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N. 1 gennaio 2012
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Incontri con Maria Costante ricerca
del Trascendente Margherita Faustini: il tempo, la morte, la solitudine, l'invocazione religiosa. «Raggiunto il limite del mio tempo / vorrei andarmene / in una notte stellata / simile al cielo del mio presepe ». Sono versi in qualche modo anticipatori, questi, di Margherita Faustini, la poetessa genovese venuta a mancare nella sua città nella notte tra il 25 e il 26 gennaio 2009, all'età di 78 anni. Una notte fredda e stellata, nel cuore dell'inverno, come lei aveva immaginato scrivendo la lirica Vorrei andarmene, così, nella raccolta Attimo primo. Nata a Genova il 12 giugno 1930, Margherita Faustini è stata una personalità di spicco della letteratura italiana del secondo Novecento. Scrittrice e poetessa, ha rappresentato un originale modello di intellettuale cattolica impegnata sul versante della cultura: una ricerca intensa e approfondita sui temi della religiosità, del senso dell'etica e della società, della famiglia e in particolare del rapporto filiale, che sentiva profondamente nelle sue corde emotive ed espressive. Aveva cominciato a scrivere versi assai precocemente, quando era ancora sui banchi di scuola. Ed è lei stessa a dircelo in questa poesia: «Compagna di banco, / il viso acceso dall'entusiasmo, / esaltavi le mie prime, / clandestine poesie…» (Ad una compagna di scuola, dalla raccolta Attimo primo). Cominciò a pubblicare agli inizi degli anni '70, esordendo con due libri di aforismi: Agenda personale (Editrice Liguria 1973) e Momenti (Sabatelli 1978), inframmezzati da un libro di racconti, Cielo di ardesia (1975), che ha visto la sua seconda edizione nel 2003. A questi testi si sono aggiunte negli anni altre raccolte: Collana dei giorni (Sabatelli 1980), Porta antica (Microlito 1983), Strada del mattino (Emmee 1986), Tirassegno (aforismi, Ecig 1988), Presenze (Emmee 1991), Posso giocar (Microart's 1994), Attimo primo (Microart's 1998), Il sogno e la memoria (Le Mani 2002), Unico respiro (Il Libraccio 2005), Opposte preghiere (Le Mani 2008). Ha curato, insieme con Marco Delpino, Caro Colombo (1993), raccolta di lettere indirizzata al grande Ammiraglio da parte dei maggiori rappresentanti della cultura ligure. Con Liana De Luca ha raccolto un'antologia di racconti e riflessioni sul tema: Davanti all'ignoto (titolo stesso del libro), in cui si trovano interventi di noti scrittori italiani. Due suoi atti unici, Gli animali lo fanno e Uno sparo, due moventi, tradotti in inglese, sono stati rappresentati in teatro a New York. E le sue poesie sono presenti in alcune antologie italiane e straniere (in Belgio, Grecia, Romania, Spagna, Ucraina, Cile, Turchia, Usa). Nel corso della sua lunga carriera artistica Margherita Faustini ha ricevuto molti e significativi riconoscimenti per la sua attività letteraria e giornalistica. Non solo scrittrice e poetessa. Aveva, infatti, lavorato al Corriere mercantile come correttrice di bozze per poi diventarne collaboratrice nelle pagine della cultura, affiancando a quella letteraria una intensa attività pubblicistica su varie testate con articoli di taglio culturale.
La "Montagna dei sette sapienti" nel deserto del Wadi Rum (Giordania, foto MARCATO). Ma è il suo universo poetico quello che vogliamo esplorare, un mondo letterario, nonché interiore, ricco di spiritualità e denso di acute riflessioni sul destino dell'uomo alla luce della fede e della dimensione trascendente dell'esistenza. «Infrangibile silenzio / d'una notte nel deserto. / Vago in spazi sovrapposti, / senza riva. // Non posso avviarmi verso l'Oltre: / appartengo ancora ai vivi. / Grido il mio sgomento. // Tra i compagni di viaggio, / nella solitudine di tutti, / s'attenua la mia». A una Notte nel deserto, come dice il titolo stesso di questa poesia, somiglia la vita dell'uomo sulla terra. La poetessa ne percepisce il cupo smarrimento, il non poter raggiungere il mistero svelato dell'Oltre, perché si è ancora tra i vivi, ma è tra questi, compagni di viaggio, sgomenti come lei, che la solitudine si fa condivisione. E il canto si tramuta in poesia. «La ricerca del Trascendente nella poesia di Margherita Faustini», scrive la studiosa Liliana Porro Andriuoli (autrice del bel volume La ricerca del Trascendente nella poesia di Margherita Faustini, Le Mani 1999), «è il tema che mi sembrava (e mi sembra tuttora) quello fondamentale della sua poesia. Perché per Margherita la fede fu per diversi anni una ricerca, che approdò solo in seguito a una definitiva conquista: era infatti una persona intimamente religiosa, ma inizialmente lo era più per istinto che per una reale convinzione, possedendo un sentimento cristiano della vita, che poteva definirsi innato. Alla vera fede arrivò gradualmente». E a tal proposito la scrittrice Elena Bono ha anche sottolineato come «quel che di caparbio e scontroso con le creature e il Creatore sottende costantemente il senso teologale, ossia il profondo convincimento di una superiore paternità, e di una grazia che dall'alto si dona a chi ricerca e domanda, si ritrova nella creatura della Faustini che chiede illuminazione al Creatore perché la renda capace dell'incontro con lui e degna della parola rivelata». C'è infatti nei suoi versi, bisogna dirlo, una sorta di continuo, connaturato corpo a corpo con il Trascendente, una interrogazione che si fa travaglio costante per una ricerca di fede mai accettata dogmaticamente dall'autrice, ma sempre filtrata attraverso un'emozione, un sentimento. «La mia costante ricerca del Trascendente», affermava la poetessa in una delle ultime interviste, «è un'irrinunciabile esigenza interiore. Anche se la ragione più volte mi impone degli angoscianti interrogativi, dentro di me avverto un'inspiegabile forza che mi sospinge oltre il contingente per salire verso spazi celesti di incomparabile quiete e bellezza».
Margherita Faustini. «Madre che battezzi il mondo». «Vergine Maria, madre nella virtù, / al Figlio di Dio hai insegnato / i primi passi, / il valore della parola. / Appena giovinetto, / ti lasciava nell'ansia dell'attesa / per restare coi saggi. / È nato da te, / ma l'intero suo essere / era proteso al Padre. / Tuo soltanto il travaglio del parto / lo strazio della sua agonia. / Madre addolorata, / prendi tra le braccia / il bambino torturato e violentato, / il bambino mutilato / dall'odio dell'uomo contro l'uomo. / Battezza il mondo / col tuo pianto misericordioso / nel segno della croce / e della speranza». Si intitola Vergine Maria ed è sicuramente tra le più belle poesie del Novecento dedicate alla Madonna, compresa nella raccolta Opposte preghiere. Il tema mariano è certamente tra i motivi ispiratori più importanti del multiforme itinerario poetico di Margherita Faustini, strettamente intrecciato a quello degli affetti familiari, all'attenzione per la vita degli emarginati e alla sensibilità per il Trascendente, in special modo l'attesa di un oltrevita in cui ricapitolare ogni cosa, in cui trovare approdo e compimento. Le memorie, ancor dure, dell'infanzia e della guerra, il rimpianto per gli amici scomparsi, sono altri temi assai presenti nella sua creazione letteraria e sono tuttavia dei leit-motiv che la Faustini riesce sempre a decantare e a elevare dalla sfera puramente personale, contingente, a quella universale, assurgendo a una più alta e profonda significazione. Ma è la questione-Dio l'elemento che tutto riassume e condensa nella passione dei suoi versi, il bisogno di cercarlo e di trovarlo, di sentirlo padre e come il padre terreno profondamente sollecito verso il dolore di ciascuno dei suoi figli, perché «l'uomo giunge negli spazi dell'Oltre / portando con sé il misero bagaglio terreno / inadatto al volo tra le stelle». Maria Di Lorenzo |
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