Periodic San Paolo - Home Page Dossier: In cammino verso Santiago
Descrizione della cattedrale

Fondamento e centro della città

di MICAELA SORANZO
   

   Vita Pastorale n. 7 luglio 2010 - Home Page

La costruzione del santuario si dipana dal periodo romanico al barocco: stili diversi, molti autori, varietà architettoniche hanno lasciato il segno di un culto e l’impronta precisa alla stessa città. Analizziamo gli elementi.
  

È iniziato il 31 dicembre 2009 il 119° Anno santo giacobeo o compostelano. Secondo il privilegio di papa Callisto II (1120), s’indice ogni volta che la festa di san Giacomo, 25 luglio, cade di domenica.
  

La cattedrale di Santiago è l’origine e il fondamento della città, nonché il centro del suo urbanesimo. Costruita nel corso di secoli, è opera di molti autori e abbraccia diversi stili architettonici, la cui varietà è più evidente all’esterno, che dà su quattro belle piazze, ognuna con il suo particolare carattere; gli esterni, dunque, sono tanto maestosi quanto l’interno e a questo contribuiscono non solo i suoi volumi architettonici, ma anche la ricchezza delle sue sculture. Tutta la primitiva costruzione romanica era carica di simbologie, oggi non più leggibili, ma è possibile in parte ricostruirne i significati simbolici grazie alla "Guida del Pellegrino" contenuta nel Codex Calistinus.

La pianta originaria dell’XI sec. ha la struttura classica delle chiese di pellegrinaggio dell’epoca, come S. Martino di Tours e S. Sernin di Tolosa: sono di grande ampiezza e con le navate che si prolungano nel deambulatorio dell’abside in modo che i pellegrini possano fare il giro di tutta la chiesa. La cattedrale di Santiago è a croce latina con tre navate separate da colonne e un transetto, e la parte terminale è circondata da una corona di cappelle che danno su un grande deambulatorio che avvolge l’altare maggiore, sotto il quale vi è l’urna con i resti dell’apostolo Giacomo. L’elemento spettacolare della Cappella maggiore è il baldacchino in legno dorato, appoggiato su colonne rifinite da figure di angeli e ghirlande di fiori, mentre il soffitto è a cassettoni.

L’immensa cattedrale con la statua di san Giacomo al centro.
L’immensa cattedrale con la statua di san Giacomo al centro (foto Marcato). 
Tutte le foto del dossier si devono a chi ha effettuato il Cammino: 
grazie di cuore a Severino Marcato e Paolo Bernardotti!

L’esterno

La facciata principale della cattedrale, detta dell’Obradoiro, è un capolavoro dell’arte barocca che nasconde, protegge e serve da anticamera al Portico della gloria. I lavori iniziarono nel XVI sec., ma solo un secolo più tardi fu realizzata la doppia scalinata e altri 150 anni ci vollero per il progetto della facciata, concepita come una grande pala d’altare in pietra. L’ampiezza della piazza permette di contemplare questo complesso in tutta la sua bellezza, con il gioco di luci e ombre potenziato dal movimento di volte, archi, balaustre, pinnacoli e altri elementi decorativi tipici del barocco. Al centro, in una nicchia, vi è l’immagine di san Giacomo pellegrino.

La facciata della piazza di Platerìas, invece, è ciò che resta delle antiche facciate romaniche. Fu realizzata all’inizio del 1100, ma alcune sculture e rilievi provengono da altre parti della cattedrale e ciò spiega le differenze di dimensione e di stili. Al centro vi è Cristo benedicente, in piedi, con una corona reale in testa; sotto di lui sono riconoscibili Abramo e Mosè, David e i santi Giovanni, Pietro e Giacomo. Sui timpani vi sono episodi della vita di Gesù, tra cui le tre tentazioni con gli angeli che imbandiscono una mensa alla presenza della corte celeste, scene della passione e l’adorazione dei Magi.

La statua di san Giacomo al centro.

Al lato opposto, dalla piazza dell’Azabacheria si accede alla zona nord della cattedrale; la porta era dedicata a Dio Padre e aveva una serie di formelle con il ciclo della creazione di Adamo ed Eva: c’era anche un’annunciazione con Maria-nuova Eva. È chiaro il programma iconografico: i pellegrini provenienti dal cammino francese, dopo essersi lavati in una grande fontana, entravano da nord e uscivano a sud: dalla caduta dell’uomo, attraverso le tappe della vittoria di Cristo sul peccato e la sua passione, si giunge alla salvezza finale.

Vi è, infine, la piazza della Quintana, su cui si apre la Porta santa, che dà sul deambulatorio della chiesa; sopra l’architrave interno si trova la decima croce della dedicazione della cattedrale, mentre negli stipiti laterali si possono vedere due croci semplici sulle quali i pellegrini sono soliti passare le dita bagnate di acqua benedetta. Sotto la croce si legge un cartiglio che spiega in quale luogo noi stiamo per mettere piede: Ecce domus Dei et porta coeli, mentre attorno alla croce una scritta dice: «In tutte le parti si segna con la croce questo tempio al momento della dedicazione, in tutte le parti il crocifisso ci riunisce e ci unisce». La croce, infatti, è il simbolo dell’unità degli estremi: in essa si congiungono cielo e terra, spazio e tempo; le sue quattro dimensioni alludono all’universalità della salvezza.

Un segnavia del Cammino.
Un segnavia del Cammino (foto Bernardotti).

In Gregorio di Nissa e Agostino si trova già un’interpretazione cosmologica della croce e qui vi sono anche altri elementi simbolici di natura cristologica, come l’Alfa e l’Omega (Cristo principio e fine dell’universo) e il sole e la luna, cioè la partecipazione del creato alla tragedia del suo Creatore. All’esterno la Porta santa è incorniciata da una monumentale facciata barocca, strutturata come una pala d’altare le cui nicchie, nella parte inferiore, contengono 24 sculture romaniche provenienti dall’antico coro di pietra, mentre nella parte superiore vi è un’altra immagine di san Giacomo con ai lati i suoi discepoli Teodosio e Attanasio, vestiti da pellegrini.

Il Portico della gloria

Oltre la scalinata, dopo aver oltrepassato la facciata dell’Obradoiro si apre il Portico della gloria, che per la complessità delle immagini richiede un’attenta lettura iconografica e iconologica. La scultura medievale aveva come obiettivo quello di mostrare visivamente ai credenti i dogmi e gli insegnamenti contenuti nelle Sacre Scritture e negli altri testi della tradizione cristiana. Il "racconto" raffigurato nel Portico della gloria si ispira al testo dell’Apocalisse anche nel suo progetto architettonico. Infatti il portico non era dotato di porte – le attuali sono barocche – in segno di fedeltà ad Ap 21,25 che, riferendosi alla Gerusalemme celeste, dice: «Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno, perché non vi sarà più notte».

L'arrivo dei pellegrini.
L’arrivo dei pellegrini (foto Bernardotti).

Siamo di fronte a una summa di spiritualità e catechesi che aiuta a comprendere il valore simbolico della cattedrale di Santiago come immagine della Gerusalemme celeste, alla quale accorrono in pellegrinaggio tutti i popoli del mondo per venerare le reliquie dell’apostolo e cantare le meraviglie del Signore. Questo è anche confermato dalla presenza dei 24 anziani raffigurati nell’archivolto dell’arco centrale, che sembrano conversare tra loro: alcuni reggono degli strumenti musicali, altri hanno dei calici in mano, secondo la citazione di Giovanni: «I quattro esseri viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all’Agnello, avendo ciascuno una cetra e coppe d’oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi, e cantavano» (5,8-9).

Il timpano centrale è dominato dalla figura di Cristo in maestà ispirato a Ap 1,1-18: le vesti e la postura indicano la sua divinità, mentre le piaghe ben evidenti delle mani e dei piedi il suo carattere di uomo che soffre e muore: intorno a lui gli evangelisti e otto angeli con gli strumenti della passione. L’umanizzazione della figura di Cristo è in sintonia con la nuova sensibilità sviluppata in Occidente nel corso del XII sec.: non più la distante e severa immagine del giudice dell’iconografia tradizionale romanica, ma un Cristo compassionevole e buono, che mostra sereno la sua vittoria sul male e sulla morte; presso il trono, due angeli con gli incensieri rendono omaggio al loro Sovrano (Ap 8,3-4).

Statua di san Giacomo sulla colonna centrale del Portico della gloria.
Statua di san Giacomo sulla colonna centrale del Portico della gloria (foto Censi).

Nell’arco sinistro è raffigurato il popolo ebreo, che aspetta l’avvento del Messia, mentre nella chiave di volta si trova il Salvatore, sceso al Limbo, con ai lati Adamo ed Eva e, dietro loro, i giusti dell’Antico Testamento. Nell’arco a destra c’è il giudizio finale: Dio Padre e Cristo con a destra i giusti, condotti verso la gloria dagli angeli, e a sinistra i dannati. La parte superiore delle colonne comprende profeti, apostoli e diversi personaggi dell’Antico e del Nuovo Testamento, tra cui Daniele, Mosè, Isaia, Geremia, Pietro, Paolo e Giovanni. Sopra la colonna centrale è situato san Giacomo: il santo, con la tunica, i piedi scalzi e il bastone del pellegrino, è seduto su una sedia appoggiata a due leoni; nella mano destra regge una pergamena, dove si legge «misit me Dominus»: è il patrono della chiesa che accoglie i pellegrini, poggiando su Cristo come fondamento e indirizzandoli al Cristo Giudice effigiato nel timpano.

Alto 1,60 m, pesante più di 50 kg, ecco il Botafumeiro, l'incensiere più grande del mondo.
Alto 1,60 m, pesante più di 50 kg, ecco il Botafumeiro,
l’incensiere più grande del mondo (foto Bernardotti).

Sulla colonna è scolpito l’albero di Jesse con la genealogia di Gesù; sono infatti visibili, fra decorazioni e motivi vegetali, Jesse, David, Salomone e la Vergine Maria. La colonna è rifinita da un capitello con la Trinità e la tradizione vuole che si appoggino le cinque dita della mano destra in altrettanti incavi della colonna per chiedere aiuto al santo.

Micaela Soranzo
membro della consulta dell’ufficio liturgico della Cei 
e dell’Associazione professori e cultori di liturgia
  

Bibliografia

Iglesias-Perrin, La cattedrale di Santiago. Guida artistica Edilesa 2004, Leòn; Unceta M., La cattedrale di Santiago di Compostela, Ediciones Aldeasa 2004; Piva P. (a cura di), L’arte medievale nel contesto 300-1300. Funzione, iconografia, tecniche, Jaca Book 2006, Milano.

Segue:  Il nostro cammino

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