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N. 1 gennaio 2012
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Problemi attuali di mariologia La Chiesa guarda al futuro Una rilettura, a distanza di più di dieci anni della lettera apostolica Novo millennio ineunte, che indicava il percorso pastorale per, appunto, il nuovo millennio, fa emergere una sorprendente sintonia con gli atteggiamenti di fede di Maria. Il primato della Parola, la centralità della comunione, la lettura dei segni dei tempi: sono le grandi scelte della Chiesa per i prossimi anni. Tematiche, queste, che riemergono come un "filo rosso" nei recenti documenti magisteriali.
Ignoto. Apocalisse. San Giovanni e la Madonna, miniatura inglese del sec. XIII, Bodleian Library, Oxford. Il primato della Parola. La priorità dell'evangelizzazione richiede da sempre l'atteggiamento dell'ascolto in vista della personale accoglienza della Parola- Persona, che è Cristo Signore. Come Cristo è «evento centrale della storia della salvezza», così il Vangelo è il dono più grande fattoci da Dio, e l'evangelizzazione è l'opera centrale nella storia della Chiesa. Tutto questo per la fede che sta alla base di questa accoglienza del messaggio biblico che assicura: «Il Vangelo [...] è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede» (Rm 1,16). Scriveva il beato Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Novo millennio ineunte (NMI): «E la contemplazione del volto di Cristo non può che ispirarsi a quanto di lui ci dice la Sacra Scrittura, che è, da capo a fondo, attraversata dal suo mistero, oscuramente additato nell'Antico Testamento, pienamente rivelato nel Nuovo, al punto che san Girolamo sentenzia con vigore: "L'ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo stesso". Restando ancorati alla Scrittura, ci apriamo all'azione dello Spirito (cf Gv 15,26), che è all'origine di quegli scritti, e insieme alla testimonianza degli Apostoli (cf ibid., 27), che hanno fatto esperienza viva di Cristo, il Verbo della vita, lo hanno visto con i loro occhi, udito con le loro orecchie, toccato con le loro mani (cf 1Gv 1,1). Quella che ci giunge per loro tramite è una visione di fede, suffragata da una precisa testimonianza storica: una testimonianza veritiera, che i Vangeli, pur nella loro complessa redazione e con un'intenzionalità primariamente catechetica, ci consegnano in modo pienamente attendibile. [...] La narrazione dei Vangeli converge poi nel mostrare la crescente tensione che si verifica tra Gesù e i gruppi emergenti della società religiosa del suo tempo, fino alla crisi finale, che ha il suo drammatico epilogo sul Golgota. È l'ora delle tenebre, a cui segue una nuova, radiosa e definitiva aurora. I racconti evangelici si chiudono infatti mostrando il Nazareno vittorioso sulla morte, ne additano la tomba vuota e lo seguono nel ciclo delle apparizioni, nelle quali i discepoli, prima perplessi e attoniti, poi colmi di indicibile gioia, lo sperimentano vivente e radioso, e da lui ricevono il dono dello Spirito (cf Gv 20,22) e il mandato di annunciare il Vangelo a "tutte le nazioni" (Mt 28,19)» (nn. 17 e 18). Alla base di tutto, deve essere con insistenza ribadito il fondamentale primato dell'evangelizzazione, che sollecita una salutare inquietudine di fronte alle mutate condizioni e quindi alle carenze evidenti di certi metodi del passato. Se ci si limitasse a concentrare l'attenzione quasi unicamente sulla prassi sacramentale, si finirebbe col ridurre il sacramento, avulso dal suo vitale contesto di fede, a un puro gesto di pratica esteriore, senza riflessi concreti e fecondi nella vita. Il cristiano, in virtù della sua comunione col Cristo, avvenuta nell'accoglienza della sua Parola e del Sacramento, viene costituito suo testimone. Egli è tenuto a manifestare nella vita quella "novità" di cui è stato reso partecipe; novità che non può limitarsi al compimento di gesti singolari, ma deve esprimersi nel vivere, altrimenti, in modo diverso, la propria vita, perché ispirata e regolata da criteri radicalmente nuovi. Appare pertanto chiaro che tale scelta del primato della Parola ci mette in piena sintonia con quello che fu un atteggiamento qualificante di Maria di Nazaret: l'ascolto della Parola. «Avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38): accada in me tutto purché accada secondo il tuo volere. Maria è plasmata dalla divina Parola. La Parola che è Dio la progetta, la abilita e la trasforma. La Parola in Maria si fa carne, diventa persona. Ed è su questa stessa strada che si pone la Chiesa per dimostrare non a parole, ma con scelte concrete, di voler fare di Maria il suo modello. Affermando il primato della Parola, la Chiesa ha fatto una scelta di sapore squisitamente mariano. La centralità della comunione. «Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia, se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle attese profonde del mondo. Che cosa significa questo in concreto? Anche qui il discorso potrebbe farsi immediatamente operativo, ma sarebbe sbagliato assecondare simile impulso. Prima di programmare iniziative concrete, occorre promuovere una spiritualità della comunione, facendola emergere come principio educativo in tutti i luoghi dove si plasma l'uomo e il cristiano, dove si educano i consacrati, gli operatori pastorali, dove si costruiscono le famiglie e le comunità. Spiritualità della comunione significa innanzitutto sguardo del cuore portato sul mistero della Trinità che abita in noi e la cui luce va colta anche sul volto dei fratelli che ci stanno accanto. Spiritualità della comunione significa inoltre capacità di sentire il fratello di fede nell'unità profonda del Corpo mistico, dunque, come "uno che mi appartiene", per saper condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per intuire i suoi desideri e prendersi cura dei suoi bisogni, per offrirgli una vera e profonda amicizia. Spiritualità della comunione è pure capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c'è nell'altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio: un "dono per me", oltre che per il fratello che lo ha direttamente ricevuto. Spiritualità della comunione è infine saper "fare spazio" al fratello, portando "i pesi gli uni degli altri" (Gal 6,2) e respingendo le tentazioni egoistiche che continuamente ci insidiano e generano competizione, carrierismo, diffidenza, gelosie. Non ci facciamo illusioni: senza questo cammino spirituale, a ben poco servirebbero gli strumenti esteriori della comunione. Diventerebbero apparati senz'anima, maschere di comunione più che sue vie di espressione e di crescita» (NMI 43). L'attualità di questa lunga citazione della Lettera apostolica evidenzia la scelta della comunicazione (dialogo) come via alla comunione, che comporta l'atteggiamento vitale della assimilazione del dono, anche se, e proprio per questo, implica un'esigente "espropriazione" di sé stessi per lasciarsi possedere da Dio, fatti sua proprietà particolare, suo peculiare possesso (cf Es 19,5; Lc 1,35). Maria è stata felicemente chiamata "l'espropriata" da Dio, non solo in senso passivo, anche se questo aspetto è prioritario e fondante, ma anche in senso attivo, in quanto ella sceglie di appartenere esclusivamente a Dio e di conseguenza è la casa di Dio, l'Arca dell'alleanza, la quale in tanto vale in quanto contiene le parole del Signore (cf Es 40,1-38), in quanto è segno della presenza di Dio. La comunione verso cui la Chiesa tende viene dalla parola di Dio. Il piano universale di Dio per la salvezza del genere umano non si attua soltanto in una maniera, per così dire, segreta, nella mente degli uomini. Al contrario, Dio, il quale, per mezzo del Verbo crea e conserva tutte le cose (cf Gv 1,3), nelle cose create offre agli uomini una perenne testimonianza di sé (cf Rm 1,19-20), così che ovunque sono sparsi i semi della sua Parola. Natura, storia, parole umane, tradizioni religiose e culturali «riflettono un raggio di quella Verità che illumina tutti gli uomini». Condotti dallo Spirito di Dio, «scrutiamo i "segni dei tempi" per scoprire negli avvenimenti, alla luce della fede, il suo disegno e le sue intenzioni» (Comunione e comunità, 22). Anche in questa scelta si svela un atteggiamento di vita che riconosciamo come tipico di Maria di Nazaret: il Verbo si è fatto carne dalla Vergine Maria. Il destino di Maria è segnato dalla divina Parola; in lei la Parola si fa carne; la abita, la rende feconda, dopo averla resa totalmente disponibile al progetto di Dio. La lettura dei segni dei tempi. L'attenzione agli eventi della storia nel suo evolversi ha reso la Chiesa una tra le istituzioni umane più autorevoli e imparziali nella interpretazione del dato oggettivo della storia. È così che la Chiesa si fa missionaria, attenta al valore del dono ricevuto e alla consapevolezza che se la comunità dei credenti non si fa missionaria non può dirsi fedele al suo Signore; è dai doni della Parola e della comunione che sgorga prepotente e incontenibile il bisogno dell'annuncio. Dice ancora il Papa beato: «Il cristianesimo è religione calata nella storia! È sul terreno della storia, infatti, che Dio ha voluto stabilire con Israele un'alleanza e preparare così la nascita del Figlio dal grembo di Maria nella "pienezza del tempo" (Gal 4,4). Colto nel suo mistero divino e umano, Cristo è il fondamento e il centro della storia, ne è il senso e la meta ultima. È per mezzo di lui, infatti, verbo e immagine del Padre, che "tutto è stato fatto" (Gv 1,3; cf Col 1,15). La sua incarnazione, culminante nel mistero pasquale e nel dono dello Spirito, costituisce il cuore pulsante del tempo, l'ora misteriosa in cui il regno di Dio si è fatto vicino (cf Mc 1,15), anzi ha messo radici, come seme destinato a diventare un grande albero (cf Mc 4,30-32), nella nostra storia. "Gloria a te, Cristo Gesù, oggi e sempre tu regnerai". Con questo canto mille e mille volte ripetuto, abbiamo contemplato Cristo quale ce lo presenta l'Apocalisse: "L'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il Principio e la Fine" (Ap 22,13). E contemplando Cristo, abbiamo insieme adorato il Padre e lo Spirito, l'unica e indivisa Trinità, mistero ineffabile in cui tutto ha la sua origine e tutto il suo compimento» (NMI 5). Dobbiamo essere convinti che tutta l'opera di rinnovamento della Chiesa, che il Vaticano II ha così provvidenzialmente proposto e iniziato, non può realizzarsi se non nello Spirito Santo e con l'assistenza materna di Maria di Nazaret. Giuseppe Daminelli, smm |
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