietta don Zuchelli. «In realtà
basterebbe che si riuscisse a ordinare un prete l’anno per non essere
in emergenza. Certo, la crisi dell’Azione cattolica attualmente è
evidente: manca un laicato maturo che risponda alle esigenze della
Chiesa locale».

Una donna in preghiera nel santuario di S.
Maria della Croce.
Secondo
Albini, altri fattori che hanno alterato gli equilibri del passato sono
stati l’afflusso di popolazione dal Milanese e la presenza degli
immigrati, verso i quali è cresciuta l’intolleranza. «Con la crisi
economica sono aumentate le situazioni di disagio, anche se meno forti
rispetto ad altre realtà, mentre sono più rilevanti , per quanto più
difficili da intercettare, forme di disagio di tipo, per così dire,
"psicologico", come il consumo di alcol e stupefacenti tra i
giovani».
Dal punto di vista ecclesiale, con il vescovo Carlo Manziana, dopo il
Concilio, Crema è stata la prima diocesi a istituire i Consigli
pastorali e tra le più convinte nel perseguire la riforma liturgica.
Angelo Paravisi prima e l’attuale vescovo Oscar Cantoni, nella
percezione dei mutamenti accennati, si sono invece concentrati sul
bisogno di riscoprire i «fondamenti» dell’esperienza cristiana ed
ecclesiale: il primo ha puntato sulla Parola, l’Eucarestia e la
Parrocchia, mentre il secondo negli ultimi cinque anni ha proposto un
itinerario di riscoperta del Battesimo e della vocazione. È presente la
consapevolezza di dover passare, nella pastorale, «dalla conservazione
alla missione». A questo proposito sembra che negli ultimi anni ci sia
stata una presa di coscienza da parte del laicato, «ma finora sono
mancate scelte forti e tentativi di esplorare strade nuove. La maggior
parte delle energie viene tuttora dedicata al mantenimento di quanto
già si fa, che è sicuramente significativo, ma in prospettiva è una
scelta col fiato corto», spiega il professor Albini.

La torre del Palazzo Pretorio, nel centro
della città.
«Oggi si sta pensando a delle figure laiche
"professionali", che non potranno mai sostituirsi al
volontariato, sempre necessario in tutti gli ambiti della parrocchia
(catechismo, animazione delle Messe, ecc.), ma che possano coadiuvare il
prete in alcuni ambiti specifici», aggiunge don Zucchelli.
Di
tutt’altro genere l’esperienza della comunità parrocchiale di San
Giacomo, nel centro cittadino, segnata dalla figura di don Agostino
Cantoni, membro della Fraternità di Charles de Foucauld, e parroco dal
1970 al 2001. «Le direttrici principali dell’esperienza di San
Giacomo», racconta Albini, «sono state diverse: la lettura dei segni
dei tempi, cioè l’attenzione nell’interpretare i mutamenti
culturali e la scelta preferenziale degli ultimi esplicatasi con l’inserimento
delle necessità dei poveri nel bilancio parrocchiale». Sono state
create, inoltre, delle case famiglia e una cooperativa di inserimento
lavorativo, si sono avviate delle iniziative di volontariato per
favorire l’handicap, sono stati accolti stranieri e poveri nelle
strutture comunitarie e sono nate vacanze di condivisione tra famiglie
della parrocchia, giovani volontari e diversamente abili. «Un altro
punto è stato l’essere credenti e pensanti», continua Albini, «affrontando
le questioni più spinose e interloquendo con tutti senza preconcetti
per cercare punti di incontro».

La chiesa della SS. Trinità.
Si è molto puntato anche sulla sobrietà: sono state abolite le
tariffe per matrimoni e funerali. Ed è iniziata una gestione
comunitaria delle risorse dei sacerdoti. Si è scommesso anche sulla
formazione, con una vera scuola di Bibbia, ed esperienze significative a
Spello e Taizé. «Dopo don Agostino, il nuovo parroco, don Luciano
Cappelli, mantiene le scelte di condivisione e ne promuove alcune
proprie», spiega ancora il giovane professore. «Le case famiglia
diventano comunità alloggio per garantire maggiore stabilità. Viene
coinvolto il gruppo anziani che organizza iniziative per la terza età.
Si è costituito un centro di ascolto come segno di condivisione delle
nuove forme di disagio. Nascono il fondo di solidarietà parrocchiale e
un gruppo famiglie, coppie che portano avanti un percorso di scambio,
fede e condivisione e che animano la Messa per i bambini della fascia
2-5 anni».
Albini è convinto della bontà delle proposte, ma ne vede i limiti. «Tutte
queste iniziative coinvolgono prevalentemente chi è già inserito nella
vita parrocchiale». Ci tiene quindi a rilanciare: «Per il futuro
sarebbe importante interpellare di più le persone nel loro vissuto
personale (affettività, fragilità, lavoro), curare la crescita
spirituale dei laici, sciogliere l’identificazione tra parrocchia e
prete, che diventa dipendenza nel bene e nel male: in prospettiva
occorre creare piccole comunità di adulti che non vivono la parrocchia
come "fruizione di servizi", ma come luogo di un vissuto
condiviso per animare la vita comunitaria in un domani con meno preti.
Queste persone in comunione con il prete rivestiranno una
responsabilità sinodale nella conduzione della parrocchia, da vedere
non tanto come luogo separato dal mondo o accanto ad esso, ma come
spazio di maturazione di una fede che si vive nei luoghi, nei tempi e
nelle situazioni del quotidiano».
Sara Laurenti

Un anziano signore in bicicletta fa la spesa al mercato.
| La
più piccola diocesi lombarda L' 11
aprile 1580 Crema diventa diocesi, sottraendola alla giurisdizione
ecclesiastica di Cremona, Piacenza e Lodi e dichiarandola
suffraganea della Chiesa metropolitana di Milano. Quella di Crema
è l’ultima istituita e la più piccola fra le diocesi lombarde.
Ha una superficie di 276,25 chilometri quadrati. I suoi confini
coincidono con quelli dell’antico territorio cremasco, già
delineatosi nei secoli XI-XII come Libero Comune. La diocesi è
divisa in sei zone pastorali e sessantadue parrocchie. I suoi
abitanti sono circa 100 mila: il 2 per cento della popolazione
appartiene a minoranze religiose, tra musulmani, buddhisti,
Testimoni di Geova, protestanti e ortodossi. La città conta quasi
34 mila abitanti. Tutto il suo territorio appartiene alla
provincia di Cremona. I sacerdoti attualmente sono 109. Sono
presenti in diocesi anche 4 cappuccini (e 4 studenti di teologia)
e 58 religiose. All’estero sono presenti 3 missionari dello
Spirito Santo. |
Segue: Giovani
e disoccupati al primo posto
|